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Mariposa school Training Manual - Capitolo 27 Insegnare al bambino a capire e usare il linguaggio astratto Stampa E-mail

Traduzione a cura di Giorgio Antonioli – Revisore: Silvia Mazzobel 

Mariposa School - Training Manual Italiano iocresco_Cap27

Alcuni bambini autistici imparano a chiedere (mand), identificare (receptive) e denominare (tact) azioni ed oggetti concreti con relativa facilità, ma mostrano una difficoltà ben maggiore ad imparare altre parti del discorso che si possono considerare “astratte”, come aggettivi, avverbi, preposizioni e pronomi. Esistono varie teorie sul perché queste “parti del discorso” risultano per i bambini autistici più difficili da apprendere, ma ciò può essere dovuto alla natura “relazionale” o “relativa” di questi termini. Ovvero, le parole usate cambiano a seconda dei termini di paragone, del punto di vista del locutore o dell’interlocutore. Per esempio, un albero è considerato “più grande” se visto accanto ad un cespuglio, ma “più piccolo” accanto ad un grattacielo. Una palla ferma “sul” pavimento può anche essere “accanto” ad una sedia, ma, a seconda del punto di vista dell’osservatore, la posizione dei due oggetti può apparire molto diversa. Se mi rivolgo una donna uso “tu/Lei”, ma se della stessa donna sto parlando a qualcun altro uso “lei”. È facile vedere come i bambini possano confondersi! In termini di comportamento, è più difficile ottenere il controllo dello stimolo quando questo cambia continuamente.

Come per altre parti del discorso, i risultati migliori si ottengono partendo dalle motivazioni o desideri (establishing operation) del bambino per insegnargli a chiedere (mand) qualcosa usando le parti del discorso in questione. Appena il bambino riesce a formulare richieste (mand) con queste parole in modo spontaneo, gli si può insegnare ad identificarle (receptive) e denominarle (tact) con maggiore facilità grazie a procedure di trasferimento. Analizzeremo ora ogni parte del discorso per determinare come si possa manipolare la motivazione del bambino a richiedere (mand) usando questi “termini astratti”. È importante ricordare che le domande usate per ottenere le risposte, così come gli oggetti di riferimento, sono parte delle condizioni stimolanti che specificano quale risposta verrà data.

Aggettivi - Dopo sostantivi e verbi, gli aggettivi sono di solito la parte del discorso insegnata successivamente ai bambini. Gli aggettivi sono parole che descrivono proprietà dei sostantivi e includono percezioni uditive, tattili, gustative, visive ed olfattive. Ci sono alcuni concetti fondamentali da considerare quando si insegnano gli aggettivi ai bambini autistici. Per prima cosa, assicuratevi di insegnare al bambino a descrivere le proprie sensazioni. Inoltre, siate sicuri che il bambino individui la caratteristica giusta. Infine, evitate che il bambino concateni le risposte o usi in modo inappropriato gli aggettivi e partite dalla sua motivazione o desiderio per gli oggetti per insegnargli a chiedere con gli aggettivi per poi trasferirli ad altre funzioni (operanti verbali).

È importante capire che il bambino autistico può provare sensazioni in modo atipico. Per esempio, quello che per noi è un odore “dolce” per lui può essere “cattivo”. Quindi, per insegnare gli aggettivi, è importante essere consci di come il bambino risponderà ad una particolare percezione e descrivere appropriatamente la sua reazione. Ricordate che per insegnare gli aggettivi si può anche insegnare al bambino a richiedere (mand) cambiamenti nell’ambiente circostante dicendoci come percepisce le situazioni. Proprio come un adulto può dire “Ho freddo” per chiedere a qualcuno di alzare il riscaldamento, al bambino si può insegnare a dire “Troppo rumore!” per chiedere alle persone intorno a lui di fare più piano. Un abbraccio che a noi può fare piacere può irritare il bambino. Quando il bambino riesce ad identificare queste sensazioni o richiedere un cambiamento può esercitare maggior controllo sull’ambiente che lo circonda e comunicare con mezzi diversi da comportamenti negativi.

Per cominciare l’insegnamento degli aggettivi è importane che gli oggetti siano identici in tutto tranne nel descrittore in questione. Molti bambini autistici hanno difficoltà a rispondere su più proprietà dello stesso oggetto, e usando oggetti che differiscono per più proprietà per insegnare un concetto non possiamo essere sicuri che il bambino individui quella giusta. Per esempio, se usiamo una grande palla a strisce e una piccola palla a stelle per insegnargli “grande” e “piccolo”, il bambino può credere che “grande “ significhi “a strisce” e “piccolo” significhi “a stelle”. Dovremmo usare due palle con lo stesso colore e motivo ma di diverse dimensioni.

