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Il PECS (Picture Exchange Communication System) Stampa E-mail
Indice
Il PECS (Picture Exchange Communication System)
Fase I - Lo scambio fisico
Fase II - Movimento
Fase III - discriminazione del simbolo
Fase IV - La costruzione della frase
Fase V - Rispondere
Fase VI - Commentare
Programmi vari
Cosa non fare mai.
Materiali e risorse varie
Bibliografia
Tutte le pagine

Articolo tratto dal sito http://angelaottaviani.nigelbrooks.com/ 

Le slide originali sono visionabili al link: http://angelaottaviani.nigelbrooks.com/pecs/imagepages/image1.htm

(Vai all'album del PECS)

PECS è l’acronimo di “Picture Exchange Communication System” ovvero Sistema di Comunicazione mediante Scambio per Immagini. Tale sistema punta allo sviluppo della Comunicazione Funzionale e della Comunicazione come scambio sociale, attraverso un programma di apprendimento a piccoli passi che comprende 6 fasi (Fasi I – VI). E’ facile da imparare ed il suo impiego, oltre che poco costoso, è utilizzabile in diversi contesti (casa, scuola, etc.). Basato sull’uso di ‘rinforzi’ ha come obiettivo quello di incoraggiare la spontaneità e l’iniziativa del bambino nella comunicazione.

 

Supponiamo di immaginare tre scenari distinti:

  • Il bambino entra in cucina, vede la mamma e chiede: “Biscotto” e riceve un biscotto.
  • Il bambino entra in cucina e la mamma gli chiede: “cosa vuoi?”, il bambino risponde: “biscotto” e riceve il biscotto.
  • Il bambino entra in cucina, la mamma gli chiede: “cosa vuoi?” e, dopo una pausa, la mamma dice: “biscotto?”, il bambino ripete “biscotto” e riceve il biscotto.


Il primo dei tre punti, descrive un esempio di atto comunicativo spontaneo che è anche l’obiettivo del PECS.

La prima delle funzioni ad essere insegnata è la richiesta. Si insegna al bambino ad avvicinarsi ad un'altra persona e a dare la carta-simbolo (pittogramma) di un oggetto desiderato, in cambio dell’oggetto. Dal semplice scambio con l’altro, la comunicazione progredisce gradualmente fino alla capacità di discriminare tra le immagini all’apprendimento di nomi, verbi, aggettivi. Sempre con il supporto di pittogrammi, si passa poi alla capacità di strutturare semplici frasi. Le prime due fasi richiedono il lavoro di due adulti, mentre nelle successive è sufficiente il rapporto 1:1.
I prompts (gli aiuti, i suggerimenti) consigliati sono quelli visivi o fisici in quanto più facilmente estinguibili (fading out) rispetto a quelli verbali.

bimba pecsDurante gli scambi pittorici e verbali si cercherà di incoraggiare il più possibile ed in modo proattivo l’iniziativa del bambino. Allo scopo l’adulto dovrebbe tenere sempre a mente il motto: “parla di meno ed aspetta di più”.

L’ideale per iniziare a lavorare è un ambiente ‘protetto’ e strutturato, ma presto si deve estendere l’interazione in altri contesti per promuovere la generalizzazione. Il contesto strutturato iniziale prevede un tavolo con sedie ed un ambiente circostante intenzionalmente predisposto per favorire la comunicazione. Nessuna distrazione (giochi, suoni, etc.) presente, mentre i rinforzi (cibo, bevande, giocattoli, oggetti, anche i più strani), attentamente valutati in precedenza, dovranno essere ben visibili, ma non accessibili al bambino. Nelle fasi iniziali sono necessari almeno 20-30 scambi nell’arco della giornata, successivamente possono essere insegnate altre funzioni comunicative quali: accettare-rifiutare (“Si”, “No”; chiedere aiuto; chiedere una pausa; commentare, o significati quali: “aspetta”, etc. I bambini dotati di linguaggio verbale sviluppano anche la comunicazione verbale contemporaneamente a quella mediante scambio per immagini; tuttavia il sistema PECS si abbandona solo quando la produzione verbale e equivalente.
Ma vediamo, in dettaglio, come sono composte le singole fasi e quali sono le varie azioni da intraprendere.

