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Mariposa school Training Manual - Capitolo 22 Insegnare al bambino a rispondere alle domande Stampa E-mail

Traduzione a cura di Giorgio Antonioli – Revisore  www.iocresco.it


Mariposa School - Training Manual Italiano iocresco_Cap22 Molti bambini autistici hanno difficoltà a rispondere alle domande. Spesso i genitori testimoniano che i loro figli “sanno le risposte ma non capiscono le domande”. Per esempio, un bambino può recepire, indicare e denominare (tact) i colori, ma se gli viene chiesto “Che colore è?” è possibile che risponda con il nome dell’oggetto. Quando insegniamo a un bambino a rispondere alle domande, dobbiamo “collegare” le tipologie di domanda con le risposte. Bisogna essere sicuri che il bambino distingua la risposta richiesta per determinate domande.

 

Di solito il bambino ha già una vasta esperienza delle domande, ma sfortunatamente notiamo che nel più tipico dei casi ha imparato a NON rispondere! Genitori, personale d’assistenza e altri normalmente cominciano a porre domande al bambino quando questi è ancora molto piccolo. Se il bambino non sa rispondere loro non lo sanno! Chi fa domande spesso non sa come sollecitare o educare il bambino a rispondere, così quando questi non risponde loro non fanno nulla. Il rinforzo che ne deriva aumenta la probabilità che in futuro il bambino non risponda alla prossima domanda che gli sarà posta.

 

Per esempio, un bambino è all’asilo e la maestra gli chiede “Che cosa stai facendo?”. Se il bambino non sa rispondere ignora semplicemente la maestra. Una reazione tipica a tale comportamento può essere quella di ripetere la domanda a voce leggermente più alta. Il bambino non risponde di nuovo, e la maestra gli fa ancora la domanda, stavolta con voce irritata. Il bambino rifiuta questa interazione da lui considerata avversiva, e alla fine, la maestra lascia stare e se ne va. Quando questo avviene, l’interazione avversiva è “rimossa”, e può manifestarsi un rinforzo negativo.

 

Questo può risultare dal fatto che il bambino dia la stessa risposta quando la domanda gli viene posta la volta successiva: considerando questa interazione “interrogativa” come avversiva può cercare di evitare la situazione nel complesso maturando un desiderio (Establishing Operation) di fuga. E la prossima volta che qualcuno gli farà una domanda potrebbe anche andarsene!

Per evitare questo tipo di apprendimento è meglio non fare domande cui il bambino non sa rispondere. Quando gli si fanno delle domande, al bambino si deve insegnare, attraverso il trasferimento, la sollecitazione e la correzione, a rispondere in modo appropriato. Come in altre situazioni di apprendimento ciò può essere realizzato trasferendo nella replica ad una domanda le risposte che il bambino già conosce. E’ importante capire che tali domande diventano parte dell’insieme di condizioni stimolanti che determinano quale risposta verrà rinforzata. Poiché contengono le condizioni per stimoli discriminanti, le domande richiedono che il bambino operi una discriminazione. Il numero di discriminazioni richieste dipende dal numero di oggetti presenti nell’ambiente circostante così come gli stimoli di controllo coinvolti nella domanda stessa.

Per esempio, se a un bambino è stato insegnato a denominare (tact) gli oggetti, egli è educato a rispondere, attraverso il rinforzo, con il nome dell’oggetto quando sente la parola “Cosa” all’interno della domanda. In seguito, quando gli viene insegnato a denominare le azioni, il bambino deve saper distinguere tra “Cosa” e “Cosa stai facendo” come parti della domanda in modo da rispondere correttamente.

 

Per questa ragione si suggerisce agli istruttori di prestare la massima attenzione agli stimoli verbali (domande) attraverso cui si insegna inizialmente a dare denominazioni (tact), per avere la certezza che il bambino stia effettivamente rispondendo allo stimolo dominante della domanda. Comunque, una volta operata la discriminazione è importante “allentare” il controllo dello stimolo sulla domanda. Diversamente il bambino potrà solo rispondere in modo corretto a una domanda molto specifica. Per esempio, se il controllo dello stimolo sulla domanda è troppo debole, sarà in grado di rispondere, ad esempio “Grosso”, alla domanda “Che dimensione?”, ma non a domande come “A  che cosa somiglia?”, “Di che tipo?”,”Quale di questi?” o “Quanto è grande quello?”. Una volta che il bambino riesce a distinguere le variabili dominanti, si può arrivare alla generalizzazione trasferendo le risposte che egli riesce a controllare in contesti nuovi ed “allentando” il controllo sulle domande specifiche.

 

Capacità fondamentali

Prima di iniziare a lavorare direttamente sulle risposte, il bambino deve essere già in grado di fare richieste (mand) su un’ampia varietà di oggetti e azioni. Il mand dovrebbe essere l’obiettivo primario dell’insegnamento, e il numero di cose che il bambino può chiedere deve essere tale da consentire 1000 domande ogni giorno. Inoltre, il bambino dovrebbe avere una capacità consolidata nel denominare (tact) gli oggetti. In caso contrario si faccia riferimento alle sezioni sull’insegnamento di mand e tact.

 

Se ha già ricevuto questo tipo d'insegnamento, il bambino sarà in grado di rispondere a domande finalizzate a denominare (tact) gli oggetti, quali “Che cos’è questo?” e “Come chiamiamo questa cosa?”, così come alla domanda “Cha cosa vuoi/ti serve?” quando desidera un oggetto (Establishing Operation)

 

Si noti tuttavia che alcuni bambini imparano con grande difficoltà a denominare gli oggetti, ma sono in grado di completare frasi basate sull’associazione per Caratteristiche, Funzione e Classe (FFC), il cui termine mancante può essere “trasferito” al tact. Per esempio, di fronte ad un biscotto alcuni bambini possono non saper rispondere alla domanda “Che cos’è questo?”, ma rispondono correttamente se viene loro chiesto “Mangiamo un …”. In questo caso l’associazione può essere trasferita alla domanda “Che cosa?” per denominare l’oggetto.

 

Istruttore: “Mangiamo un…”

STUDENTE: “Biscotto”

Istruttore: “Che cos’è questo?”

STUDENTE: “Biscotto”

 

E’ importante ricordare che lo scopo è di  determinare le condizioni in cui il bambino è in grado di rispondere correttamente, per poi trasferirle in altre situazioni.

 

E’ altrettanto importante correggere sempre gli errori ripetendo la domanda e sollecitando la risposta. Facendo questo ci assicuriamo non soltanto che il bambino impari la risposta corretta, ma anche che impari a discriminare la domanda come parte importante delle condizioni di stimolo per il rinforzo della risposta corretta.

 

Esempio:

 

Istruttore: “Che cosa vola nel cielo?”

STUDENTE “Macchina”

Istruttore: “Che cosa vola nel cielo? "Aereo”

STUDENTE “Aereo”

Istruttore: “Che cosa vola nel cielo?”

STUDENTE: “Aereo”

 

Consideriamo l’alternativa:

 

Istruttore: “Che cosa vola nel cielo?”