È importante assicurarsi di usare più oggetti in varie combinazioni per insegnare gli aggettivi affinché il bambino non impari  accidentalmente ad usare l’aggettivo per chiedere l’oggetto, o non riconosca erroneamente il nome dell’oggetto che vuole nell’unione di sostantivo e aggettivo. Per esempio, il bambino non deve iniziare a dire “blu” per chiedere una “palla blu” o a dire “palla blu” per chiedere tutte le cose blu. Per evitare ciò dovremmo insegnare al bambino a chiedere una palla blu, rossa o gialla, ma anche una tazza blu, rossa o gialla. È infatti necessario cercare di ottenere abbastanza rapidamente la nuova risposta con una differente combinazione. Un altro modo per evitare questa confusione è iniziare combinando gli aggettivi solo con le richieste (mand) più consolidate o quelle che il bambino formula in modo continuativo e spontaneo. È altrettanto importante insegnare al bambino in quali condizioni deve usare gli aggettivi. Per esempio, di fronte a due tazze, è importante che descriva quella che vuole con gli aggettivi, ma di fronte ad una sola tazza l’uso degli aggettivi risulterebbe inappropriato. Non vogliamo che il bambino cominci ad usare gli aggettivi tutto il tempo per formulare richieste e denominazioni

sull’ambiente circostante, altrimenti la sua comunicazione suonerebbe innaturale. Pensate al bambino che chiede al compagno una “matita gialla lunga e appuntita” perché la sua si è rotta: sarebbe meglio chiedere una semplice matita.

Per insegnare al bambino le richieste con gli aggettivi partendo dal suo desiderio o motivazione, iniziate offrendogli due o più scelte dell’oggetto desiderato e chiedendogli di chiarire la sua richiesta (mand) per mezzo di aggettivi. Quando il bambino impara ad usarli in modo appropriato, trasferiteli alle risposte di denominazione (tact). È utile stimolare lo stesso senso che percepisce l’aggettivo nello stimolo discriminativo o la domanda posta al bambino durante il trasferimento alla risposta di denominazione (tact). Per esempio, dopo che un bambino ha chiesto spontaneamente la palla dura, chiedetegli “Com’è la palla?” e/o “Che sensazione hai?” per insegnargli il tact della parola “duro” (è importante riuscire a rimuovere il sostantivo dallo stimolo discriminativo per far capire che non stiamo chiedendo il nome dell’oggetto). Poi usate la domanda “Che tipo di palla?” o lo stimolo discriminativo “Descrivi questa palla” per insegnare al bambino a combinare sostantivo e aggettivo in un tact di due parole.

Le risposte identificative contenenti aggettivi possono essere insegnate quando si mettono a posto i giocattoli o quando un oggetto è necessario per un’attività. Per esempio, l’istruttore può chiedere “l’asciugamano grande” per asciugarsi le mani o chiedere al bambino di trovare la “macchina piccola” mettendo a posto i giocattoli (nota: solo in presenza di più oggetti è necessaria tale specificazione). Altri scelgono di insegnare gli aggettivi prima nelle risposte identificative (indicare, dare, toccare), trasferendoli poi al tact (denominare). È meno importante insegnare le funzioni (operanti) in un certo ordine che determinare la funzione per la quale è più probabile ottenere una risposta giusta da trasferire agli altri operanti.

Per insegnare al bambino a dare risposte sulle associazioni CFC gli insegniamo, in qualche caso, aggettivi. Alcune persone non si preoccupano di accertare che il bambino abbia imparato l’aggettivo nel mand e nel tact prima di insegnarglielo come caratteristica, ma può essere importante per evitare che la risposta venga memorizzata meccanicamente. Per esempio, sarebbe meglio insegnare al bambino a chiedere e/o denominare “caldo/freddo” prima di insegnargli a rispondere a “Qualcosa di freddo è (il gelato)”. Quando il bambino impara i contrari risponde con gli aggettivi in modo intraverbale (senza riferimenti visivi). Per usare l’esempio di sopra, se il bambino imparasse a rispondere “Freddo” alla domanda “Come senti il gelato?” in assenza del gelato, questa sarebbe una risposta intraverbale. Saper denominare (tact) “freddo” è importante per evitare la memorizzazione meccanica della risposta.

I professionisti sono in disaccordo sull’insegnamento degli aggettivi a coppie di opposti. Alcuni temono di aumentare la confusione del bambino, altri pensano che questo lo aiuterebbe ad imparare il valore relazionale dei termini. Le coppie più semplici come “grande/piccolo”, “bagnato/asciutto”, “caldo/freddo”, “lungo/corto” sembrano facili da insegnare ma non è sempre necessario. Il contrario di alcuni aggettivi come “brillante” o “sfocato” non è chiaro. Si possono insegnare aggettivi isolati con esempi e non-esempi dell’aggettivo in questione se il bambino ha difficoltà ad impararli insieme. A pensarci, la maggior parte degli oggetti che piacciono ad un bambino si può trovare in altre forme che permettono l’insegnamento degli aggettivi. Di seguito alcune idee per combinare gli aggettivi con gli oggetti desiderati.

  1. Grande/piccolo, lungo/corto, striato/uniforme, pieno/vuoto e diversi palloncini colorati.

  2. Bagnato/asciutto e sabbia di diversi colori.

  3. Morbido/duro, molle, ruvido/liscio e diversi palloni colorati.

  4. Lungo/corto, lucido/opaco e diversi nastri colorati.

  5. Rotelle o ruote di diverse dimensioni e colori.

  6. Trottole di diverse dimensioni e colori.

  7. Magro/grasso, grande/piccolo, alto/basso, morbido/duro, molle, appiccicoso e immagini dei suoi animali preferiti da libri e video.

  8. Succhi di frutta di diverso tipo e a diversa temperatura in tazze di diverse dimensioni e colori.

  9. Fare il bagno o lavarsi le mani in acqua a diverse temperature. Sciogliete pastiglie colorate nell’acqua per cambiarne il colore. Pastelli o evidenziatori di diversi colori, carta, pongo e matite o pastelli appuntiti/spuntati per i bambini più creativi.