 


Fase I - Lo scambio fisico.


bimbapecs2Si inizia ad insegnare all’allievo la giusta comunicazione scambiando una singola immagine per un oggetto estremamente desiderato. In questa fase, dicevamo, sono necessari due adulti: l’interlocutore ed un secondo adulto, presenza fisica silenziosa dietro all’allievo, che offre la guida fisica. Le due figure vengono denominate rispettivamente CP (Comunicative Partner) e PP (Physical Prompter).

Ma vediamo schematicamente ‘chi fa che cosa’.
Il CP - Comunicative Partner.
1) Attrae l’attenzione dell’allievo
2) Rinforza il bambino in ½ secondo
3) Aggiunge un elogio sociale con il rinforzo definito
4) Tiene il tempo appropriato della mano aperta

Il PP - Physical Prompter
1) Aspetta che l’allievo inizia
2) Aiuta fisicamente l'allievo a scambiare l'immagine
3) Sfuma sistematicamente i prompts

In questa fase, componendo in passi elementari, il bambino impara a:

  • prendere la carta;
  • allungarsi verso l’adulto;
  • rilasciare la carta nella sua mano;

A questo punto, il CP premia immediatamente il bambino, verbalizzando la sua richiesta (es. “Io voglio …”) e dando il rinforzo. La sequenza appena descritta va insegnata, a piccoli passi, magari utilizzando la tecnica del Backwards Chaining (Concatenamento all’indietro).
Il Backwards Chaining
Conviene aprire una piccola parentesi su tale tecnica. In un intervento di tipo ABA (Applied Behavior Analysis) il Backwards Chainin è un metodo che combina componenti comportamentali più semplici in componenti più complesse e composte. Con tale metodo, il bambino viene guidato in tutte le singole fasi di un comportamento eccetto quella finale che viene completata dal bambino (o che gli si insegna a completarla). Quando il bambino acquisisce l’abilità a completare l’ultima fase, allora l’insegnante comincia a guidarlo di nuovo con tutte tranne le ultime due, e così via, fino a quando il bambino non è autonomo in tutte le singole fasi di quel comportamento/abilità.
L’obiettivo è quello di incoraggiare l’iniziativa del bambino. In questa fase non importa che il bambino conosca quel che c’è sulla carta, quello che conta è lo scambio. Ma cerchiamo di dettagliare, in pratica, i singoli passi da eseguire.

  • I due adulti non devono fornire alcun aiuto verbale
  • L’interlocutore (CP) offre i pittogrammi (mano aperta) poi gradualmente estinti.
  • Il PP fornisce la guida fisica poi gradualmente estinta (tecnica del fading out). Per guidarlo il PP lo fa mano sulla mano senza prendere l’iniziativa: aspetta che il bambino cominci l’azione e la corregge se necessario.
  • Il CP non deve chiedere: “lo vuoi?”. Né deve dire: “cosa vuoi?” o “dammi la carta”
  • Nessuno deve indicare col dito la carta o l’oggetto.
  • Per promuovere e favorire la generalizzazione sin dall’inizio, i due adulti si scambiano i ruoli, mentre i contesti devono variare gradualmente.

Alla fine di questa fase il bambino avrà 5-10 pittogrammi ed oggetti di cui fare la richiesta. Prima di passare alla Fase II, l’allievo deve essere indipendente dai prompts visivi (mano aperta)

Ecco un video (in linga inglese) che spiega come avviene la Fase I


 

Fase II - Movimento.
In questa fase si insegna all’allievo una comunicazione costante e continua facendolo attivamente cercare le proprie immagini per poterle porgere a qualcuno in segno di richiesta. Questa è la fase in cui bisogna incrementare la spontaneità. In questa fase sono ancora necessari due adulti: l’interlocutore (CP) ed il PP che offrirà sia guida fisica che shadowing (ombreggiamento). La figura ‘ombra’, nel caso dei PECS assume la funzione passiva rispetto a ciò che l’interlocutore sta facendo con il bambino, ma risulta essenziale nel guidare l’allievo all’interazione. L’aiuto ‘ombra’ è colui che guida il bambino fisicamente nelle varie fasi che vengono impostate dal CP. Nella fase II si inserisce uno strumento denominato Book o libro per la comunicazione. Tale strumento è essenzialmente un raccoglitore per immagazzinare i simboli, ha delle strisce di velcro sulla copertina per potervi apporre i pittogrammi scelti e poter comporre delle frasi con più immagini.
In questa fase il bambino impara a:

  • dirigersi verso il Book;
  • staccare il pittogramma appropriato
  • andare dall’interlocutore e rilasciare la carta-simbolo nella sua mano

Se avviene ciò, l’adulto premia il bambino immediatamente, verbalizzando la sua richiesta (“Io voglio …” e dando il rinforzo.
Inizialmente si pone il Book sul tavolo di fronte al bambino, che dovrà imparare a staccare il pittogramma, allungarsi verso l’adulto e rilasciare la carta nella sua mano. Successivamente si accresce, gradualmente, la distanza tra il bambino e l’adulto. Poi, sempre gradualmente, si accresce la distanza tra il bambino ed il book. L’obiettivo è porre il libro per la comunicazione in un luogo fisso sia a scuola che a casa. Nella seconda fase non si devono usare suggerimenti visivi ed è necessario evitare l’uso di quelli verbali, ciò per incoraggiare l’iniziativa dell’allievo. Il PP aiuterà, silenziosamente, il bambino a muoversi, grazie ad una guida fisica (a volte basta un tocco della schiena). Anche in questa fase, in ottica di generalizzazione, bisogna variare ed ampliare il raggio degli interlocutori del bambino e dei contesti in cui avviene la comunicazione. Per fare ciò, si insegna al bambino a muoversi fuori della classe ed in altre stanze, si aumenta il numero ed il tipo dei rinforzi di cui la’llievo fa richiesta. Prima di passare alla fase successiva (Fase III), il bambino dovrebbe essere in grado di muoversi in maniera indipendente, ossia senza bisogno di prompt fisici.

Ecco un video (in linga inglese) che spiega come avviene la Fase II


 

Fase III – Discriminazione del simbolo.

In questa fase si insegna agli allievi a discriminare le immagini ed a selezionare il pittogramma che rappresenta l’oggetto desiderato. Il bambino imparerà a distinguere e scegliere fra carte-simbolo ed oggetti. In genere questa fase viene utilizzato un solo adulto: l’interlocutore. Prima di iniziare è bene fare una rivalutazione dei rinforzi e degli oggetti non graditi, ciò in quanto tale fase prevede due stadi distinti. Nel primo si utilizzeranno sia gli oggetti graditi che quelli non graditi, nel secondo si utilizzeranno solo gli oggetti graditi. I due stadi, pur sembrando simili hanno funzioni distinte ed è importante fare attenzione.


I° stadio.
In questo primo stadio si utilizzano, assieme ai pittogrammi, un oggetto che al bambino piace (rinforzo) ed uno che non piace (non rinforzo). Purtroppo ci sono bambini che accettano qualunque cosa gli venga proposta, ed è difficile trovare oggetti non graditi. In tal caso un trucco è usare cibo. Nel caso in cui il bambino non focalizza l’attenzione sulla carta, si può far uso di simboli tridimensionali.
Se il bambino stacca la carta corretta:

  • l’adulto lo premia (“Aha palla!”) e dà l’oggetto in cambio
  • e verbalizza: “Io voglio palla!”

Se il bambino stacca la carta sbagliata:

  • l’interlocutore non premia il bambino (non dice nulla o usa un tono differente di voce);
  • dà l’oggetto non gradito al bambino;
  • il bambino lo rifiuta.

In questo caso si usa la procedura della correzione dell’errore denominata “4 step error correction”. Tale procedimento è formato, appunto, di 4 passi in sequenza:

  1. Modellamento - L’adulto mostra e tocca la carta corretta col corrispondente rinforzo, ma non lo dà al bambino.
  2. Prompt – L’adulto aiuta il bambino a dare la carta corretta e rinforza socialmente il bambino (es. “Bravo!”)
  3. Interruzione – L’adulto distrae l’attenzione del bambino (es. “Batti le mani”, “Toccati il naso”) o fa una pausa.
  4. Ripetizione – L’adulto rimette a posto le due carte-simbolo ed offre entrambi gli oggetti di nuovo.

A questo punto, si auspica che il bambino dà la carta corretta all’adulto. Se avviene, l’adulto scambia la posizione delle carte-simbolo.