STUDENTE “Macchina”

Istruttore: “No, le macchine vanno sulla strada. Aereo.”

STUDENTE: “Aereo”

Istruttore: “Giusto!”

 

 

Il bambino ha dato la risposta giusta ed è stato rinforzato, ma la domanda è troppo lontana dal contesto per far parte delle condizioni stimolanti. Non c’è connessione tra domanda, risposta e rinforzo.

 

Domande di base

 

**EVITARE LE DOMANDE SÌ/NO**

E’ meglio evitare alcune tipologie di domanda nella prima fase dell’insegnamento. In alcuni programmi le domande “sì/no” sono insegnate per prime, anche se in realtà rischiano di inibire le capacità linguistiche. In qualche caso è stato suggerito di insegnarle per dar modo al bambino di comunicare agli altri quello che vuole. Se per esempio l’istruttore ha in mano una palla, può chiedere al bambino “Vuoi la palla?” e insegnarli a rispondere “Sì” se la vuole, “No” in caso contrario. Resta però la possibilità che l’istruttore non sappia effettivamente se il bambino la voglia o meno. Se il bambino ha giocato per un po’ con la palla e sta cercando di prenderla, si può parlare di desiderio (Establishing Operation), ma in quel momento potrebbe comunque preferire qualcos’altro: l’istruttore non può sapere con assoluta certezza se sta stimolando la risposta “giusta”.

 

Si ha un problema maggiore se il bambino vuole un oggetto, ma nessuno glielo ha chiesto! Essendogli stata insegnata solo la risposta “Sì” di fronte a questo desiderio (Establishing Operation), il bambino va da un adulto e dice “Sì” o scuote la testa, ma sfortunatamente l’adulto non ha idea di cosa voglia. La mancanza di rinforzo che ne deriva sarà probabilmente manifestata dai capricci dovuti a un’improvvisa estinzione o dal fatto che il bambino regredisca ad un comportamento precedentemente rinforzato nella stessa categoria di risposte funzionali all’ottenimento di oggetti/attenzione (rinforzo positivo socialmente mediato). E’ preferibile insegnare al bambino a formulare richieste (mand) di singoli oggetti per veder soddisfatte le proprie necessità, piuttosto che insegnarli a rispondere a domande “sì/no”.

 

 

**Evitare domande a cui il bambino non sa rispondere

In generale andrebbero evitate le domande su cose non presenti durante l’interazione, poiché risulterebbe difficile se non impossibile stimolare il bambino. Per esempio, se chiedessimo al bambino “Che cos’hai fatto oggi a scuola?” non riusciremmo a sollecitarlo nella risposta, non conoscendo cosa ha fatto ha scuola. Infine si potrà insegnare al bambino a rispondere a domande su fatti accaduti, ma non prima di avergli insegnato a rispondere a domande su ciò che gli sta intorno.

 

Inoltre l’istruttore che insegna al bambino a rispondere a domande su fatti accaduti deve sempre conoscere le risposte.

 

Chi? (G3)

Dopo aver insegnato al bambino a denominare (tact) gli oggetti, si può iniziare a insegnarli a denominare le persone: questo porta ad un’ulteriore tipologia di domanda. Al bambino s'insegna a rispondere a “Chi è questo?”, “Chi è quello?”, “Chi c’è qui?” ecc. L’elemento distintivo di questo tipo di domanda è la parola “Chi”. Il bambino impara che quando sente “Chi” la risposta deve essere la denominazione della persona, e di ciò bisogna sempre essere consapevoli quando si insegnano le azioni ricettive tramite immagini. Spesso ho sentito dagli istruttori la domanda “Chi si arrampica?” finalizzata all’azione ricettiva. L’istruttore si aspetta che il bambino tocchi la figura della persona che si arrampica. La risposta corretta dovrebbe essere il nome della persona o una definizione generale di persona come “ragazza” o “ragazzo”. Per evitare ulteriori errori di discriminazione ci si deve assicurare che la domanda (stimolo discriminativo verbale) sia coerente con la risposta desiderata. Così nell’esempio si dovrà chiedere al bambino di “toccare quello che si arrampica” per insegnargli a toccare le figure.

 

Che cosa sta facendo X? (G7,G8)

Insegnando al bambino a denominare (tact) le azioni, gli stiamo insegnando a rispondere a domande del tipo “Cosa sta facendo X?”, il che implica nuovamente la denominazione di azioni che dovrebbero essere insegnate. Per prima cosa il bambino impara a denominare azioni in corso, quindi a rispondere a “Che cosa stai facendo?” e “Che cosa sto facendo?”. Quando il bambino avrà dimestichezza con le azioni in corso, si potrà passare alle figure. Questo passaggio è importante perché nelle figure è assente il movimento, ossia quello che il bambino dovrebbe imparare a denominare. L’apprendimento può avvenire per trasferimento da un'istruzione semplice o da una richiesta.

 

Trasferimento da istruzione semplice

 

Istruttore: “Batti le mani”

STUDENTE: <Batte le mani e dice> ”batto le mani”

Istruttore: “Che cosa stai facendo?" “Battendo le mani” (prompt completo, dal cambiamento di forma.)

STUDENTE: “Battendo le mani”

Istruttore: “Che cosa  stai facendo?”

STUDENTE: “Battendo le mani”

 

Trasferimento da richiesta

 

STUDENTE (vuole del succo e chiede) “Versa”.

Istruttore: “Che cosa sto facendo?” “Versando” (pienamente sollecitato dal cambiamento di forma.)

STUDENTE: “Versando”

Istruttore: “Che cosa sto facendo?”

STUDENTE: “Versando”

 

Trasferimento ricettivo-tact

 

Usato per i bambini che denominano (tact) un’azione indicandone la figura.

 

Istruttore “Tocca quello che sta mangiando”.

STUDENTE: <tocca la figura che sta mangiando e dice> “Mangiando”.

Istruttore: “Che cosa sta facendo?”

STUDENTE: “Mangiando”

 

Alcuni programmi insegnano al bambino a denominare (tact) oggetti ed azioni separatamente. In altre parole, il bambino definisce prima un certo numero di oggetti, e in un altro momento un certo numero di azioni; in entrambi i casi, lo stimolo è dato dalle figure. In questo caso la domanda potrebbe non essere utile a stimolare la risposta. Una volta formulata la prima domanda, il bambino “sa” che tipo di risposta ci si aspetta da lui e non ha bisogno di prestare attenzione alla domanda. Perché ciò non accada, occorre combinare le diverse tipologie di domanda appena le capacità del bambino lo consentono. Per esempio, l’istruttore/genitore chiede “Che cos’è questo?" e, ottenuta la risposta, “Che cosa sta facendo?”. Sono necessari il prompt completo durante la prima fase dell’insegnamento e gli interventi correttivi in caso di mancata risposta.

 

E’ importante non usare sempre le stesse figure / oggetti per insegnare al bambino il tact. Diversamente il bambino potrebbe rispondere basandosi sulla figura/oggetto più che sulla domanda. Per esempio, chiedendo sempre “Che cos’è questo?” al bambino mostrandogli la figura di una ragazza sull’altalena, lo stimolo al quale egli risponderà potrebbe essere la figura piuttosto che la domanda. Invece, se sta giocando con un cane e gli viene chiesto “Come si chiama questo?” e “Cosa sta facendo il cane?”, egli deve prestare attenzione alla domanda perché lo stimolo visivo non cambia.

