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Incrementare abilità di comunicazione espressiva per bambini verbali Stampa E-mail

Articolo tradotto da: Monica Scalici

happy-kid-star-sunglassesCos’è la comunicazione?

La comunicazione può essere intesa come un comportamento volontario usato intenzionalmente negli scambi sociali con lo scopo di trasmettere informazioni, osservazioni, emozioni, o per cambiare la situazione in cui ci si trova. Fanno parte della comunicazione comportamenti sia verbali che non verbali, dal momento che possono essere caratterizzati da un’intenzione, riconoscibile da un’anticipazione e un risultato. D’altra parte, non tutti i fenomeni verbali, e nemmeno tutti i discorsi veri e propri, possono sempre essere considerati come una comunicazione intenzionale (9).

Questa definizione sottolinea come la comunicazione avvenga sempre in un contesto sociale. La capacità di parlare e la verbalizzazione in generale diventano “comunicazione” nel momento in cui si manifesta il desiderio o la volontà di trasmettere un’informazione a qualcun altro. Per tanto, comunicazione e abilità sociali sono strettamente interconnesse e interdipendenti. D’altra parte, queste sono esattamente le due aree che i bambini con autismo trovano maggiormente ardue e, quindi, anche quelli che hanno un buon grado di verbalizzazione di solito sperimentano difficoltà comunicative.

Quando si parla di bambini autistici “verbali”, o con verbalizzazione, si considera un ampio raggio di comportamenti verbali, dalla capacità verbale minima a quella più sviluppata, sempre considerando la difficoltà nel modo in cui il bambino usa il linguaggio acquisito per comunicare. Come detto precedentemente, dal momento che la comunicazione e le abilità sociali sono interdipendenti, sono le caratteristiche proprie dell’autismo riguardo le relazioni sociali che determinano la grande difficoltà con cui il bambino usa le sue abilità verbali per comunicare efficacemente (11). Questo vuol dire che la generale mancanza di conoscenza del bambino riguardo gli altri in genere, e in modo particolare la difficoltà a comprendere che le altre persone possono avere pensieri, idee, opinioni diverse dalle sue (11) può interferire in modo significativo sull’abilità di comunicazione. In pratica, se un bambino non comprende appieno la regola generale del “dare e avere” delle relazioni sociali, è poco probabile che prenda parte allo scambio intenzionale e volontario di informazioni che caratterizza la comunicazione.

 

Di solito, i programmi per bambini verbali hanno lo scopo di migliorare le abilità strutturali linguistiche (ad esempio l’uso dei vocaboli, la struttura della frase o la sua lunghezza), ma nel caso dell’autismo lo scopo dovrebbe essere piuttosto il miglioramento della conoscenza e della comprensione del bambino delle abilità di comunicazione sociale.

E’ anche importante notare che l’attenzione alla comunicazione non dovrebbe essere una responsabilità solo del logopedista, ma piuttosto un’abitudine per tutti coloro che vengono in contatto con il bambino. Per tanto, il duplice scopo di questo articolo è fornire:

I – Domande chiave da porsi per determinare le abilità comunicative del bambino

II- Lo sviluppo di un programma di intervento efficace per bambini con autismo basato sulle loro reali necessità comunicative.


I- Domande da prendere in esame

Per poter sviluppare un programma efficace si dovrebbero prima considerare le domande seguenti, per determinare sia le abilità che le necessità comunicative del bambino:

  • Il bambino manifesta Comportamenti Verbali Non-Convenzionali (UVB)? Se la risposta è affermativa, li utilizza per uno scopo comunicativo? I comportamenti verbali non-convenzionali possono essere causati da intenzioni sia comunicative che non comunicative. Tra questi comportamenti ricordiamo l’ecolalia, il discorso costante e le domande incessanti.

Ecolalia – definizione e caratteristiche

  • L’ecolalia è la forma più comune di comportamento verbale non-convenzionale (9), e si manifesta con la ripetizione, da parte del bambino, di informazioni verbali pronunciate da qualcun altro (conversazioni, filmati, libri letti ad alta voce ecc).
  • Può comportare la ripetizione di una parte del discorso o anche del discorso intero, a volte anche con la riproduzione dell’esatta inflessione vocale originale.
  • Può essere sia immediata (ripetizione di qualcosa appena ascoltato)o posposta (ripetizione di qualcosa ascoltato un ora, un giorno, una settimana, un mese o addirittura anni prima).
  • L’ecolalia è un fenomeno normale durante lo sviluppo del linguaggio ma tende a scomparire man mano che si consolida un linguaggio spontaneo. D’altra parte, nei bambini con autismo questo fenomeno tende a rimanere molto più a lungo e ad essere molto più frequente (9).
  • L’ecolalia riflette il modo in cui il bambino elabora le informazioni ricevute. Un bambino con autismo tende ad elaborarle come un “blocco” unico, senza analizzare le singole parole, spesso elaborando insieme anche il contesto in cui l’informazione gli era stata fornita. Quindi, può accadere che elementi comuni tra le circostanze in cui la frase originale era stata pronunciata e una nuova situazione inneschino la ecolalia nel bambino.

