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Mariposa school Training Manual - Capitolo 15 Insegnare al bambino a definire -Tact- oggetti e figure Stampa E-mail

Traduzione a cura di Giorgio Antonioli – Revisore: Maria Grazia Ordanini


Mariposa School - Training Manual Italiano iocresco_Cap15 Appena il bambino riesce a chiedere (mand) un buon numero di cose, gli istruttori devono incominciare a introdurre nuovi esercizi di mand. Il numero di esercizi  che costituiscono un’opportunità per il mand devono essere gradualmente aumentati, e per ogni nuovo esercizio deve essere fornito un prompt completo affinché il bambino rimanga in una fase positiva. Prompt completo significa che l’istruttore deve aiutare il bambino a rispondere correttamente in ogni maniera possibile.

Per esempio, se state insegnando un’imitazione motoria o un’istruzione identificativa (receptive), muovete fisicamente il corpo del bambino per compiere l’azione e rinforzate la riuscita dell’imitazione. In seguito rimuovete gradualmente il prompt fisico fino a quando il bambino non riesce a compiere l’azione o eseguire l’istruzione in modo spontaneo.

Aggiungete man mano esercizi differenti nel passaggio dalla risposta stimolata a quella spontanea. Nell’ambito del mand è solitamente meglio introdurre prima esercizi di imitazione motoria e di collegamento, semplici istruzioni identificative e distinzioni di oggetti.

Per gli apprendenti agli inizi (bambini che stanno imparando a comunicare), la maggior parte dell’insegnamento deve restare nell’ambito di attività che il bambino trova piacevoli.

Per esempio, potete insegnare l’imitazione motoria muovendo le dita mentre cantate o giocando. Il bambino può imparare a distinguere i giocattoli riordinandoli quando ha finito di usarli, e a distinguere le figure leggendo libri. Istruzioni semplici come “tocca” o “dammi” possono essere impartite insegnando al bambino a toccare un rinforzatore o chiedendogli di restituirvelo. Come discusso in precedenza, insegnare ad un bambino a restituire i rinforzatori è una parte importante dell’insegnamento delle richieste, ed è necessario per usare detti rinforzatori a scopo didattico.

Il secondo tipo di comunicazione funzionale (comportamento verbale) che vogliamo insegnare al bambino riguarda la denominazione (tact) degli oggetti con cui è in contatto. Mentre la richiesta giova al bambino permettendogli di ottenere quello che vuole, il tact non porta allo stesso tipo di rinforzo. In altre parole, il bambino dice il nome di qualcosa non perché la vuole, ma perché un istruttore gli ha chiesto come si chiama o più semplicemente perché è venuto a contatto con essa e questo comportamento è stato rinforzato.

Si considera “tact puro” l’uso del linguaggio per denominare o descrivere qualcosa con cui ci si trova a contatto. Per esempio, se un bambino dice “Questa è la mia mamma” guardando una foto della madre, sta operando un tact. Nella vita reale i bambini mostrano raramente “tact puri”. In altre parole, non “etichettano” semplicemente perché vengono in contatto con gli oggetti ma piuttosto perché vogliono che le persone che li circondano notino qualcosa o prestino loro attenzione. Ad esempio, un bambino di due anni che sta guardando un libro insieme alla madre e dice “Cavallo!” indicando il cavallo e guardando la madre.

Questo comportamento verbale assolve due funzioni, la denominazione (tact) e la richiesta (mand) di attenzione. Infatti può sembrare abbastanza strano il fatto che un bambino entri in una stanza ed inizi a denominare spontaneamente tutte le cose che vede. Sfortunatamente questo è quello che a volte si verifica nei bambini autistici quando accidentalmente il tact spontaneo e la richiesta di attenzione vengono insegnati separatamente.

Di solito i bambini in fase di sviluppo iniziano a denominare le cose intorno a loro nelle prime fasi dell’acquisizione del linguaggio. Normalmente non lo fanno quando sono soli in una stanza o solo perché vedono qualcosa, ma per attirare l’attenzione di genitori o babysitter sull’oggetto. L’attenzione che il bambino riceve per questo comportamento rinforza questo tipo di tact, ed è importante considerare questo punto. Se vogliamo che il bambino definisca spontaneamente le cose con cui entra in contatto, dobbiamo rinforzarlo con la nostra presenza e la nostra attenzione.

Per imparare cose nuove tra cui oggetti o azioni che possono non interessare al bambino, è importante che il bambino impari a denominare le richieste. Spesso è meglio trasferire le prime denominazioni (tact) dalle richieste (mand).