  10. Diversi tipi di biscotti o gelati.

Insegnare una sufficiente varietà di esempi per generalizzare le risposte corrette non è sempre possibile. È necessaria un’ampia varietà di oggetti. L’insegnamento di receptive e tact può essere impartito per assicurare un numero sufficiente di esempi. Vengono impiegati per prima cosa due oggetti identici e si chiede al bambino di identificare (receptive) e denominare (tact) più esempi. Appena ha ottenuto il controllo sugli oggetti identici, insegnategli a denominare (tact) oggetti non identici per mezzo di aggettivi.

È importante assicurarsi di insegnare anche le diverse sfumature di un particolare aggettivo. Per esempio, per insegnare “rosso”, insegnate un’ampia varietà di sfumature di rosso per accertare la capacità del bambino di generalizzare il tact. Per insegnare il concetto di dimensione, assicuratevi di insegnare che un oggetto può essere “grande” rispetto ad un altro, ma “piccolo” rispetto ad un terzo.

Iniziamo con l’insegnare aggettivi il più possibile diversi tra loro (contrari), per poi confrontare le differenze più piccole. Appena il bambino riesce a denominare (tact) i contrari gli si possono insegnare i comparativi (grande, più grande) e i superlativi (grande, più grande, grandissimo) 

Preposizioni- Le preposizioni sono parole che descrivono la posizione dei sostantivi e sono sempre in relazione con un altro oggetto. Sono tra le parti del discorso più difficili da insegnare ai bambini autistici. Ciò può essere dovuto al fatto che la stessa parola può avere valore diverso a seconda dell’oggetto cui fa riferimento e il punto di vista di parlante e ascoltatore. Inoltre, la stessa posizione può essere descritta in termini diversi. In termini comportamentali, è difficile ottenere il controllo degli stimoli perché gli stimoli multipli (oggetti di riferimento, altri oggetti presenti, domanda) controllano la risposta e molti di essi variano nettamente.

Per rendersi conto delle difficoltà che un bambino può avere nell’imparare le preposizioni, fate un piccolo esperimento a casa. Mettete un oggetto in una certa posizione e chiedete a più persone di descriverla uno ad uno. Probabilmente  ognuno descriverà la posizione rispetto ad oggetti differenti, così uno può dire “nell’angolo”, un altro “di fianco al divano”, un altro ancora “tra il divano e il muro” e un quarto “vicino al divano”. Tutte le risposte possono essere corrette, ma sono tutte diverse! Un altro motivo di confusione può essere il modo in cui usiamo le preposizioni. I più sarebbero d’accordo nel dire che saliamo “sulla” bicicletta e “in” macchina, ma saliamo “nel” carro o “sul” un carro? E il treno? L’altalena? Camminiamo “nell’erba” o “sull’erba”? I pesci nuotano “in acqua” o “sott’acqua”? Molte persone non sono continue nell’uso delle preposizioni e un bambino può sentire diverse parole da diverse persone per descrivere la stessa posizione di un oggetto.

Un modo per aiutare il bambino a capire ed usare correttamente le preposizioni è quello di mantenere la continuità tra gli istruttori. Il gruppo dovrebbe concordare l’uso di dati termini per oggetti specifici come quelli sopramenzionati. Un’altra importante considerazione è che le preposizioni devono essere sempre combinate con un oggetto per insegnare la posizione. Per esempio, insegnate “dentro la scatola” e “fuori dalla scatola” piuttosto che “dentro” e “fuori” da soli. Mentre “dentro” può da solo risultare abbastanza chiaro, “fuori” può anche voler dire “sul pavimento” se il referente non è incluso nella risposta.

Uno dei sistemi più facili per insegnare le preposizioni alla maggior parte dei bambini prevede l’uso di oggetti desiderati nella posizione in questione. Quando il bambino chiede (mand) l’oggetto, ditegli la posizione (diminuendo man mano i suggerimenti). Per esempio, se insegnate “sotto” usando una scatola rovesciata e il bambino chiede il suo orsetto Winnie Pooh, ditegli che è “sotto la scatola”. Mentre gioca con l’orsetto potete insegnargli a metterlo “sotto la scatola” o farlo saltare “oltre la scatola”. Poi tirate fuori altri oggetti come una scodella e un libro e lasciate che il bambino vi chieda (mand) di far saltare Pooh o altri personaggi “oltre il libro” o metterli “sotto la scodella”. Combinate le posizioni e i referenti per accertare la capacità del bambino di rispondere in modo flessibile. È importante trasferire le risposte a tutte le funzioni (operanti verbali) inclusi mand, receptive, tact e intraverbale (risposta al comportamento verbale degli altri)

Se al bambino piace muoversi, il posto migliore per insegnargli le preposizioni è il parco giochi. Arrampicatevi sotto e sopra le sbarre, salite e scendete dal dondolo, salite e scendete dallo scivolo, entrate ed uscite dalla casetta, passate sotto e intorno ai tunnel. Ad alcuni bambini piace dare ordini agli adulti, quindi lasciate che vi dicano dove andare (mand). Quando riescono ad usare le preposizioni a questo scopo, trasferitele ad altre funzioni.