 


A questo punto il bambino dovrebbe essere in grado di rispondere correttamente e distinguere tra “Cosa?” per denominare (tact) gli oggetti, “Chi?” per denominare (tact) le persone e “Che cosa sta facendo X?” per denominare (tact) le azioni.

 

Insegnare al bambino a rispondere a domande personali (H5)

 

Alcune delle prime domande cui i bambini imparano a rispondere nella fase di sviluppo riguardano informazioni personali come il nome e l’età. Tali domande possono essere insegnate attraverso la sollecitazione alla ripetizione (comportamento ecoico) o il trasferimento da risposte ricettive (indicare/toccare) a risposte di denominazione (tact)

 

Trasferimento ricettivo-tact (se il bambino parla mentre indica)

 

Istruttore: “Trova Sam”

STUDENTE <tocca la propria immagine e dice> “Sam”.

Istruttore: “Come ti chiami?”

STUDENTE: “Sam”

 

Una volta che il bambino è in grado di rispondere correttamente alla domanda senza che gli sia stato chiesto di toccare la figura, questa può essere eliminata

 

Istruttore: “Come ti chiami?” (figura presente).

STUDENTE: “Sam”

Istruttore: (nasconde la figura) “Come ti chiami?”

STUDENTE: “Sam”

 

Rispondere alla domanda “Quanti anni hai?”

 

Istruttore: “Trova il numero tre”

STUDENTE: (tocca la figura del numero 3 e dice) “Tre”.

Istruttore: “Quanti anni hai?”

STUDENTE: “Tre”

 

Rimozione dello stimolo visivo e passaggio allo stimolo verbale

 

Istruttore: “Quanti anni hai?” (numero 3 presente)

STUDENTE: “Tre”

Istruttore: (nasconde il 3) “Quanti anni hai?”

STUDENTE: “Tre”

 

Sollecitazione alla ripetizione

 

Istruttore: “Come ti chiami?” “Sam”

STUDENTE “Sam”

Istruttore: “Come ti chiami?”

STUDENTE “Sam”

Istruttore: "Quanti anni hai?” “Tre.”

STUDENTE: “Tre”

Istruttore: “Quanti anni hai?”

STUDENTE: “Tre”

 

Rispondere a domande sugli aggettivi (G13)

Rivedendo gli esempi riportati a questo scopo nel manuale ABLLS™-R si nota che tutti richiedono l’aggiunta di un termine mancante. Comunque, per riuscire a denominare (tact) gli aggettivi in condizioni adeguate, il bambino deve saper distinguere tra numerose tipologie di domanda. A questo punto la domanda entra a far parte di un insieme di condizioni stimolanti che specifica quando una determinata risposta verrà rinforzata.

Dato che si può pervenire a specifiche risposte con diverse domande simili tra loro, è importante insegnare al bambino a distinguere le parti importanti (variabili dominanti) all’interno delle domande stesse. Ciò è possibile iniziando con domande semplici e brevi. Inoltre, accentuare le variabili dominanti (dicendole a voce più alta del resto della domanda) le mette maggiormente in risalto rendendole più facili da distinguere. È altresì importante usare un’ampia varietà di oggetti per insegnare al bambino a rispondere a domande sulle proprietà (aggettivi). Questo aiuterà ad assicurarsi che il bambino riesca sia a discriminare sia a generalizzare le risposte. Una volta che il bambino ha imparato a rispondere correttamente con oggetti identici che differiscono solo nella proprietà in questione, si deve passare agli oggetti non identici.

 

Colore (G13)

Per insegnare al bambino a denominare i colori dobbiamo insegnargli a rispondere alla domanda “Di che colore è?” di fronte ad oggetti colorati.

Sembrerebbe una domanda facile, ma si deve considerare che entrambe le domande usate per la denominazione degli oggetti (Che cos’è? Che Cos’è quello? Che nome ha quello?) e delle azioni (“Che cosa sta facendo x?”) contengono l’espressione “Che”. Molti bambini riescono a indicare (receptive) e denominare (tact) i colori ma, se vengono poste loro domande eterogenee, rispondono a “Di che colore?” con il nome dell’oggetto (tact). Inoltre si deve tener presente che è facile insegnare “inavvertitamente” a  un bambino a dire un “colore”, solo se il nome dell’oggetto (tact) è contenuto nello stimolo discriminativo verbale. Per esempio, alla domanda “Di che colore è la palla?” ma se gli fosse chiesto “Di che colore è?” mentre gli si mostra la palla, potrebbe rispondere “palla”. In questo caso il bambino, per rispondere con il colore, distingue il nome dell’oggetto invece della parola più importante, “colore”.

 

Per insegnare al bambino a rispondere a “Di che colore?” si deve prima suggerire il colore in modo da avere un comportamento da trasferire in un nuovo contesto. Le possibilità di trasferimento includono:

 

Trasferimento mand-tact (assicurarsi che il mand sia consolidato prima di insegnare al bambino a formulare richieste con aggettivi)

 

STUDENTE: (Vuole la palla e chiede) “Palla”.

Istruttore: (Solleva prima una palla rossa, poi una palla blu...) “Rossa?” “Blu?”.

STUDENTE: “Rossa”

Istruttore: “Che colore ?”

STUDENTE: “Rossa.”

 

Trasferimento ricettivo-tact

 

Per realizzare il trasferimento, il bambino deve dire il nome (tact) del colore mentre tocca l’oggetto. Per dare una piena sollecitazione si deve indicare la risposta corretta nelle fasi preliminari nell’apprendimento:

 

Istruttore “Tocca il rosso”

STUDENTE: < tocca il rosso e dice> “rosso”.

Istruttore: “Che colore ?”

STUDENTE: “Rosso”

 

Trasferimento di termini mancanti (usato per i bambini capaci di denominare i colori ma non capaci di rispondere con continuità alla domanda “Di che colore è?”)

 

Istruttore: (indica la palla blu) “Questa palla è blu” (indica la palla rossa) “Questa palla è…”

STUDENTE: “Rossa”

Istruttore: “Che colore?”

STUDENTE: “Rossa”

 

È importante, specie nell’insegnamento preliminare, che il bambino NON venga rinforzato rispondendo sia con il nome sia con il colore dell’oggetto alla domanda “Di che colore è?” o “Che cos’è questo?”. Per esempio, se gli si mostra una palla chiedendogli “Che cos’è questa?” e il bambino risponde “palla rossa”, NON deve esserci rinforzo. Al contrario, la risposta desiderata deve essere “palla”. È difficile ricordarlo perché quando un bambino comincia a combinare le parole, l’entusiasmo può spingere a voler rinforzare queste espressioni più lunghe. Comunque è molto importante insegnare al bambino a distinguere tra i diversi tipi di domanda. Una volta che il bambino ha imparato a rispondere con continuità alla domanda “Di che colore?” si possono trasferire le risposte ad altre domande rilevanti come “Che colore è questo?”, “Di che colore è la palla?” ecc.