Esempio: uno studente con autismo, arrabbiato con il suo insegnante, urla: “vada all’inferno, tenente!”. In seguito, i genitori spiegheranno che il bambino aveva visto molte volte il film “Codice d’Onore”, dove, in effetti, è pronunciata questa frase in un contesto di rabbia. Anche se il bambino non era in grado di verbalizzare “sono infastidito per il compito che devo fare oggi”, poteva utilizzare un’espressione che aveva memorizzato e che associava alla rabbia.

La presenza di ecolalia in bambini autistici può essere un fattore positivo: indica che, sebbene ancora ad un livello superficiale, si sta sviluppando un linguaggio analitico e costruttivo.

Uso dell’ecolalia con scopi non-comunicativi e comunicativi

E’ importante determinare se il bambino usa le ripetizioni ecolaliche con uno scopo comunicativo o non comunicativo. In entrambi i casi è anche importante sottolineare che, sebbene possa utilizzare frasi sofisticate (grammaticalmente e strutturalmente), il bambino semplicemente le ripete senza capirne necessariamente il significato (8).

Scopi non comunicativi

L’ecolalia usata senza uno scopo comunicativo è determinata nella mancanza di aspettativa, da parte del bambino, di una qualche forma di risposta alle sue ripetizioni (8). Per fare alcuni esempi:

  • Ripetizioni non legate al luogo o al contesto (ad esempio, se il bambino ripete frasi dei cartoni della Disney durante un’attività di gruppo).
  • Ripetizioni innescate da affinità tra il luogo in cui si trova e altri luoghi simili (ad esempio, il bambino entra a metà mattina nella sala da pranzo della zia e dice “trovatevi tutti un posto per sedervi e incominciamo a mangiare”, come aveva sentito nella mensa a scuola)
  • Ripetizioni rivolte a sé stesso mentre compie un’azione, specialmente se un’azione di routine (ad esempio, ripetersi ad alta voce la sequenza che gli era stata insegnata per lavarsi le mani, “apri il rubinetto, prendi la saponetta, sciacqua le mani, prendi l’asciugamano”).

A volte, i bambini con autismo iniziano a ripetere frasi ecolaliche in situazioni di stress o di angoscia, ed è quindi importante riuscire a riconoscere in quali casi l’ecolalia è causata dallo stato emotivo del bambino.

Esempio: un bambino entra nella classe dove di solito seguiva le lezioni l’anno precedente e inizia a ripetere una serie di frasi tipiche del vecchio insegnante. In questo modo, manifesta un sentimento di ansia causato dal trovarsi di nuovo in quel luogo senza capirne il perché.

Scopi comunicativi: man mano che il bambino sviluppa le capacità cognitive e linguistiche, l’ecolalia potrebbe assumere una funzione comunicativa (8). In questo caso, le ripetizioni potrebbero essere accompagnata da una posizione o da uno sguardo più appropriati alla situazione. L’ecolalia può essere usata comunicativamente per:

  • Riconoscere il momento in cui prendere parola: il bambino si rende conto di quando ci si aspetta che inizi a parlare o che risponda ad una domanda ma, non avendo ancora sviluppato un linguaggio spontaneo efficace, usa le ripetizioni per prendere parola.

Esempio: alla domanda “cosa hai fatto oggi a ginnastica?” un bambino potrebbe rispondere: “allineatevi tutti lungo questa linea bianca”, ripetendo un’istruzione data dall’insegnante di ginnastica.

  • Incominciare un’interazione comunicativa: il bambino comincia a notare la presenza di altre persone e usa delle ripetizioni ecolaliche per iniziare una conversazione con loro.

Esempio: un bambino con autismo si avvicina ad un adulto, stabilisce con lui un contatto visivo e gli dice “Susan, credo che questa notte morirò”. Dopo le prime perplessità, si è venuti a sapere che il bambino aveva appena guardato il film “La tela di Charlotte” e, per cominciare la comunicazione, aveva pensato di usare una frase dal film.