Ad alcuni bambini piace giocare a “Trova il giocattolo” con un adulto. Per giocare a questo gioco, nascondete a turno un suo giocattolo preferito. Una persona nasconde il giocattolo e gli altri devono indovinare dove si trova in 3 tentativi. Se nessuno indovina, la persona che ha nascosto il giocattolo dice agli altri dove trovarlo. Questo gioco può essere abbastanza difficile ed è indicato per i bambini in grado di chiedere (mand) informazioni di luogo usando le domande “Dove?” e “Si trova/trovano…?” e rispondere a domande “sì/no” intraverbali ma sono ancora incerti sulle preposizioni.

Un gioco più difficile per insegnare le preposizioni ad un livello più avanzato è quello di separare due bambini e dare ad entrambi carta e pastelli. Un bambino ha il ruolo di “capo” e dice all’altro cosa disegnare e dove. Per esempio, il “capo” può dire all’altro bambino di disegnare una casa in centro pagina, un sole nell’angolo e un albero di fianco alla casa. È un gioco utile per entrambi, perché se l’altro ha delle domande deve chiedere chiarimenti al “capo”! Quando entrambi hanno terminato il proprio disegno, fate in modo che notino le differenze! Anche questo gioco è indicato per bambini in grado di chiedere informazioni usando la domanda “Dove?”.

Pronomi- Anche i pronomi sono molto difficili per i bambini autistici perché il loro uso dipende da chi si rivolge a chi, così come dal grado di conoscenza che l’ascoltatore ha del referente. Inoltre, molti bambini autistici tendono a chiamare ogni cosa con un unico nome, quindi il fatto che “mamma” possa essere chiamata anche “lei” o “tu” può irritarli. I pronomi sono spesso difficili da insegnare anche perché se vogliamo sollecitare il bambino a rispondere come ci si aspetta, spesso dobbiamo invertire il pronome. Per esempio, se insegniamo al bambino a rispondere alla domanda “Il naso di chi?” e gli suggeriamo “il mio naso”, dobbiamo dirlo anche se è il modo in cui ci riferiremmo al nostro naso e non al suo! Molti tendono a rinforzare il bambino che risponde correttamente dicendo “Esatto, è il tuo naso!”, e finiscono per confonderlo ulteriormente.

Infine, per insegnare al bambino ad usare i pronomi, dobbiamo essere sicuri che impari ad usarli correttamente sia nel tact (definendo una persona presente) sia a livello intraverbale (parlando di cose non presenti) e ad usare ulteriori forme comunicative, ad esempio indicare, per specificare il referente. Considerate un bambino che in una classe va dalla maestra e le dice “Lei ha preso la mia palla”. “Lei” è presente in classe ma la maestra non ha idea di chi sia! È importante insegnare al bambino ad indicare o almeno guardare la persona a cui si sta riferendo mentre dà una risposta di tipo tact.

Consideriamo un altro esempio: un bambino torna a casa e la madre gli chiede “Che cos’hai fatto oggi a scuola?”. Il bambino risponde: “Ho costruito un castello con lui”. La madre non ha idea di chi sia “lui”. È importante insegnare al bambino a dire il nome della persona a cui si riferisce per “stabilire il referente” prima di usare i pronomi come risposta  a livello intraverbale.

Uno degli errori più frequenti consiste nell’evitare del tutto l’uso dei pronomi a fronte della difficoltà di insegnamento ai bambini autistici. Al posto dei pronomi molte persone usano i nomi propri loro e/o del bambino. Per esempio, un genitore può insegnare al figlio a dire “Kevin vuole uscire” e naturalmente, dopo esserne stato rinforzato per anni, il bambino imparerà con grande difficoltà ad usare correttamente “io” per riferirsi a se stesso. Oppure, osservando un album di fotografie, i genitori possono insegnare al bambino a rispondere col suo nome chiedendogli “Chi è questo?” e mostrandogli una sua foto. In questo contesto la risposta dovrebbe essere “io” e non il nome del bambino.

Pronomi come “lui, lei, esso” non dovrebbero essere usati nella prima formazione linguistica, ma è importante iniziare ad insegnare al bambino a riferirsi a se stesso con “io” e “me” sin dall’inizio per evitare di dover correggere il proprio insegnamento più avanti.

Io/me

I primi pronomi che molti bambini imparano sono “io” e “me”. Di solito vengono insegnati attraverso il mand quando il bambino inizia a chiedere le cose con “Io voglio…”. “Me” può essere insegnato quando il bambino ci chiede di compiere un’azione: se per esempio vuole una spinta chiedetegli “Chi devo spingere?” e sollecitatelo a rispondere “Me”. Assicuratevi che ci siano altre persone o bambolotti in modo da consentire al bambino altre richieste con “spingere” . Raggiunta la fluidità a livello di mand, questi pronomi possono essere trasferiti con relativa facilità al tact chiedendo “Chi sto spingendo?” e suggerendo la risposta “me”, o chiedendo “Chi vuole del succo?” e suggerendo la risposta “Io”.

Mio/il mio

I possessivi “mio” e “il mio” seguono per facilità. Per prima cosa insegnate al bambino a chiedere di lasciare un oggetto che qualcuno sta cercando di prendergli. Per esempio, cercando di prendergli con gentilezza un camioncino, suggerite al bambino “il mio camioncino!” e  tirateglielo via ( proprio come fa la maggioranza dei bambini). È importante insegnare al bambino a difendere le proprie cose in questo modo, specialmente all’asilo o in ambito prescolare. È molto meglio che colpire un altro bambino o lasciargli passivamente portar via i propri giocattoli. A questo punto, mentre cercate di prendergli il camioncino, chiedetegli “Il camioncino di chi?”. Il bambino risponderà probabilmente “Il mio” a livello di tact solo perché l’ha detto poco prima. Provate a mettervi le sue scarpe per uscire e dargli le vostre per suggerire il mand “Le mie scarpe”. Il pronome “il mio” può essere insegnato sostituendolo alla combinazione “il mio + oggetto”.