 

Dimensione (G13)

Per insegnare al bambino a denominare la grandezza gli si devono mostrare due oggetti identici che differiscono solo per la dimensione.

 

Trasferimento mand-tact (*assicurarsi che il mand sia consolidato prima di aggiungere aggettivi)

 

STUDENTE: vuole un biscotto e chiede “biscotto”

Istruttore: (Solleva prima un biscotto grande, poi un biscotto piccolo)

STUDENTE: “Grande”

Istruttore: “Che dimensione?”

STUDENTE: “Grande”

 

Trasferimento ricettivo-tact

 

Il bambino deve denominare la grandezza indicando l’oggetto (sollecitazione con zero secondi di ritardo nell’insegnamento preliminare)

 

Istruttore: (tiene una palla grande e una piccola) “Tocca quella grande.”

STUDENTE: <tocca la palla grande e dice> “Grande”

Istruttore: ”Che dimensione?”

STUDENTE: “Grande”

 

Trasferimento di termini mancanti

 

Dopo l’insegnamento preliminare, molti bambini riescono a trovare i contrari. In questo caso, la risposta può essere usata per insegnare al bambino a denominare la dimensione.

 

Istruttore: “Questa palla è piccola.” “Questa palla è…”

STUDENTE: “Grande.”

Istruttore: “Che dimensione?”

STUDENTE: “Grande.”

 

Forma (G13)

Domanda usata per suggerire la forma degli oggetti. Possono essere usate le stesse procedure didattiche /di trasferimento di cui sopra.

 

Sensazioni/emozioni (G13)

Questa domanda è posta per suggerire aggettivi descrittivi di sensazioni tattili come la temperatura o la consistenza di tessuti (caldo/freddo, ruvido/liscio, morbido/duro). Queste percezioni possono essere verificate dall’istruttore mostrando due oggetti che variano solo nella proprietà in questione. Per esempio due asciugamani identici, di cui uno bagnato ed uno asciutto, possono servire ad insegnare al bambino a rispondere “bagnato” o “asciutto” alla domanda “Che sensazione ti dà?”. Le risposte individuali possono essere insegnate con le stesse procedure descritte per gli altri aggettivi.

 

Queste domande servono anche a suggerire denominazioni (tact) di “emozioni”. Nonostante molti genitori desiderino fortemente che i loro figli riescano a dir loro come si sentono, è una cosa spesso difficile da insegnare perché la risposta da sollecitare non è sempre nota. Le emozioni sono sensazioni limitate all’individuo, e possono essere dedotte solo dal comportamento solitamente associato a esse.

 

Per esempio, è abbastanza facile dire che se qualcuno vomita ha la nausea, o che se qualcuno è arrabbiato è in preda ad un accesso d’ira! Sfortunatamente ciò non si concilia con i tempi dell’insegnamento, essendo difficile suggerire e più ancora rinforzare una risposta!

Per insegnare a un bambino ad esprimere emozioni gli possiamo insegnare a dare risposte su specifiche caratteristiche o azioni individuali che indicano le emozioni stesse. Per esempio, gli possiamo insegnare a distinguere le lacrime o le rughe sulla fronte perché risponda “triste” e il sorriso o la risata perché risponda “contento” alla domanda “Come ti senti?”.

 

Sapore

Questa domanda è spesso usata per insegnare aggettivi che si riferiscono al gusto come “salato”, “dolce”, “piccante”. Come negli altri casi, sarebbero necessari due oggetti identici se non nella caratteristica da denominare. Per esempio, sale e zucchero sono simili ma variano nel gusto. Il bambino dovrebbe assaggiarli e denominare il sapore. Si proceda all’insegnamento per trasferimento come descritto sopra.

 

Odore

Questa domanda è usata per ricavare aggettivi che si riferiscono all’olfatto come “puzzolente”, “dolce”, “piccante”, “forte” ecc. Spesso gli aggettivi di gusto e olfatto coincidono, e il tipo di domanda è determinato dal fatto che il bambino stia mangiando o annusando qualcosa.

 

A cosa somiglia?/Come è fatto?

Queste sono domande più generali che possono servire a ricavare una varietà di risposte su caratteristiche/proprietà visibili. La risposta giusta non è specificata se i sensi non sono coinvolti. Essa può includere colore, forma, dimensione o anche parti di un oggetto. Questa domanda è spesso usata per insegnare aggettivi che non rientrano in altri gruppi come forme, colore ecc. (curvo/dritto, riccio, stretto/largo, alto/basso).

Questa domanda è usata anche per ricavare risposte su qualcosa che presenta visibili somiglianze con qualcos’altro. Quando insegniamo ai bambini a rispondere in queste condizioni chiediamo loro di descrivere una situazione personale in cui domandiamo la loro impressione su una certa cosa.

 

Per esempio, osservando le nuvole, una persona può dire che la nuvola somiglia a una pecora, un altro che somiglia ad un uccello. Entrambe le risposte sono corrette poiché rispecchiano la percezione individuale. Le domande su olfatto, gusto e tatto possono servire anche a insegnare al bambino a descrivere attributi basati sulla loro somiglianza con altri oggetti

 

Che tipo? Quale dei due?

Si tratta di domande più generali che possono servire a ricavare una varietà di aggettivi e che non hanno una risposta specifica. Per esempio, la domanda “Che tipo di biscotto vuoi?” richiede l’uso di aggettivi in caso di mand, e può avere come risposta giusta un colore, una forma, un gusto, un tipo o anche una marca. Questo tipo di domanda è spesso usata per insegnare ad un bambino che occorrono più informazioni o maggiore specificità per chiarire il mand.

 

Per esempio, se abbiamo tre palloncini e il bambino chiede “palloncino”, serve un aggettivo per specificare quale vuole.

 

FFC: Insegnando al bambino a denominare (tact) azioni, parti di oggetti e aggettivi, iniziamo anche ad insegnargli a rispondere a domande sulle associazioni tra due o più oggetti. Secondo l’ABLLS™-R tali associazioni avvengono per “Caratteristiche, Funzione e Classe”

 

“Caratteristiche”: attributi/ aggettivi e/o parti di oggetti. Per esempio, di una palla si può insegnare l'attributo “rotonda” e le caratteristiche di un’auto possono includere “volante”, “cinture di sicurezza”, “gomme”.

 

“Funzione” si riferisce all’uso tipico di un oggetto. Per esempio, la funzioni di “palla” includono “rimbalzare” e la funzione di un’auto può essere “viaggiarci sopra”.

 

“Classe” si riferisce al modo in cui un oggetto può essere associato, categorizzato o classificato rispetto ad altri.

 

Di solito i bambini molto piccoli e gli apprendenti di base classificano la maggior parte degli oggetti secondo la loro funzione, che viene quindi a coincidere con la classe. Per esempio, “cose su cui viaggiamo” e “cose che mangiamo” sono classi, ma anche funzioni.