II° stadio.
In questo stadio, si insegna all’allievo a discriminare tra i pittogrammi di due diversi oggetti favoriti. Bisogna sempre verificare la corrispondenza esatta tra l’oggetto e la carta. In caso di mancata corrispondenza, si considera come errore. Per effettuare tale verifica si procede come segue:

  • L’interlocutore regge entrambi gli oggetti
  • Il bambino dà il pittogramma
  • L’adulto offre entrambi gli oggetti dicendo: “Prendi!”
  • Il bambino cerca di prendere l’oggetto non corrispondente

Se dovesse verificarsi ciò, si utilizza la procedura della “correzione dell’errore” precedentemente descritta:

  • bloccando il bambino e mostrando la carta corretta, toccandola con l’oggetto corrispondente, senza darlo al bambino.

Dopo di ciò, il bambino dovrebbe fornire la risposta corretta. A quel punto l’adulto scambia la posizione delle carte-simbolo.
Alcuni trucchi supplementari per la discriminazione del simbolo possono essere:

  1. l’utilizzo di una carta bianca e della carta-simbolo dell’oggetto (successivamente si inizia a scarabocchiare la carta ed a ridurre le differenze);
  2. la codifica delle carte-simbolo mediante la colorazione dei bordi con colori diversi per poi ridurre le differenze.
  3. il posizionamento della carta-simbolo sull’oggetto reale e sulla scatola contenente l’oggetto;
  4. l’utilizzo di simbolo tridimensionali (miniature di oggetti);
  5. l’utilizzo di una carta piccola ed una grande per poi ridurre la differenza;
  6. l’uso di una carta-simbolo a colori ed una in bianco e nero, per poi ridurre la differenza.

Durante questa fase, man mano che si progredisce, si introducono più pittogrammi. Quando il bambino riesce a discriminare fra 5 di essi posti sulla facciata del book, allora le carte-simbolo possono essere poste dentro al libro.
Successivamente si insegna al bambino a richiedere oggetti in vista e poi oggetti fuori dalla sua visuale. Quando ciò avviene, il bambino è pronto per la fase successiva.


 

Fase IV – La costruzione della frase

Nella Quarta fase si insegna agli allievi ad usare la struttura di una frase per fare una richiesta sotto forma di: "io voglio …". In questa fase il bambino impara a costruire, mediante pittogrammi, una frase e a presentarla all’adulto. Anche in questa fase è sufficiente la presenza di un solo adulto, il quale fornisce anche la guida fisica. Come nelle precedenti fasi si usa la tecnica del Backwards chaining.

In questa fase il bambino impara a:

  • dirigersi verso il proprio libro per la comunicazione e costruire una frase sulla striscia di velcro mediante l’utilizzo delle carte-simbolo “Io voglio” seguita da quella di un oggetto favorito;
  • staccare la frase su velcro ed andare dall’adulto;
  • dare la frase per fare la richiesta.Io voglio

L’interlocutore premia e verbalizza, facendo delle pause che il bambino può riempire con delle parole o con l’imitazione verbale, ed incoraggiando il bambino ad indicare le carte in sequenza. In prima battuta, la carta-simbolo “Io voglio” è già posizionata sulla striscia di velcro. Lo scambio sarà pittorico e verbale cercando di incoraggiare sempre la comunicazione senza insistere troppo sulla verbalizzazione. Non appena l’allievo è in grado di costruire la frase e di porgerla all’interlocutore, si può gradualmente passare all’apprendimento degli attributi: forme geometriche, colori, dimensioni, etc.

Quando si passa all’apprendimento degli attributi, inizialmente questi dovranno essere rilevanti per quel oggetto tali da caratterizzarlo significativamente. Bisogna, quindi avere a disposizione un pittogramma dell’oggetto e diversi simboli astratti per i diversi attributi di quel oggetto.

AranciaGrande

Alla fine della quarta fase l’allievo dovrebbe avere 20-50 carte-simbolo nel proprio Libro e dovrebbe saper comunicare spontaneamente con diversi interlocutori.