Mio/tuo

È meglio non iniziare l’insegnamento di “mio” e “tuo” con istruzioni identificative (receptive). Di solito suggeriamo di insegnare risposte di tipo identificativo (indicare/toccare) e tact (denominare) al tempo stesso.

Questo perché il bambino denomina (tact) spesso l’oggetto che sta identificando (receptive). Per il trasferimento dal livello identificativo, il bambino deve indicare e denominare contemporaneamente. Ricordate che stiamo trasferendo il comportamento del bambino in un contesto nuovo che non è possibile nel caso di “mio” e “tuo”. Al contrario, questa operazione richiede l’inversione dei pronomi.

Per esempio, uno dei primi obiettivi dell’ ABLLS™-R è quello di insegnare ai bambini ad identificare parti del corpo loro e di altri. Molti usano gli stimoli discriminativi “tocca il mio naso” e “tocca il tuo naso” per insegnare questa capacità. Tuttavia, se gli chiedete “Tocca il mio naso” e lui risponde toccando e dicendo “il mio naso”, il bambino fa un uso inappropriato del possessivo che non può essere trasferito alla domanda “Il naso di chi?”. Fate invece in modo che il bambino operi il tact su parti del corpo di pupazzi, animali, immagini di persone ecc.

Il trasferimento deve riguardare il tact possessivo dell’oggetto e/o il tact della combinazione possessore/possesso. Non insegnate i possessivi finché il bambino non padroneggia molte altre abilità.

Istruttore: “Tocca il naso del cane”

STUDENTE: (tocca) e dice “il naso del cane”

Istruttore: “Giusto! Questo naso è…”

STUDENTE: “Del cane”

Istruttore: “Il naso di chi?”

STUDENTE: “Del cane”

Istruttore: “Parlami di questo”

STUDENTE: “Il naso del cane”

Più avanti, quando il bambino sarà pronto per iniziare l’apprendimento dei possessivi, si potrà usare la stessa attività per insegnargliene altri come “suo” e “sua”, che non necessitano di essere invertiti.

Le procedure didattiche per i possessivi “mio” e “tuo” includono anche le osservazioni contingenti con cui si insegna al bambino a denominare (tact) qualcosa nell’ambiente circostante seguendo il “modello dell’istruttore” ma senza riprenderlo direttamente. Questo si rivela spesso un ottimo metodo didattico per i bambini autistici, data la loro tendenza all’imitazione (ecoico/duplicativo)

Istruttore: “La mia luce è gialla” (indica la luce del bambino / stimolo fonemico “La mm”)

STUDENTE: “La mia luce è blu”

Istruttore: “Parlami di questa luce.” (indicando la luce del bambino)

STUDENTE: “La mia luce è blu.”

Continuate suggerendo la risposta “La tua luce è gialla”.

STUDENTE: “La tua luce è gialla”

Continuate finché il bambino non riesce a descrivere ogni oggetto usando il referente pronominale corretto. L’uso di “Parlami di” come stimolo discriminativo riduce gli effetti dell’inversione dei pronomi.

“Mio” e “tuo” possono essere facilmente insegnati anche nel gioco. Insegnate il bambino a dire il nome (tact) di chi è il turno. Iniziate facendo in modo che sia l’istruttore sia il bambino dicano “Il mio turno” al momento giusto, ma chiedete “Il turno di chi?” solo dopo che il bambino ha già detto “Il mio turno”. Ottenuto il pieno controllo, iniziate a dire “il tuo turno” ogni volta che tocca al bambino e stimolatelo a fare lo stesso quando tocca a voi. Quando il bambino riesce a dire “il tuo turno” con continuità e in modo spontaneo, passate al tact chiedendo “Il turno di chi?” seguito dalla prima risposta. Ottenuto il controllo di entrambe le risposte, combinatele.

Ad un certo punto il bambino avrà bisogno di imparare ad invertire i pronomi, ma dovrà prima averne acquisito la padronanza. Insegnategli un pronome per volta, e ricordate di indurlo a ripetere prima che risponda.

Per esempio, dite al bambino “Tocca le tue ginocchia” e chiedete “Le ginocchia di chi?” suggerendo la risposta “Le mie”. Aspettate che il bambino ripeta e rifategli la domanda per ottenere una risposta spontanea. Appena il bambino riesce a rispondere “Il mio” in modo continuativo e spontaneo, passate a “Il tuo”.

Istruttore: “Tocca il mio naso.”

STUDENTE: (tocca il naso dell’istruttore)

Istruttore: “Il naso di chi? Dì ‘il tuo’”.

STUDENTE: “Il tuo.”

Per alcuni bambini, è più facile aspettare di aver insegnato a chiedere (mand) informazioni con “Di chi?” e “Chi?” prima di insegnare loro i pronomi in rapporto a queste richieste.