 

Di solito i bambini di 4-5 anni in fase di sviluppo imparano in seguito a classificare le cose per categorie. Le prime categorie ad essere acquisite includono animali, cibi, giocattoli e indumenti. Inoltre, può essere utile insegnare la categoria “colori” perché il bambino impari a distinguere “Che colore?” da “Che cos’è?”.

 

Scelta degli obiettivi

 

La scelta degli obiettivi didattici come mand, tact e associazioni (FFC) deve tenere conto degli interessi del bambino nella sua individualità. Il mand è il primo operante verbale a essere insegnato, poiché è l’unico che insegna al bambino il “potere delle parole”. Per questo i primi obiettivi di ricettività, tact e associazioni (FFC) devono essere trasferiti da mand pienamente controllati.

E’ risaputo che ad alcuni bambini piacciono pochissimi oggetti o attività (utilizzabili come rinforzatori). Per questi bambini l’obiettivo principale del programma dovrebbe essere continuare a lavorare sul mand, ma questo non significa tralasciare tutti gli altri operanti. Gli obiettivi di mand, ricettività, tact e associazioni (FFC) possono essere elementi dell’ambiente circostante con cui il bambino entra in contatto su base quotidiana.

Di per sé questi oggetti non devono essere necessariamente rinforzanti, mentre il loro desiderio può restare insoddisfatto se questi servono per le attività quotidiane. Per esempio, se il bambino vuole mangiare cereali, un cucchiaio assume per lui un valore. Se vuole uscire, le sue scarpe assumono un valore. Se vuole colorare la carta, assume un valore.

In sostanza si raccomanda di limitare il lavoro sulle associazioni (FFC) alle cose su cui il bambino ha già esercitato un mand. Gli istruttori hanno la scelta di “catturare” le azioni stabilizzanti, come quando un bambino mostra interesse per un oggetto, o di favorirle come descritto sopra. Inoltre si devono cercare continuamente nuovi potenziali rinforzatori accoppiando giocattoli ed attività con oggetti già rinforzanti. Questi possono essere rinforzatori primari come il cibo, solletico, abbracci, vocine, o rinforzatori condizionati o giocattoli che il bambino ha imparato ad apprezzare.

Per scegliere quali associazioni (FFC) insegnare al singolo bambino si raccomanda a genitori e istruttori un’attenta osservazione per capire a quale caratteristica o funzione il bambino sembra rispondere. La scelta di un obiettivo rilevante per il bambino piuttosto che ritenuto corretto e basato su relazioni semantiche è critica. Per esempio, se a un bambino piace andare in bicicletta ma la sua attività preferita è ruotare i pedali,  questi sono un’importante “parte” o “caratteristica” da insegnare al bambino. A un altro bambino può piacere la sua bicicletta, ma potrebbe preferire il suonare il campanello.

A un altro bambino le biciclette possono non piacere affatto, ma può chiedere a qualcuno di pedalare per guardare le ruote girare. Per questo bambino le ruote sono un elemento importante.

 

Si deve anche osservare come un bambino risponde quando tocca qualcosa. Se un bambino sceglie sempre di non toccare un gatto, vivo o impagliato, “morbido” non sarà una caratteristica rilevante. D’altra parte, se un bambino tende a toccare più oggetti diversi, specialmente quello “morbidi”, questa sarà una caratteristica rilevante di più oggetti diversi.  Di una “forchetta”, i bambini cui piacciono le cose lunghe e luccicanti daranno più importanza a queste due caratteristiche piuttosto che alle punte.

Per determinare quale funzione di un oggetto si vuole insegnare è importante tenere a mente l’uso che il bambino ne fa, e che molti oggetti hanno più funzioni e più caratteristiche. Gli obiettivi dell’ABLLS™-R per  le associazioni (FFC) intraverbali (rispettivamente H17, H8, H14) individuano come criterio di pieno controllo l’inserimento di “2 o più termini mancanti con due risposte”. Per esempio, un bastone può essere battuto o roteato. Con le coperte ci si può nascondere, riscaldare o fare una tenda. Le trottole si possono far girare o guardare. Al singolo bambino che cosa piace fare con gli oggetti?

La maggior parte dei bambini in fase di sviluppo impara prima di tutto le funzioni. Lo si capisce dato il loro rapporto con il mand. Se un bambino ha chiesto un oggetto, evidentemente vorrà farci qualcosa! Le azioni che un bambino richiede con un oggetto dato forniranno lo input per la scelta degli obiettivi di funzione.

 

È da notare che il bambino deve essere in grado di classificare gli oggetti in diversi modi. Una delle prime classificazioni che i bambini in fase di sviluppo imparano è quella per funzioni. “Cose che indossiamo”, “Cose che mangiamo”, “Cose con cui giochiamo” di solito si imparano prima di categorizzazioni come “indumenti”, “cibi”, “giocattoli”. Infatti, quando s'impara a riconoscere la classe “cose che mangiamo”, nel caso di alcuni bambini è abbastanza facile trasferire tutte le risposte ad essa inerenti alla classe dei “cibi”, insegnando loro “Le cose che mangiamo si chiamano (cibi)”. Contrariamente alle aspettative non è necessario insegnare di nuovo la risposta ogni volta che si aggiunge una nuova caratteristica o funzione ad un oggetto delle cui associazioni (FFC) si ha già il pieno controllo.

 

Anche se ci sono molte caratteristiche, funzioni e classi che possono essere scelte come obiettivi, non è necessario insegnarle tutte in una volta. Scegliete quelle che al momento sono più rilevanti nella vita del bambino.

 

Se ne possono aggiungere altre durante la crescita, quando il bambino migliora nell’uso del linguaggio e nella capacità di rispondere in più modi diversi.

Per gli apprendenti avanzati trasferiremo queste caratteristiche, funzioni e classi alla descrizione e denominazione di oggetti a scopo didattico.  Pensando a ulteriori obiettivi da aggiungere, pensate a cosa direste ad uno straniero che vi chiede di spiegargli una parola. Per esempio, se vi chiede che cos’è un “gatto” gli potete rispondere che “è un animale domestico." “Ha i baffi e una lunga coda.” “Ha gli artigli e graffia.” “Lo accarezziamo.” “Ha il pelo morbido.” “I cani li cacciano.” Da questo si può determinare che “animale domestico”, “morbido”, “pelo”, “baffi”, “lunga coda”, “artigli”, “graffia”, “accarezziamo” possono essere scelti come obiettivi. In caso di difficoltà a determinare cosa può essere appropriato, chiedete a un bambino che abbia all’incirca la stessa età del vostro di parlarvi.

 

Prima di includere un oggetto nel lavoro sulle associazioni (FFC) è importante che il bambino riesca a denominare caratteristiche e aggettivi a esso associati in qualsiasi momento per evitare la risposta meccanica. È molto più facile accertarsi che il bambino distingua la parte giusta della domanda se le denominazioni di caratteristiche ed aggettivi vengono insegnate per prime. Per esempio, il bambino dovrebbe poter identificare almeno ricettivamente e denominare (tact) perfettamente “baffi, pelo, coda, morbidezza” di un gatto prima che queste caratteristiche vengano inserite nel lavoro sulle associazioni (FFC) per la parola “gatto”.