 

Fase V – Rispondere

Una volta che l’allievo è in grado di formulare richieste spontanee, nella fase V si insegna al bambino a rispondere alla domanda: “cosa vuoi?” Ecco la procedura da seguire:

  • il bambino cerca qualcosa
  • l’interlocutore tocca il pittogramma “Io voglio” e chiede: “Cosa vuoi?” (dare sempre priorità all’iniziativa del bambino, limitando al minimo l’uso di questa domanda)


 

Fase VI – Commentare

io vedo
Nell’ultima fase si insegna agli allievi a commentare le cose del loro ambiente sia spontaneamente che in risposta ad una domanda. In questa fase il bambino impara a rispondere alle domande:

  • Cosa vedi?
  • Cosa senti?

Io sento

Le domande dovranno essere presentate in ordine casuale.

Le carte-simbolo “Io vedo” ed “Io sento” si usano allo stesso modo della carta “Io voglio”. Si usano oggetti interessanti per il bambino oppure eventi da guardare. Si commenta su fatti insoliti, cambiamenti, etc. cercando di utilizzare contesti diversi. Ad es. una passeggiata al parco giochi o alla stazione dei treni, …






Programmi vari

 

Dicevamo in precedenza che in questa fase avanzata, possono essere insegnate al bambino altre funzioni comunicative quali accettare-rifiutare rifiutare (“Si”, “No”); chiedere aiuto; chiedere una pausa; commentare, o significati quali: “aspetta”, “fareaspetta un patto”, etc. Cerchiamo di descriverne, singolarmente, le procedure.
Aspettare

L’allievo impara a rispondere alla domanda “Vuoi?”. In questo caso sono necessari due adulti. Il CP ed il PP. Il bambino impara ad annuire o a scuotere la testa (il PP guida). Si utilizzano

Il bambino impara il significato di “Aspetta!” (comprensione/linguaggio ricettivo).

  1. Il bambino chiede un oggetto
  2. L’adulto mostra il pittogramma “Aspetta” e dice: “Aspetta!”
  3. Dopo un secondo l’adulto dice: “Bravo, aspetta!” e dà l’oggetto al bambino.

Il tempo in cui il bambino aspetta verrà gradualmente aumentato e, generalizzando, si estenderà l’uso di tale carta-simbolo ad altri contesti.

Accettare-Rifiutare (“Si”, “No”)
L’allievo impara a rispondere alla domanda “Vuoi?”. In questo caso sono necessari due adulti. Il CP ed il PP. Il bambino impara ad annuire o a scuotere la testa (il PP guida). Si utilizzano oggetti graditi ed oggetti non graditi.

Aiuto.aiuto
Il bambino impara a chiedere aiuto. Anche in questo caso sono necessari l’interlocutore ed il secondo adulto che fornirà la guida fisica.

  • Si crea una situazione problematica. Ad es. si mette un oggetto favorito in una scatola chiusa bene (tale tecnica è detta ‘Sabotaggio’).
  • Il PP guida il bambino a dare la carta-simbolo “Aiuto” all’interlocutore.
  • L’interlocutore verbalizza la richiesta “Aiuto!”, “Ho bisogno di aiuto!” ed aiuta il bambino.


Fare un patto.
In questa fase si insegna all’allievo a lavorare in cambio di un oggetto desiderato. L’adulto ripone il pittogramma di un oggetto richiesto (rinforzo) su una cartella chiamata “Sto lavorando per”. Dopo aver completato un compito, l’allievo riceve un “gettone” (Token) da mettere sulla cartella e scambiare con l’oggetto richiesto. L’interlocutore aumenterà gradualmente il tempo di lavoro ed il numero di compiti e, di conseguenza, Token necessari per ricevere l’oggetto.

pausa
Pausa.
Il bambino impara a chiedere una pausa. In questo caso sono necessari sia l’interlocutore che il Physical Prompter.
L’interlocutore sovraccarica il bambino di stimoli e compiti da fare. Il secondo adulto guida il bambino a dare la carta-simbolo “Pausa”. Diventano necessari, in questo caso, un timer ed un angolo tranquillo. Finita la pausa, per incoraggiare il bambino a tornare al lavoro, si ricorre alla cartella “Sto lavorando per”.