Per esempio, mettete la caramella preferita del bambino sul pavimento, stimolatelo a chiedere “La caramella di chi?” e rispondete “È la tua!/ È la tua caramella!”. Imparerà in fretta il significato di “tuo”. Continuate chiedendo “Di chi è la caramella” dopo che avete risposto alla sua domanda, e stimolatelo a rispondere “mia”. Ogni volta che chiede “La caramella di chi?” dite “È la mia caramella” e prendetela, o chiedetegli di darvela (Attenti a non lasciarvi tentare!). Chiedete “La caramella di chi?” e suggeritegli la risposta “Tua”. Naturalmente se al bambino non piacciono le caramelle  andrà bene qualunque altro oggetto rinforzante.

Suo/sua/nostro

Anche questi sono possessivi, e hanno il vantaggio di non richiedere, nella maggior parte dei casi, inversione tra l’istruttore e il bambino. Sono usati a livello intraverbale o di tact per dare risposte su condizioni di possesso. Come descritto sopra, possono essere insegnati con le parti del corpo. Suggeriamo di insegnare al bambino anche ad indicare il referente, se si sceglie questo metodo didattico.

(figura di un ragazzo, una ragazza e un cane)

Istruttore: “Tocca la sua camicia” (suggerimento con 0 secondi di ritardo)

STUDENTE: (tocca la camicia del ragazzo)

Istruttore: “Tocca la sua camicia” (senza suggerimento)

STUDENTE: (tocca la camicia del ragazzo)

Istruttore: “Questa camicia è…”

STUDENTE: “Sua.”

Istruttore: “La camicia di chi?”

STUDENTE: “Sua.”

Continuate con altri possessivi per la ragazza e il cane. I possessivi possono essere insegnati anche insieme ai pronomi personali.

(figure di persone svolgenti varie attività con oggetti)

Istruttore: “Trova ‘Lui suona la sua chitarra’”.

STUDENTE: (indica e dice) “Lui suona la sua chitarra”

Istruttore: “Che cosa succede?”

STUDENTE “Lui suona la sua chitarra”

Istruttore: “Trova ‘Lei suona la sua chitarra’”.

STUDENTE: (indica e dice) “Lei suona la sua chitarra”

Istruttore: “Che cosa succede?”

STUDENTE “Lei suona la sua chitarra”

I possessivi plurali si possono insegnare in modo simile, attribuendo a due o più persone il possesso di un oggetto. Per esempio “Stiamo lavando la nostra auto” o “Stanno pulendo la loro casa”. I possessivi singolari e plurali dovrebbero essere insegnati anche insieme, perché il bambino possa rispondere in modo flessibile (es. Loro stanno giocando con il suo cane. Lei sta pulendo la loro casa)

Io/tu/lui/lei/noi/voi/loro

Questi sono pronomi personali soggetto. In altre parole si riferiscono al soggetto di una frase che denomina (tact) un oggetto  visibile, oppure vengono usati a livello intraverbale una volta che il referente o la persona di cui si parla è già stato denominato.

Se il bambino ha un giocattolo preferito, ditegli che volete giocarci ma ce l’ha qualcun altro, poi stimolatelo a chiedere “Chi?”. Sono necessari interlocutori di entrambi i sessi.

Inizialmente indicategli che “lei/lui” ha il giocattolo, poi eliminate l’indicazione. Quando il bambino riuscirà a trovare la persona giusta basandosi sul pronome dato, trasferite questo al tact chiedendo “Chi ha il giocattolo?”. Assicuratevi che nei primi tempi il bambino risponda a parole e indicando, e che si rivolga all’istruttore con il pronome “tu” se è lui ad avere il giocattolo. Quando il bambino avrà acquisito il pieno controllo di “Lui/Lei” date l’oggetto a varie persone e suggerite la risposta corretta a seconda dell’interlocutore del bambino e di chi ha il giocattolo.

[un maschio, una femmina e il bambino si passano uno dei suoi giocattoli preferiti (luce)]

Istruttore: (dà il giocattolo al maschio) “Dimmi chi ha la luce.”

STUDENTE: (indica il maschio ma guarda l’istruttore) “Lui.”

Istruttore: “Dillo a lui.”

STUDENTE: “Tu hai la luce”

Istruttore: (dà la luce al bambino) “Chi ha la luce?”

STUDENTE: “Io”

Istruttore: (dà la luce alla femmina) “Chi ha la luce?”

STUDENTE: (indica la femmina, guarda l’istruttore) “Lei”

Istruttore: “Dillo a lei.”

STUDENTE: “Tu hai la luce.”

Notate che al bambino è suggerito di pronunciare una frase completa in risposta a “Dillo a…” piuttosto che un semplice sintagma, per evitare di insegnargli inavvertitamente a comunicare con “Tu” o “Lui”.

Un altro sistema per insegnare i pronomi personali soggetto è quello di insegnare al bambino ad identificare (receptive) e al tempo stesso denominare (tact) figure di animali di entrambi i sessi. Assicuratevi di combinare tra loro tutte le parti del discorso (verbi, aggettivi ecc.) per applicare le risposte a vari tipi di frase.

(L’istruttore ha immagini di uomini e donne che svolgono diversi lavori. Il bambino ha già imparato le risposte attraverso le associazioni CFC e il trasferimento inverso)

Istruttore “Tocca, lui spegne gli incendi.”

STUDENTE: (tocca il pompiere e dice)

“Lui spegne gli incendi.”

Istruttore: “Parlami del pompiere.”

STUDENTE: (indica e dice) “Lui spegne gli incendi.”

Istruttore: “Tocca, lei ha una pompa.”