L’autore suggerisce di aspettare che il bambino sia in grado di chiedere (mand) più cose e denominare in modo spontaneo gli oggetti intorno a lui prima di introdurre obiettivi per cui il bambino non ha ancora formulato richieste (assenza di Establishing Operation); questo perché il tact spontaneo indica un legame talmente forte tra l’atto di parlare e il rinforzo che l’atto stesso di parlare è diventato rinforzante. Inoltre indica che il team didattico è stato abbinato con successo al rinforzo con una continuità tale che il bambino trova rinforzante l’attenzione dei membri.

Nelle fasi iniziali vogliamo che il bambino impari a denominare (tact) quando sente svariate richieste come “Che cos’è questo?”, “Che cos’è quello?”, “Come si chiama questa cosa?”, e che impari anche a denominare le cose quando l’istruttore si limita ad indicarle senza porre richieste. Infine, come già discusso, vogliamo che il bambino impari a denominare gli oggetti cercando di attirare l’attenzione su di essi.

Vogliamo essere sicuri che insegnando al bambino a denominare le cose gli insegniamo a rispondere in maniera flessibile e non solo quando sente “Che cos’è questo?”. Ciò è possibile attraverso i processi di trasferimento. Appena il bambino è in grado di rispondere alla domanda “Che cos’è questo?” continuate con un’altra domanda.

Esempio:

Istruttore: “Che cos’è questa?”

STUDENTE: “Una mucca.”

Istruttore: “Come si chiama quella cosa?”

STUDENTE: “Mucca”

Questa funzione linguistica (comportamento verbale) viene insegnata allo stesso modo ai bambini in grado di parlare e a quelli che si esprimono a gesti. Tuttavia è più difficile insegnarla ai bambini che usano altre forme di comunicazione aumentativa (tavole con immagini, scambio di figure o di oggetti), perché quando il bambino denomina (tact) qualcosa opera effettivamente un collegamento. Prendiamo in considerazione il caso di un bambino che comunica con una tavola con immagini. Se l’istruttore chiede “Che cos’è questo?” tenendo in mano una palla, il bambino risponde toccando il disegno della palla sulla sua tavola. Se il bambino non riceve l’oggetto dopo averne toccato l’immagine, non si tratta effettivamente di un mand ma nemmeno di un tact, poiché il bambino sta collegando l’immagine all’oggetto attraverso un’abilità diversa dal tact.

Ci sono 4 modi di base per insegnare ai bambini a denominare le cose. Il primo è quello di trasferire al tact la capacità del bambino di chiedere (mand). I mand usati a questo scopo devono essere ben consolidati. In altre parole, il bambino deve chiedere in modo continuativo e spontaneo senza il prompt da svariate persone, in svariate situazioni. Se il trasferimento viene condotto prima che i mand siano fluenti è facile che il bambino concateni tra loro le risposte. Per esempio, il bambino può imparare che deve dire il nome, battere i piedi, alzarsi e ripetere il nome  per ottenere ciò che vuole.

1.    Cosa fare se il bambino riesce a chiedere molte cose ma non risponde alla domanda “Che cos’è questo?”

 

Trasferimento mand – tact – Il nome di questo processo di trasferimento è ingannevole perché al bambino viene chiesto per prima cosa di denominare l’oggetto. All’inizio il bambino si limita a chiedere l’oggetto in risposta ad una nuova domanda; tuttavia, se introduciamo prove via via diverse nel passaggio dal tact iniziale al mand il bambino imparerà a denominare l’oggetto su richiesta. All’inizio è più probabile che il bambino risponda indicando o dicendo il nome della cosa quando la vede, essendo stato abituato ad essere rinforzato dopo averla ricevuta. Assicuratevi che il bambino abbia  ben assimilato gli esercizi nel passaggio dal tact al mand. Vogliamo insegnargli una nuova abilità per volta.

Esempio:

Istruttore: (tenendo in mano uno dei rinforzatori preferiti) “Che cos’è questa?”

STUDENTE: “Palla.”

Istruttore: “Che cosa vuoi?”

STUDENTE: “La palla.”(il bambino riceve la palla e ci gioca per un po’)

Istruttore: “Dammi la palla.”

STUDENTE: <il bambino dà la palla all’istruttore (gli è stato insegnato a restituire i rinforzatori)

Istruttore: “Che cos’è questa?”

STUDENTE: “Palla.”

Istruttore: “Fai questo (colpisce la palla con un martello)

STUDENTE: <il bambino colpisce la palla> (risposta imitativa assimilata)

Istruttore: “Dammi il martello”

STUDENTE: <il bambino dà il martello> (risposta assimilata)

Istruttore: “Che cosa vuoi?”

STUDENTE: “La palla.”