Le domande usate per ricavare la denominazione di caratteristiche sono le stesse della denominazione di oggetti, e non sono richieste nuove discriminazioni da parte del bambino. Egli si limita a denominare (tact) quello che è indicato di fronte alla domanda “Cos’è questo?” o uno stimolo discriminativo simile. È da notare che, comunque, altri utilizzatori del programma  ABLLS™-R non ritengono necessario questo insegnamento propedeutico alla scelta dell’obiettivo e all’insegnamento delle associazioni (FFC) purché da un certo punto in poi vengano insegnate le parti e gli aggettivi.

 

Nell’ABLLS™-R troverete gli obiettivi relativi all’insegnamento delle associazioni FFC nelle sezioni su ricettività, tact e intraverbale; comunque queste abilità vengono di solito  insegnate allo stesso tempo. Quando una di quest'abilità è usata per insegnarne un’altra si parla di “trasferimento”.


RICETTIVO

(oggetto presente)

TACT

(oggetto presente)

INTRAVERBAL

(oggetto NON presente)

C37: Scelta per funzione

Es. Tocca quello che mangiamo

G15: Denominazione a partire dalla funzione

ES: Che cosa mangiamo?

H6: Termini mancanti che descrivono attività comuni

Es. Dormiamo in un …

H8: Termine mancante data la funzione

Es.  Mangiamo un …

H11: Risposta alla domanda “Che cosa?”

Es.: Che cosa si può mangiare?

C38 Scelta per caratteristica

Es. Trova quello con pezzi di cioccolato

G16: Denominazione a partire da una caratteristica

Es.: Quale di questi è cibo?

H10: Termine mancante data una caratteristica

Es.: Qualcosa con pezzi di cioccolato è …

C39 Scelta per classe

Es.: Tocca il cibo

G17 Denominazione a partire dalla classe

Es.: Quale di questi è cibo?

H14: Termine mancante data la classe

Es.: Un tipo di cibo è un …
 

G24 Denominare la funzione di un oggetto

Es.: Che cosa facciamo con una tazza?

H9: Funzione mancante dato l’oggetto

Es.: Usiamo una tazza per …
 

G25 Denominare classi di oggetti

Es.: Che cos’è un cane? (animale)

H18: Classe mancante dato l’oggetto

Es.: Un cane è un …
 

G12 Denominare parti/caratteristiche di oggetti

Es.: Che cos’’ha un elefante?

H16: Caratteristiche mancanti dato l’oggetto

Es.: Un elefante ha…

(la proboscide)
 

G13 Denominare gli aggettivi

Es.: Quanto è grande un elefante?

H16: Caratteristica mancante data l’oggetto

Es.: Un elefante è ... (grande)

 

 

Per  iniziare l’insegnamento delle associazioni (FFC) partite da ciò che il bambino riesce a fare con successo. Determinate una risposta di cui il bambino ha già il pieno controllo e trasferite questa a un nuovo contesto. Potete insegnarli ad aggiungere i termini mancanti e trasferire queste risposte alle domande una volta raggiunto il pieno controllo, questo perché i termini mancanti non sono risposte “obbligatorie”. Se il bambino non inserisce il termine mancante, lo farà l’istruttore. Se le frasi da completare sono state usate in passato per ricavare mand, il bambino può aver risposto alla FFC diverse volte esercitando un mand, e il termine mancante può essere ricavato facilmente come tact. Per esempio, se per insegnare a un bambino a chiedere le “bolle di sapone” l’istruttore dice frequentemente “Fai le bolle, fai…” e il bambino risponde “le bolle” (rinforzato dall’avere ottenuto le bolle), sarà facile insegnare al bambino ad usare la stessa risposta anche quando non vuole le bolle. L’unica variabile sarebbe la motivazione (Establishing Operation) del bambino per le bolle.

 

I seguenti esempi illustrano la procedura di trasferimento usata per insegnare al bambino a rispondere a domande contenenti caratteristiche, funzioni e classi.

 

Trasferimento da Ricettivo a RFFC (Ricettivo per Caratteristiche, Funzione e Classe)

 

Che cosa succede se il bambino riesce ad indicare un oggetto di cui dico il nome ma non riesce a rispondere ad una domanda su di esso?

 

Alcune persone scelgono di insegnare le FFC partendo dalla risposta ricettiva. In questo caso la risposta può essere trasferita alla FFC. Nell’ambiente naturale è facile creare situazioni in cui il bambino deve rispondere in modo ricettivo a una FFC. Per esempio, se vi bagnate, chiedete al bambino di “prendere qualcosa per asciugarmi”. Oppure, fingete di avere sete e chiedetegli di “prendere qualcosa da bere”.  Iniziate con una risposta pienamente controllata come toccare l’oggetto di cui è detto il nome.

 

Istruttore: “Tocca l’asciugamano.”

STUDENTE: <tocca l’asciugamano>

Istruttore: “Con quale di questi ci asciughiamo?”

STUDENTE: <tocca l’asciugamano>

 

In questo caso è più probabile che il bambino tocchi di nuovo l’asciugamano solo perché l’ha appena fatto. In alternativa si può sollecitare la risposta alla FFC toccando l’oggetto/figura mentre si formula la domanda (sollecitazione in ritardo di 0 secondi)

 

Istruttore: “Con quale di questi ci asciughiamo?” (contemporaneamente tocca l’asciugamano).

STUDENTE: <tocca l’asciugamano>

Istruttore: “Con quale di questi ci asciughiamo?” (nessuna sollecitazione).

STUDENTE: <tocca l’asciugamano>

 

Trasferimento da Tact a TFFC – (Tact per Caratteristiche, Funzione e Classe) Per i bambini che denominano (tact) gli oggetti, ma non rispondono alle domande il tact può essere trasferito alle associazioni FFC

 

Istruttore: “Che cos’è questa?”

STUDENTE: “Coperta.”

Istruttore: “Con che cosa ci copriamo?”

STUDENTE: “Coperta.”

 

Trasferimento da termine mancante (Fill-in) a TFFC – (Tact per Caratteristiche, Funzione e Classe)

 

Istruttore: “Ci copriamo con una coperta.” “Ci copriamo con una…”

STUDENTE: “Coperta”

 

Termine mancante (CHE COSA?) Trasferimento di domande (oggetto ancora presente-TFFC) Per i bambini che riescono a completare la denominazione (tact) ma non a rispondere alla domanda “Che cosa?”

 

Istruttore: “Ci copriamo con una…”

STUDENTE: “Coperta”

Istruttore: “Che cosa usiamo per coprirci?”.

STUDENTE: “Coperta”.

 

Trasferimento da RFFC a TFFC per i bambini che dicono il nome (tact) dell’oggetto mentre lo indicano.

La combinazione ricettivo/tact può essere trasferita alla risposta ad un TFFC. L’importante è che la risposta del bambino è quella che state cercando di insegnarli in un nuovo contesto. Se il bambino non dice il nome di un oggetto mentre lo tocca, non avete una risposta da poter trasferire in un nuovo contesto.