STUDENTE: (tocca il pompiere donna e dice) “Lei ha una pompa”

Istruttore: “Parlami del pompiere donna”

STUDENTE: (indica e dice) “Lei ha una pompa.”

Istruttore: “Trova, lei ha un cappello giallo.”

STUDENTE: (tocca e dice), “Lei ha un cappello giallo.”

Istruttore: “Parlami del pompiere donna.”

STUDENTE: ( indica e dice), “Lei ha un cappello giallo.”

Quando il bambino saprà rispondere correttamente, riducete i suggerimenti e dite solo “Parlami di questo pompiere”. Il bambino può dare diverse risposte, ma assicuratevi che usi il pronome giusto.

Per insegnare i pronomi plurali, dite al bambino che alcune persone stanno andando nel suo luogo preferito (parco) e sollecitatelo a chiedere “Chi?”. Rispondete “Noi! Mettiti le scarpe!”. Passate al tact chiedendo “Chi sta andando al parco?” e suggerendo “Noi.” Arrivati al parco, cercate altri bambini che giocano in posti diversi e chiedete “Chi sta andando sull’altalena?” suggerendo “Noi”. Poi, “Chi sta andando sullo scivolo?” suggerendo “Loro”. Passate alla domanda “Dimmi cosa succede” per ottenere le frasi complete “Noi stiamo andando sull’altalena” e “Loro stanno andando sullo scivolo”

Un altro metodo didattico è quello di dare al bambino la possibilità di ordinare (mand) a più persone di compiere diverse azioni che dovrà imparare a denominare (tact) nell’ambito dell’attività di rinforzo.

Sono presenti persone di entrambi i sessi, il bambino è il capo. L’istruttore ha già assunto il ruolo di capo per mostrare al bambino come chiedere (mand) a due o più persone di compiere un’azione.

(Mamma e papà saltano)

Istruttore: “Chi sta saltando?”

STUDENTE: (guarda l’istruttore, indica i genitori): “Loro.”

Istruttore: “Dillo a Kate.” (un’altra persona presente)

STUDENTE: “Loro stanno saltando.”

Istruttore. “Dillo a mamma e papà.”

STUDENTE: “Voi state saltando.”

Istruttore: “Saltiamo io e te!”

STUDENTE: (salta insieme all’istruttore)

Istruttore: “Chi sta saltando?”

STUDENTE: “Noi”

Istruttore: “Dillo a mamma.”

STUDENTE: “Noi stiamo saltando.”

Il bambino può imparare i pronomi anche facendo osservazioni contingenti. In altre parole, insegnategli a denominare (tact) aspetti dell’ambiente circostante in modo simile ma non identico al vostro. Per esempio, se state colorando potete iniziare con tact facili come “Il mio pastello è rosso”, indicando la sua matita e sollecitandolo a dire “Il mio pastello è blu”. Potete variare dicendo “Io ho una palla grande” e sollecitandolo a dire “Io ho una palla piccola”. Quando risponderà in modo spontaneo, iniziate ad aggiungere altri pronomi come “Lei ha una camicia rossa” o “Lui sta tenendo il suo cane” e indicate un’altra figura che il bambino dovrà denominare. Indicate figure dello stesso sesso all’inizio per evitare confusione, e di entrambi i sessi quando il bambino saprà rispondere in modo continuativo e spontaneo. Diminuite man mano i suggerimenti in modo che il  bambino scelga da sé l’oggetto su cui operare il tact.

Lui/lei/noi/loro

Questi sono pronomi personali complemento, e si riferiscono all’oggetto della frase.

Di solito i bambini in fase di sviluppo hanno difficoltà ad usarli appropriatamente e, considerato l’uso che di solito ne viene fatto, è facile capire perché. Considerate che di solito l’uso di questi pronomi viene modellato dando direttive al bambino. Esempio: “Dai la palla a lui.” Se avessimo usato un nome proprio al posto del pronome, questo sarebbe stato l’oggetto della risposta a livello di tact.

Istruttore: “Dai la palla a Sarah”

STUDENTE: (dà la palla a Sarah)

Istruttore: “Chi ha la palla?”

STUDENTE: “Sarah ha la palla.”

Quindi sarebbe perfettamente ragionevole e logico concludere che la risposta alla domanda “Chi ha la palla?” preceduta dal comando “Dai la palla a lui” sarebbe “A lui ha la palla”. Giusto?!

Per evitare questa confusione, l’autore preferisce insegnare al bambino ad usare i pronomi personali complemento dopo i pronomi personali soggetto, e insegnare questi ultimi per primi per facilitare la comprensione dell’uso appropriato.

(figure di entrambi i sessi che danno cose ad altre persone)

Istruttore: “Mostrami ‘Lui ha dato la palla a lei’.”

STUDENTE: (indica e dice) “Lui ha dato la palla a lei.”

Istruttore: “Che cosa è successo?”

STUDENTE: “Lui ha dato la palla a lei.”

Istruttore: “Chi ha dato la palla?”

STUDENTE: “Lui.”

Istruttore: “A chi ha dato la palla?”

STUDENTE: “A lei.”

Oppure, secondo uno schema tipico del gioco, lasciate che il bambino chieda (mand), insieme ad altre persone, che un’azione venga compiuta. Le persone che chiedono e compiono l’azione devono variare in modo da poter usare tutte le forme pronominali. Devono essere variati anche gli interlocutori del bambino, per insegnargli ad usare i pronomi a seconda della persona a cui si rivolge

(Più persone di entrambi i sessi giocano a lanciarsi la palla)

STUDENTE: “Lancia la palla a me.”