 

Cosa non si deve fare nell’utilizzo del PECS

  • Non usare un solo adulto nelle prime due fasi.
  • Non usate nessun prompt verbale in questi passaggi. POTETE richiamare l’attenzione del bambino muovendo l’oggetto e dicendo “ho le caramelle,” ma NON dategli prompt verbali affinché il bambino vi consegni la carta. Ricordate di usare solo prompts fisici.
  • Non insistere sul linguaggio verbale
  • Non chiamare il bambino (verso di te)
  • Non dire al bambino: “Andiamo!” o “Vieni!”
  • Non incoraggiare il bambino a venire verso di te usando il contatto visivo
  • Non dire al bambino: “Cosa vuoi?” troppo precocemente
  • Non dire al bambino: “Prendi la carta” oppure “Prendi il tuo libro”
  • Non esagerare col rinforzo
  • Non indicare la carta perché il bambino la prenda
  • Non mettere la carta nella mano del bambino


 

Materiali e risorse.

I pittogrammi possono essere acquistati o fatti in casa. Il nostro intento è quello di raccoglierne il maggior numero possibile e condividerlo con tutti per rendere questa ricerca il più facile ed accessibile possibile. Questi possono essere simboli a colori, in bianco e nero, o foto. Per specifici oggetti, giocattoli, cibi o attività, è molto utile l’uso di una macchina fotografica digitale in modo da personalizzare la carte-simbolo, elaborando successivamente le foto mediante software per il disegno. Esistono, inoltre, anche software specifici per produrre le carte-simbolo come “Boardmaker” o “Writing With Symbols”.
I pittogrammi dovrebbero sempre avere le parole scritte con caratteri semplici come l’Arial o il Comic Sans. Potete laminarle per renderle più resistenti e dovrebbero avere incollato dul retro un pezzetto di velcro. Quadri e libri per la comunicazione possono essere acquistati. Il Book è difficile da costruire, ma il Quadro può essere ricavato da un cartoncino largo con strisce di velcro.

I libri

  • Visual Strategies for Improving Communication by Linda A. Hodgdon - è un libro eccellente per capire come e perchè ci sono bambini così visuali e come possono imparare.
  • Activity Schedules for Children With Autism : Teaching Independent Behavior (Topics in Autism) by Lynn E. McClannahan, Patricia J. Krantz (Paperback - March 1999 - altro libro eccellente per capire perchè il cartellone programmi è così importante. Consente ai nostri bambini di sentirsi più "stabili" e capire lo svolgimento della giornata. Aiuta a limitare la frustrazione.


 

Bibliografia

  1. Bondy, A.S., and L. Frost. 1994. "The Picture Exchange Communication System." Focus on Autistic Behavior 9(3):1-19.
  2. Bondy, A.S. 2001. "PECS: Potential Benefits and Risks." The Behavior Analyst Today 2:127-132.
  3. Mirenda, P. 2001. "Autism, Augmentative Communication, and Assistive Technology: What Do We Really Know?" Focus on Autism and Other Developmental Disabilities 16(3):141-151.
  4. Bondy, A.S., and L. Frost. 2001. "The Picture Exchange Communication System." Behav Modif. 25(5):725-744.
  5. Charlop-Christy, M.H., et al. 2002. "Using the Picture Exchange Communication System (PECS) With Children With Autism: Assessment of PECS Acquisition, Speech, Social-communicative Behavior, and Problem Behavior." J Appl Behav Anal. 35(3):213-231.
  6. Schwartz, I.S., et al. 1998. "The Picture Exchange Communication System: Communicative Outcomes for Young Children with Disabilities." Topics in Early Childhood Special Education 18(3):144-159.
  7. Ganz, J.B., and R.L. Simpson. 2004. "Effects On Communicative Requesting And Speech Development Of The Picture Exchange Communication System In Children With Characteristics Of Autism." J Autism Dev Disord. 34(4):395-409.
  8. Howlin P., et al. 2007. "The Effectiveness of Picture Exchange Communication System (PECS) Training for Teachers of Children with Autism: A Pragmatic, Group Randomised Controlled Trial." J Child Psychol Psychiatry 48(5):473-481.
  9. Yoder, P., and W.L. Stone. 2006. "A Randomized Comparison of the Effect of Two Prelinguistic Communication Interventions On The Acquisition of Spoken Communication In Preschoolers With ASD." J Speech Lang Hear Res. 49(4):698-711.

 

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