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Mariposa school Training Manual - Capitolo 29 Sviluppare le capacità di socializzazione Stampa E-mail

Traduzione a cura di Federica Ressi – Revisione www.iocresco.it 

Mariposa School - Training Manual Italiano iocresco_Cap29

Per molti genitori è importante che i figli imparino a giocare e a divertirsi con altri bambini. Se i genitori hanno una vita sociale intensa, può essere doloroso per loro vedere il bambino solo e isolato; forse hanno la sensazione che il bambino “si senta solo” e cercano di impedire che provi le emozioni generalmente associate alla “solitudine”.

Di solito noi adulti, quando decidiamo chi frequentare e con chi socializzare, scegliamo persone che ci rinforzano. Questi amici ci rinforzano perché condividiamo le stesse passioni o perché prediligiamo gli stessi argomenti di conversazione. Si congratulano con noi, ci sostengono, quando ne abbiamo bisogno o ci offrono qualsiasi altro genere di rinforzo. Noi facciamo lo stesso con loro. Di solito non scegliamo persone avversive o dannose. Inoltre, anche se tolleriamo molte persone che di solito non ci rafforzano, al lavoro o all’interno di un gruppo di cui facciamo parte, non li frequentiamo se non è necessario. In questo caso, il rinforzo proveniente da questa attività o lavoro può controbilanciare il singolo individuo avversivo. A volte finiamo per apprezzare la compagnia di persone che inizialmente consideravamo avversive, se altri fattori di rinforzo intervengono come “compensazione”.

Se comprendiamo e accettiamo questo riguardo a chi scegliamo per socializzare e perché, possiamo capire come insegnare ai nostri figli le “capacità di socializzazione”. Il primo passo importante è mettere in relazione (pair) gli altri bambini con oggetti che nostro figlio considera piacevoli (reinforcers). Questa è la stessa procedura che adottiamo, quando insegniamo al bambino a trarre beneficio dalla compagnia degli adulti: scopriamo quale genere di contatto fisico, suono, gesto, gusto e visione (stimuli) il bambino trova gradevole e glielo concediamo senza aspettarci nulla in cambio (non-contingent reinforcement).

Il problema è che gli altri bambini non sempre hanno la voglia o le capacità per agire in questo modo: in realtà, dato il loro eccezionale temperamento, sono generalmente chiassosi, vivaci, un po’ prepotenti e piuttosto imprevedibili. I bambini molto piccoli di solito sono “egocentrici” e preferiscono ricevere piuttosto che dare. Questi comportamenti tipicamente infantili possono rivelarsi molto avversivi per alcuni bambini autistici, a causa della natura delle loro percezioni sensoriali: in questo caso, forzarlo al contatto con bambini normodotati per lunghi periodi di tempo potrebbe generare condizioni avversive o danni nei confronti degli altri bambini e, in conseguenza, rendere più difficoltoso l’insegnamento delle capacità di socializzazione.

Oltre ad aumentare il rischio di allontanamento dai bambini normodotati, tentativi inappropriati di socializzazione possono provocare stereotipie. È importante ricordare che un eccesso di input sensoriali può essere veramente pericoloso per un bambino autistico.

Quando i bambini sono in una situazione traumatizzante, queste stereotipie tendono ad aumentare, come difesa dal sovraccarico sensoriale. E sappiamo bene che questi gesti si rinforzano automaticamente: più sono radicati, più spesso si verificheranno in futuro. È molto importante evitare che tali situazioni si verifichino in classe, con il bambino che si isola da tutto ciò che lo circonda. A un osservatore inesperto può sembrare che il bambino sia molto bravo a giocare da solo, ma uno specialista conosce la differenza tra una stereotipia e un gioco solitario.

Che si fa, allora? Teniamo il bambino isolato, visto che il contatto con altri bambini può essere avversivo? Non è necessario arrivare a tanto: in realtà è molto importante stabilire delle correzioni ambientali che aiutino a rendere il bambino autistico gradualmente meno sensibile all’ambiente. Il nostro obiettivo non è l’isolamento sociale del bambino, ma il graduale aumento delle sue capacità di tollerare l’ambiente e trarre beneficio dalla presenza degli altri bambini. Nel frattempo, il bambino è ricompensato con il rinforzo garantito da momenti di gioco o da altre situazioni scrupolosamente controllate.