Istruttore: “Chi ha lanciato la palla?”

STUDENTE: “Lui.”

Istruttore: “A chi ha lanciato?”

STUDENTE: “A me.”

Istruttore: “Dimmi che cosa è successo.”

STUDENTE: “Lui ha lanciato la palla a me”

Istruttore: “Lancia la palla a me”

STUDENTE: (Lancia)

Istruttore: “Dimmi che cosa è successo.”

STUDENTE: “Io ho lanciato la palla a te.”

Istruttore: “Dì a papà che cosa è successo.”

STUDENTE: “Io ho lanciato la palla a lei.”

(una femmina lancia la palla)

STUDENTE: “Lancia la palla a me.”

Istruttore: “Che cosa è successo?”

STUDENTE: “Lei ha lanciato la palla a me”

Istruttore: “Dillo a lei.”

STUDENTE: “Tu hai lanciato la palla a me”

I pronomi personali complemento plurali si possono insegnare allo stesso modo, oppure giocando a squadre (È il nostro turno. Lanciala a noi. Noi lanciamo la palla a loro.)

Infine, assicuratevi che il bambino distingua le condizioni in cui l’uso del pronome è appropriato o meno. Portate il bambino in corridoio con un’altra persona, a cui chiederete di compiere un’azione. Chiedete al bambino se il papà (che aspetta nella stanza) può vedere cosa è successo. Quando il bambino risponde “no” ricordategli che al papà serve sapere chi ha compiuto l’azione. Preparate il papà a chiedere “Che cosa è successo?” quando il gruppo rientrerà nella stanza. Il bambino deve rispondere dicendo il nome della persona (Mamma ha cantato una canzone) o indicandola e dicendo “Lei ha cantato una canzone.”

 

Avverbi - Gli avverbi sono parole usate per descrivere azioni. Possono essere insegnati sulla base delle richieste (mand) di azioni da parte del bambino. Per esempio, se il bambino vi chiede di camminare, chiedetegli se dovete camminare “velocemente” o “lentamente”. Se vi chiede di cantare, vuole che cantiate “forte” o “piano”? Se state battendo un tamburo, suggeritegli di dirvi di “suonare piano!”. Aiutatelo a saltare sul tappeto elastico tenendolo per i fianchi e lasciandogli chiedere (mand) di saltare “alto” o “basso”. Quando lo spingete sull’altalena, vuole che spingiate “forte” o “piano”? Vuole andare veloce o lento? Alto o basso? Proprio come per le altre parti del discorso, una volta che il bambino chiede (mand) usando gli avverbi, è molto più facile insegnargli a denominarli (tact) ed identificarli (receptive). Insegnategli il tact attraverso il trasferimento dal mand. Per esempio, quando vi chiede in modo continuativo di “camminare lentamente” chiedetegli “Come sto camminando?” per insegnargli a denominare (tact) “lentamente”.

Dite “Dimmi che cosa sta succedendo” per ottenere il sintagma verbo + avverbio “Camminando velocemente” o “Camminando lentamente”. Suggerite le risposte in entrambi i modi perché il bambino possa, più avanti, guadagnare flessibilità nella formazione di frasi. Gli avverbi possono occupare posizioni diverse nella frase, e non vogliamo che il bambino si fissi su una sola struttura sintattica. Per esempio, possiamo dire “Camminava lentamente per la strada” o “Lentamente camminava per la strada” o “Camminava per la strada lentamente” per descrivere la stessa situazione. Vogliamo che il bambino abbia la stessa flessibilità nell’usare le frasi.

Per insegnare al bambino a dare risposte identificative, usate due oggetti per compiere la stessa azione in modo diverso. Per esempio, fate ballare un orsetto Pooh velocemente e un altro lentamente e chiedetegli di identificarne ognuno. Se fate correre le macchinine, chiedetegli quale scende dalla rampa velocemente e quale lentamente. Fate suonare un tamburo a due persone e chiedete chi suona forte e chi piano.

Una buona occasione per insegnare al bambino gli avverbi è quella di insegnargli ad imitare la velocità di un’azione. Quando avrà imparato, iniziate a denominare gli avverbi che accompagnano le azioni. Fate in modo che vi dica come compiere le azioni! Come per le altre parti del discorso, dobbiamo essere sicuri di insegnare tutti gli operanti verbali (funzioni) degli avverbi. Gli avverbi intraverbali possono essere insegnati insegnando al bambino ad identificare prima cose che corrono veloce, poi il contrario, in modo che possa rispondere a “Come corre una tigre?” in assenza di stimoli visivi.

Anche se tutte queste parti del discorso “astratte” possono risultare di difficile apprendimento per alcuni bambini autistici, il loro insegnamento è reso possibile da continuità, precisione, attenzione agli interessi del bambino e preoccupazione che egli tragga beneficio dall’apprendimento.

 

icon Cap27 - Insegnare al bambino a capire e usare il linguaggio astratto (353.58 kB)

 

Disclaimer - Avviso

Si ringrazia Mariposa School per aver concesso la libera traduzione e pubblicazione di questo manuale.

Questo documento è stato tradotto da soggetti non direttamente collegati alla Mariposa School, Mariposa non garantisce o assicura che I contenuti tradotti rappresentano con accuratezza l’originale.

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Il manuale completo originale è scaricabile al link: Training Manual – Entire Manual

 

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