Per alcuni bambini ciò è possibile anche anteponendo la prova di mand rispetto a quella di tact. Per esempio, subito dopo aver chiesto e ricevuto la palla, l’istruttore può chiedere al bambino “Che cos’è questa?”. È possibile che il bambino definisca correttamente la palla, specialmente se l’istruttore interrompe il gioco fermando la palla con la mano, ma altri bambini, che non hanno nessun desiderio o EO (Establishing Operation) per la palla, possono non rispondere.

Questo mette gli istruttori in difficoltà, perché non possiamo tirar fuori le parole di bocca al bambino per ottenere la risposta. Se l’imitazione non è sotto controllo e il bambino non risponde in questa condizione, l’istruttore stesso deve rispondere alla domanda e continuare. Per i bambini in grado di aggiungere termini mancanti questo modello domanda/risposta può diventare una sorta di esercizio di aggiunta del termine mancante.

Esempio:

Istruttore: “Che cos’è questa?”

STUDENTE: (nessuna risposta per2 secondi)

Istruttore: “Palla. Che cos’è questa?” (prompt fonemico “P”)

STUDENTE: “Palla”

Ricordate che vogliamo evitare di insegnare al bambino a NON rispondere alle richieste, quindi se in questa situazione il bambino non risponde si deve applicare una procedura di trasferimento differente.

Una seconda possibile procedura prevede l’uso di mand  ben assimilati, e richiede la presenza di due degli oggetti preferiti del bambino.

Innanzitutto stabilite per quale dei due il bambino ha il desiderio (Establishing Operation) più forte e usatelo come rinforzatore. Usate l’altro oggetto per insegnare il tact.

Esempio:

 (L’istruttore ha una caramella e un libro e ha stabilito che il bambino preferisce guardare il libro ma non rifiuterà la caramella se gli verrà offerta)

Istruttore: (solleva la caramella) “Che cos’è questa?”

STUDENTE: “Caramella”

Istruttore: “Bravo! Che cosa vuoi?” (fa vedere il libro)

STUDENTE: “Il libro”

2.    Cosa fare se il bambino è in grado di indicare le figure ma non risponde alla domanda “Che cos’è questo?”

 

Trasferimento ricettivo – tact

È facile stimolare l’identificazione di una figura o di un oggetto aiutando fisicamente il bambino a toccare l’oggetto desiderato (prompt fisico) o plasmando la risposta corretta (prompt imitativo).

Molti bambini inizieranno a denominare spontaneamente gli oggetti mentre li indicano. Se è così, la risposta identificativa può facilmente essere trasferita al tact perché è probabile che il bambino ripeterà la risposta appena data.

Esempio:

Istruttore: “Tocca la macchina”

STUDENTE: “Macchina” (indicando la macchina) Istruttore: “Che cos’è questa?”

STUDENTE: “Macchina.”

Se in questa condizione il bambino non risponde, l’istruttore può fornire il suono iniziale (prompt fonemico). Se il bambino continua a non rispondere è meglio dare la risposta completa. Ricordate di fornire il prompt a intervalli di 2-3 secondi.

3.    Cosa fare se il bambino riesce ad imitare con continuità se gli viene detto “Dì ___”, ma non risponde alla domanda “Che cos’è questo?”

 

Trasferimento imitazione – tact

Scegliete anche in questo caso una risposta ben assimilata e trasferitela in un contesto nuovo.

Esempio:

Istruttore: “Dì macchina”

STUDENTE: “Macchina.”

Istruttore: “Che cos’è questa?”

STUDENTE “Macchina.”

 

4.    Cosa fare se il bambino riesce ad aggiungere termini mancanti in numerose attività ordinarie, ma non risponde alla domanda “Che cos’è questo?”

 

Trasferimento termine mancante – tact

Se il bambino ha già dimestichezza con i termini mancanti, queste risposte possono essere trasferite al tact. Ricordate che il termine mancante non necessita una risposta da parte del bambino, quindi è spesso più facile da usare e serve ad evitare troppe richieste nella prima fase di insegnamento del linguaggio.

Appena il bambino riesce ad aggiungere il termine mancante con continuità, iniziate il trasferimento al tact.

Esempio:

Istruttore: “Ci laviamo le mani nel ______”

STUDENTE: “Lavandino.”

Istruttore: “Che cos’è questo?”


icon Cap15 - Insegnare al bambino a denominare -Tact- oggetti e figure (158.92 kB)


Disclaimer - Avviso

Si ringrazia Mariposa School per aver concesso la libera traduzione e pubblicazione di questo manuale.

Questo documento è stato tradotto da soggetti non direttamente collegati alla Mariposa School, Mariposa non garantisce o assicura che I contenuti tradotti rappresentano con accuratezza l’originale.

the document was translated by a party unrelated to Mariposa and as a result, Mariposa makes no guarantees or assurances that the translated content accurately represents the original.

Il manuale completo originale è scaricabile al link: Training Manual – Entire Manual

 

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