1. Correzione

Accertatevi di poter effettuare correzioni ambientali che possono rassicurare il bambino. Ecco alcune idee da tenere in considerazione. Se il bambino è stato infastidito da determinati tipi di illuminazione, questa potrebbe essere modificata. Ai bambini è permesso spostarsi da centro a centro o ci sono limiti al numero di bambini che possono frequentare un centro in un dato momento? Spesso la presenza di un minor numero di bambini nell’ambiente circostante risulta più tollerabile: potrebbe essere utile effettuare un sorteggio tramite l’uso di bastoncini o altro materiale a disposizione. Quando si gioca tutti insieme, magari in cerchio, il bambino può sedersi un po’ più lontano se non riesce a tollerare l’eccessiva “intimità”. Se a ricreazione la situazione è imprevedibile per via della confusione, il bambino può essere portato fuori prima o dopo l’orario stabilito per gli altri bambini. I cambiamenti necessari devono essere decisi su base individuale, perché ogni bambino autistico costituisce un caso a sé in ciò che può o non può tollerare.

Sfortunatamente, il bambino non è in grado di dirci cosa lo infastidisce e possiamo solo dedurlo dal suo comportamento nel caso specifico e/o da altre situazioni simili verificatesi in passato. Non vogliamo intenzionalmente sottoporre il bambino a qualcosa che può risultare avversivo per lui, ma allo stesso tempo dobbiamo stare attenti a non rinforzare comportamenti negativi eliminando le condizioni avversive che seguono immediatamente a un comportamento negativo (rinforzo negativo). Quindi, è meglio pianificare prima per evitare situazioni difficili, invece di reagire dopo che il bambino ci ha fatto capire, a modo suo, che qualcosa lo disturba.

2. Desensibilizzazione

Per rendere il bambino meno sensibile a una classe piena di altri bambini, portatelo in aula per brevi periodi di tempo, rinforzatelo abbondantemente prima che mostri segni di “sofferenza” e portatelo fuori subito dopo il rinforzo. Aumentate gradualmente il tempo di permanenza in aula finché il bambino non sarà in grado di tollerare l’ambiente. Spesso è utile, i primi tempi, portare in aula tutti i rinforzi preferiti del bambino per compensare il nuovo ambiente con il rinforzo. Molti genitori hanno trovato utile visitare il luogo, quando non c’erano altri bambini: i genitori e il bambino giocano nell’aula con i suoi giocattoli preferiti, che gli vengono dati liberamente come ricompensa. Associare il luogo con una ricompensa rende più facile per il bambino tollerare l’arrivo degli altri bambini.

3. Confronto

L’approccio iniziale con gli altri bambini spesso avviene con un solo bambino presente. Forse un bambino più grande può essere utile nell’istruzione del bambino autistico. Alcuni bambini si divertono nel ruolo di “assistente dell’insegnante” e si prestano volentieri. È importante offrire al bambino normodotato il giusto rinforzo per l’impegno svolto. Per prima cosa, ricompensate il bambino con i suoi giochi senza pretendere nulla. Fate giocare il bambino autistico con i suoi giochi preferiti, facendo partecipare anche il bambino normodotato: discutete con lui su come il bambino autistico preferisce che gli si parli, che lo si tocchi, ecc. e ricompensate il bambino normodotato quando si attiene a tali istruzioni durante il gioco.

Cercate l’aiuto di un paio di compagni se il bambino è inserito in una classe di bambini normodotati. Se il bambino è in un ambiente autonomo, verificate le possibilità di chiamare un compagno della stessa classe. Un’intera classe può essere reclutata, ricompensando i bambini con il permesso di partecipare, quando completano il loro lavoro o dimostrano un comportamento adeguato. Ancora una volta, accertatevi che i bambini normodotati ricevano un rinforzo molto “sostanzioso”.

Ben presto, tutti i bambini della classe vorranno avere una possibilità di diventare un “amico speciale”! Questa specie di “predominio alla rovescia” spesso è più efficace per il bambino autistico, che tollera difficilmente ambienti diversi o un grande numero di persone.