 

Istruttore: (un gatto o l’immagine di un gatto è presente) “Tocca quello coi baffi”

STUDENTE: <tocca il gatto e dice> “gatto”

Istruttore: “ Che cosa ha i baffi?”

STUDENTE: “Gatto” (tact data una parte/caratteristica)

 

Trasferimento all’intraverbale – Che cosa succede se il bambino riesce a denominare (tact) l’oggetto quando gli viene posta una domanda, ma non riesce a rispondere in assenza dell’oggetto? Molti bambini autistici riescono a rispondere alle domande alla presenza dell’oggetto, ma non in sua assenza. Per la maggior parte dei bambini è necessario diminuire gradualmente la stimolazione visiva così che imparino a rispondere basandosi solo sulla domanda (stimolazione verbale esterna)

 

Trasferimento tact-intraverbale

 

Istruttore: (coperta presente) “ Con che cosa ci copriamo?”

STUDENTE: “Coperta”

Istruttore: (nasconde la coperta dietro la schiena) “Con che cosa ci copriamo?”

STUDENTE: “Coperta.”

 

Trasferimento termine mancante-intraverbale

 

Istruttore: (coperta assente) ”Ci copriamo con una …”

STUDENTE: “Coperta”

Istruttore: “Con che cosa ci copriamo?”

STUDENTE: “Coperta”

 

Trasferimento ecoico (ripetizione) - intraverbale

 

Istruttore: Dì “macchina””

STUDENTE: “Macchina.”

Istruttore: “Su che cosa viaggiamo?”

STUDENTE: “Macchina.”

 

Dove?

 

Le risposte alla domanda “Dove” possono essere trasferite da numerose domande “a rovescio” o termini mancanti sulle FFC di cui si ha il pieno controllo.

 

Istruttore: “Un pesce vive…”

STUDENTE: “Nell’acqua.”

Istruttore: “Dove vive un pesce?”

STUDENTE: "Nell’acqua.”

 

Il bambino imparerà facilmente a rispondere alla domanda “Dove?” se prima gli viene insegnato a chiedere informazioni con la parola “Dove?”

 

Trasferimento mand-tact

 

Istruttore: “Ho un biscotto per te.” Dì “Dov’è il biscotto?”

STUDENTE: “Dov’è il biscotto?”

Istruttore: “Nella scatola” (prende un biscotto dalla scatola e glielo dà)

 

Completata questa fase (il bambino non necessita più di sollecitazioni e chiede frequentemente informazioni), inserite il tact di luogo nella domanda.

 

 

Istruttore: “Ho un biscotto”

STUDENTE: “Dov’è il biscotto?”

Istruttore: “Nella scatola” (mostra al bambino il biscotto nella scatola e chiede) “Dov’è il biscotto?"

STUDENTE: “Nella scatola.” “Posso avere il biscotto?”

Istruttore: “Certo! Tiralo fuori dalla scatola.”

 

Il bambino impara a rispondere alla domanda “Dove?” anche quando impara a denominare (tact) le preposizioni.

 

Trasferimento ricettivo-tact – Per i bambini che definiscono oggetti seguendo istruzioni ricettive.

 

Istruttore: “Metti la scarpa nella scatola” (ricettivo)

STUDENTE: <mette la scarpa nella scatola e dice> “Nella scatola”

Istruttore: “Dov’è la scarpa?”

STUDENTE: “Nella scatola”

 

(2 scodelle, una con una mela sotto di essa e l’altra con una mela sopra di essa)

 

Istruttore: “Mostrami sotto la scodella” (0 secondi di ritardo per iniziare)

STUDENTE: (dice) “Sotto la scodella” (e indica la mela giusta)

Istruttore: “Dov’è la mela?”

STUDENTE: “Sotto la scodella.”

 

Chi/Di chi?

Il bambino impara a rispondere alla domanda “Chi?” appena impara a denominare (tact) le persone. Un’altra situazione in cui è richiesto al bambino di rispondere a questa domanda è l’insegnamento di FFC su professioni o membri della famiglia.

 

Istruttore: “Chi ti rimbocca le coperte a letto?”

STUDENTE: ”Mamma”

Istruttore: “Chi è questo?” (è presente l’immagine di un pompiere e il bambino riesce a denominare il pompiere)

STUDENTE: “Pompiere”

Istruttore: “Chi spegne gli incendi?”

STUDENTE: ”Il pompiere”

 

 

La risposta alla domanda “Di chi?” è richiesta per l’insegnamento dei pronomi possessivi come “suo, mio, tuo” etc. …

 

Istruttore: “Dì ‘Il mio turno’”

STUDENTE: “Il mio turno.” Istruttore: “ Di chi è il turno?”

STUDENTE: “Il mio turno.”

 

Si può insegnare questa risposta anche insegnando al bambino a chiedere informazioni con “Di chi?”

 

Istruttore: (posa una caramella sul tavolo) Dì "La caramella di chi?’”

 

STUDENTE: ”La caramella di chi?”

Istruttore: “È tua, prendila!"

 

In seguito, quando il bambino chiede informazioni con “Di chi?” in modo continuo e senza sollecitazioni, aggiungete il tact possessivo.

 

(caramella sul tavolo) STUDENTE: “La caramella di chi?”

Istruttore: “È di papa.” “La caramella è…”

STUDENTE: “Di papà”

Istruttore: “La caramella di chi?”

STUDENTE: “Di papà”

 

Le risposte alla domanda “Di chi?” possono anche essere insegnate tramite “commenti condizionati”. Il bambino impara a descrivere una situazione simile ma non identica.

 

Istruttore: (sia il bambino sia l’istruttore hanno un pastello) “Il mio pastello è blu.”

STUDENTE: “Il mio pastello è rosso.”

Istruttore: “Il pastello di chi è rosso?”

STUDENTE: “Il mio pastello/ Il mio.”

 

Quale?

Il bambino impara a rispondere alla domanda “Quale?” quando gli sono insegnati i tact di aggettivi e FFC.

 

Istruttore: “Quale di questi è grande?”

STUDENTE: (tocca l’oggetto grande)

Istruttore: “Quale di questi vola?” (ci sono un uccello, un canguro e una palla)

STUDENTE: tocca e dice “uccello”

 

Questa risposta può essere trasferita per insegnare al bambino a rispondere alla domanda intraverbale “Quale?” come descritto nell’ABLLS™-R

 

Istruttore: “Quale di questi vola?” "Un uccello, un canguro o una palla?”

(tocca ogni figura dicendone il nome)

STUDENTE: “Uccello”

Istruttore (toglie le figure) “Quale di questi vola? Un uccello, un canguro o una palla?”

STUDENTE: “Uccello.”

 

Quando?

Le prime risposte alla domanda “Quando?” che il bambino impara esprimono generalmente concetti di tempo come mattino e sera. In seguito, quando avrà imparato più concetti e sequenze temporali, queste saranno verificate attraverso la domanda “Quando?”

Istruttore: “Dormiamo di notte. Dormiamo…”

STUDENTE: “di notte.”

Il termine mancante è dato senza la necessaria sollecitazione.

Istruttore: “Dormiamo di …”

STUDENTE: “Notte.”