Gli insegnanti possono essere molto utili nella scelta dei bambini più adatti. Prima di parlare con i bambini che vorreste coinvolgere, parlate con i loro genitori: alcuni possono essere intimoriti da una situazione confusa che non riescono a comprendere, molti non vedono l’ora di dare una mano. Assicuratevi di dare la stessa importanza tanto ai benefici dei compagni quanto a quelli del vostro bambino. Informate il genitore che la maestra ha scelto suo figlio per la sua indole altruista e sottolineate che tale indole è merito dei genitori, per aver insegnato al bambino che l’altruismo è un pregio! Proponetevi per tempo di incontrare i genitori e permettetegli di conoscere vostro figlio. Parlategli dell’autismo in generale ed esponete il caso specifico di vostro figlio. Spesso le persone si fanno un’idea sbagliata sull’autismo e ogni bambino costituisce un caso a sé: non è possibile che riescano a “conoscere” vostro figlio sulla base di quanto hanno appreso dai media. Le persone di solito sono spaventate dalle cose che non capiscono: più informazioni siete in grado di dare, minori saranno le probabilità che i genitori esprimano delle preoccupazioni.

I bambini normodotati coinvolti in questo ruolo di supporto spesso acquistano fiducia in se stessi e si sentono orgogliosi di aiutare gli altri. Inoltre, è un primo passo per comprendere come e perché le persone sono diverse e speciali.

In queste occasioni, dovrebbe essere semplice convincere i genitori e gli insegnanti di quanto è importante per tutti noi la piena consapevolezza delle nostre differenze!

Spesso i bambini normodotati iniziano a interagire con il bambino autistico in classe, in mensa o in cortile: per esempio, il bambino potrebbe dire a insegnanti e compagni che il bimbo autistico “non sopporta rumori forti” o “ha bisogno di fare una pausa”. Questo potrebbe essere molto utile alla classe in generale, perché spesso l’insegnante ha talmente tante cose di cui occuparsi che può trascurare i bisogni specifici del bambino autistico. Più persone sono consapevoli dei comportamenti del bambino, maggiori saranno le probabilità di affrontare i problemi, prima che inizino i capricci! Inoltre il bambino autistico può fare amicizie che si evolveranno nel tempo, dandogli ulteriori opportunità di socializzare partecipando a feste di compleanno o momenti di gioco.

4. Richiesta (mand)

Una volta che il bambino autistico inizia pretendere il rinforzo dal suo amico, insegnate a quest’ultimo a indurre il bambino a chiedere le sue ricompense. Descrivete le tecniche base, facendo a turno con il bambino normodotato. Rinforzate il comportamento del bambino, quando agisce correttamente.

I bambini imparano alla svelta e possono diventare dei meravigliosi insegnanti! Le prime richieste dovrebbero essere quelle dei rinforzi più importanti per il bambino e situazioni diverse dovrebbero essere affrontate nell’arco della giornata scolastica: per esempio, lasciate che il bambino normodotato offra uno spuntino durante l’ora della merenda o giocattoli nei momenti di gioco.

Per un bambino che ha appena iniziato a tollerare la presenza di altri bambini il processo di socializzazione dovrebbe avvenire in modo graduale e accurato. Il risultato finale cui aspiriamo è che tutti i bambini siano in grado di imparare all’interno della classe, ma dobbiamo assicurarci di inserire il bambino in un ambiente in cui può dapprima sentirsi a suo agio e poi imparare.

Se non è possibile inserire il bambino gradualmente in una classe, i genitori spesso hanno ottenuto buoni risultati iniziando questo processo graduale in una classe orientata verso un’attività preferita dal bambino: per esempio, un bambino che ama la musica può essere inserito in una classe di educazione infantile alla musica, mentre un bambino cui piace il movimento può essere iscritto a una classe di ginnastica.

 

icon Cap29 - Sviluppare le capacita di socializzazione (150.53 kB)

 

 

Disclaimer - Avviso

Si ringrazia Mariposa School per aver concesso la libera traduzione e pubblicazione di questo manuale.

Questo documento è stato tradotto da soggetti non direttamente collegati alla Mariposa School, Mariposa non garantisce o assicura che I contenuti tradotti rappresentano con accuratezza l’originale.

the document was translated by a party unrelated to Mariposa and as a result, Mariposa makes no guarantees or assurances that the translated content accurately represents the original.

Il manuale completo originale è scaricabile al link: Training Manual – Entire Manual

 

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