Istruttore: “Quando dormiamo?”

STUDENTE: “di notte.”

 

Come?

La domanda “Come?” può essere trasferita dalle FFC.

 

Istruttore: “Vai a scuola con …”

STUDENTE: “L’autobus”

Istruttore: “Come vai a scuola?”

STUDENTE: “Autobus”

 

Si possono insegnare le risposte alla domanda “Come?” anche insegnando per prima cosa al bambino a chiedere informazioni usando “Come.”

(L’istruttore mostra al bambino una trottola che il bambino desidera, poi gliela dà in mano)

 

Istruttore: “Come si fa a farla girare?”

STUDENTE: “Come si fa a farla girare?”

Istruttore: “Spingi questo bastoncino in dentro e tira”. (se necessario aiuta il bambino, in questo modo si manifesta un rinforzo)

 

Quando il bambino chiede informazioni usando “come” in modo continuo senza bisogno di sollecitazioni, aggiungete il tact alla domanda.

 

STUDENTE: “Come si accende?”

Istruttore: “Schiaccia il bottoncino bianco” (mantiene il controllo del giocattolo)

Istruttore: “Come si accende?”

STUDENTE: “Schiaccia il bottoncino bianco.”

 

Il bambino impara a rispondere alla domanda “Come” anche quando impara a descrivere la sequenza di azioni di una specifica attività.

Per esempio, una volta che il bambino riesce a denominare tutte le azioni necessarie per fare un panino, queste risposte possono essere trasferite alla domanda: “Come si fa un panino?”

 

Come discusso in precedenza, i bambini imparano a rispondere alla domanda “Come?” anche quando imparano a denominare (tact) gli aggettivi

 

Perché

Un modo per insegnare al bambino a rispondere alla domanda “Perché?” è quello di guidarlo alla risposta giusta.

 

Istruttore: (guarda un libro insieme al bambino) “Guarda quel ragazzo, sta sbadigliando. Come si sente?”

STUDENTE: “Si sente stanco.”

Istruttore: “È andato a letto! Perché è andato a letto?”

STUDENTE: “Si sente stanco.”

Istruttore: (guarda un libro insieme al bambino): “Cosa succede qui?”

STUDENTE: “La ragazza sta entrando nella stalla.”

Istruttore: “Giusto! Che cosa fa nella stalla?”

STUDENTE: “Prende il cavallo.”

Istruttore: “Perché è entrata nella stalla?”

STUDENTE: “Per prendere il cavallo”

 

Quando insegniamo al bambino a rispondere a domande singolarmente, è importante iniziare a insegnargli anche a rispondere a più domande di diverso tipo su un singolo oggetto o una singola situazione (Modulo Verbale). È importante perché alcuni bambini autistici hanno difficoltà a rispondere a più suggerimenti limitati allo stesso oggetto (stimolo). Per riuscirci il bambino deve collegare strettamente la domanda specifica con la risposta specifica. Quando gli insegniamo questi differenti tipi di tact, è importante pensare a qualunque difficoltà il bambino possa avere nel rispondere alle domande. Per esempio, il bambino può imparare a rispondere correttamente a “Che colore?”, ma se si aggiunge “Che dimensione?” può non rispondere correttamente invertendo le risposte.

Molte persone stabiliscono se un bambino non ha generalizzato o assunto il pieno controllo di un’abilità specifica ponendogli la stessa domanda in un altro contesto, ma dimenticano che rendono l’esercizio più complesso richiedendo ulteriori discriminazioni. Per questa ragione è importante insegnare al bambino quali sono, all’interno della domanda, gli stimoli discriminativi per ogni classe di risposte. Se usiamo costantemente la tipologia “Che cosa?” il bambino dovrà stare attento a un secondo stimolo verbale: gli si richiede di operare discriminazioni condizionali basate su di una specifica domanda. Consideriamo i seguenti esempi di possibili stimoli discriminativi per insegnare al bambino a denominare azioni, aggettivi e parti di un oggetto. Il fatto che il bambino sappia rispondere a domande isolate non significa che saprà rispondere a tutte le domande su un unico oggetto, specialmente in presenza di altri che richiedono ulteriori discriminazioni. In questo caso, supponiamo che ci siano più macchinine ma un solo bambolotto, “papà”. Gli stimoli discriminativi verbali o gli elementi che richiedono discriminazioni condizionali sono in grassetto:

 

Come si chiama questa?

R= macchina (tact di oggetto)

Chi è questo?

R= papà (tact di persona)

Cosa sta facendo papà?

R= guidando (tact di azione)

(Notare che “papà” è importante anche in presenza di un’altra persona)

Di che colore è la macchina?

R= blu (tact di aggettivo)

Che cosa possiede la macchina?

R= volente, ruote, tergicristallo. cinture di sicurezza ecc (tact di parti)

Che dimensione ha la macchina?

R= grande (tact  di aggettivo)

Su che cosa viaggiamo?

R= macchina

Di chi è questa macchina?

R= di papà

Chi guida la macchina?

R= papà

Che cosa si fa con una macchina?

R = guidare, viaggiare

Dove vanno le macchine?

R= sulla strada

Chi aggiusta le macchine?

R= il meccanico

Come si accende la macchina?

R= chiave

Che cosa indossiamo in macchina?

R= cinture di sicurezza

Perché indossiamo le cinture di sicurezza?              

R= per proteggerci

Come potete vedere, più cose un bambino apprende su un oggetto dato, più discriminazioni condizionali devono saper operare per poter rispondere correttamente a tutte le domande che lo riguardano. Assicuratevi di eseguire moltissime prove di trasferimento per le diverse domande e siate consapevoli di ogni possibile errore di discriminazione. Per esempio, se il bambino risponde “Sulla strada” alla domanda “Che cosa indossiamo in macchina?” si può vedere che non è stata operata la distinzione tra luogo e azione, né è stata considerata l’assenza del verbo “andare” nella domanda. Si possono creare opportunità didattiche per insegnare al bambino a distinguere queste domande specifiche e mantenere i buoni risultati conseguiti.

Ricordate che per giocare ed interagire con un bambino è importante non tempestarlo di domande, ma combinarle gradualmente nel gioco con altri tipi di risposta. L’interazione deve essere sempre piacevole per il bambino! Se lo vedete ansioso di sottrarsi alla situazione (fuga) può voler dire che gli state facendo troppe domande! In questo caso lasciate stare e, durante il gioco, dedicatevi ai termini mancanti e alle risposte ricettive e imitative.


icon Cap22 - Insegnare al bambino a rispondere alle domande (263.92 kB)


Disclaimer - Avviso

Si ringrazia Mariposa School per aver concesso la libera traduzione e pubblicazione di questo manuale.

Questo documento è stato tradotto da soggetti non direttamente collegati alla Mariposa School, Mariposa non garantisce o assicura che I contenuti tradotti rappresentano con accuratezza l’originale.

the document was translated by a party unrelated to Mariposa and as a result, Mariposa makes no guarantees or assurances that the translated content accurately represents the original.

Il manuale completo originale è scaricabile al link: Training Manual – Entire Manual

 

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