  • Richieste: il bambino usa le ripetizioni per ottenere un oggetto che desidera o per essere assecondato in qualcosa.

Esempio: il bambino chiede “vuoi una merendina?” per indicare che ha fame.

  • Rispondere in modo affermativo ad una domanda: ad una domanda, il bambino potrebbe risponderla ripetendola per far capire che è d’accordo.

Esempio: alla domanda “andiamo in altalena?”, il bambino potrebbero rispondere “andiamo in altalena?”

Discorso costante e domande incessanti – definizione:

Il discorso costante e le domande incessanti sono una ripetizione continua di una frase o di una domanda, e possono avere sia uno scopo comunicativo che non-comunicativo.

Discorso costante e domande incessanti – scopo comunicativo

Se la frase o la domanda sono ripetute con lo scopo di iniziare o continuare una comunicazione da cui il bambino si aspetta una risposta si è davanti ad un uso comunicativo, anche se in effetti il bambino continua a ripeterle dopo o anche immediatamente dopo aver ottenuto una risposta.

Esempio: un bambino ripete: “guardiamo i cartoni di Pippo?”, dimostrandosi sempre più ansioso finché qualcuno non gli risponde. Comunque, anche dopo aver ottenuto la risposta, il bambino continua a porgere la stessa domanda.

Il discorso costante e le domande incessanti possono essere da ricondurre alle difficoltà del bambino nell’analizzare una situazione o nel gestire uno stato emozionale.

Esempio: Un bambino autistico, particolarmente ansioso a proposito di dove sarebbe andato dopo la scuola, dal momento che la destinazione cambia spesso, durante la giornata può chiedere spesso “andiamo dalla nonna?”

Discorso costante e domande incessanti- Scopo non comunicativo

Il discorso costante e le domande incessanti potrebbero anche avere caratteristiche non-comunicative se il bambino ripete la frase o la domanda senza aspettarsi alcun tipo di risposta da parte dell’interlocutore. In questo caso, la ripetizione viene causata dall’effetto calmante e piacevole che fa provare al bambino.

Esempio: un bambino pronuncia le parole “Stadio del Nuovo Paradiso” diverse volte durante il giorno, senza scopo comunicativo ma comunque sorridendo mentre le dice e accompagnandole con un movimento fisico ripetitivo.

Il bambino comprende e/o utilizza i seguenti comportamenti di comunicazione sociale non-verbale?

  • Gestualità: Indica con il dito, utilizza la gestualità che indica la distanza, le dimensioni di un oggetto eccetera.
  • Sguardo: Stabilisce un contatto visivo prima di iniziare la comunicazione, guarda chi gli sta parlando e comprende che lo sguardo rivolto a lui indica attenzione da parte dell’ascoltatore.
  • Espressione facciale: Comprende e utilizza una gamma vasta di espressioni facciali per comunicare emozioni e sentimenti (ad esempio, riesce a decifrare un’espressione confusa nell’ascoltatore e riformula l’informazione per venirgli in contro)
  • Linguaggio del corpo/postura: Comprende e utilizza in modo corretto sia la postura durante la comunicazione (come rimanere di fronte all’ascoltatore) sia il linguaggio del corpo (capisce che se l’ascoltatore tiene le braccia incrociate potrebbe essere infastidito o ansioso
  • Spazio fisico: Durante la comunicazione usa in maniera appropriata lo spazio fisico a sua disposizione (ad esempio non invade lo spazio personale dell’ascoltatore rimanendogli troppo vicino).
  • Aspetti vocali:

Tono di voce: Alcuni bambini autistici hanno difficoltà a modulare il tono della voce, e può accadere che parlino o a voce troppo alta o troppo bassa. In più, non sempre comprendono che il tono vocale può far parte del messaggio comunicativo (ad es. la rabbia può essere espressa alzando la voce).

Inflessione: Alcuni bambini parlano in tono eccessivamente monotono al posto di usare diverse inflessioni per comunicare sfumature dubbio, emozioni, sentimenti ecc.

Velocità: Alcuni bambini autistici parlano molto velocemente, diminuendo la possibilità di comprendere ciò che dicono.

Il bambino esprime una generale comprensione e/o uso delle seguenti abilità verbali socio-comunicative?

Partecipazione: Il bambino presta attenzione all’interlocutore? Questa sarebbe una dimostrazione della sua effettiva abilità di assicurarsi l’attenzione dell’ascoltatore prima di iniziare a comunicare con lui.

Esempio: un bambino autistico verbale inizia a parlare con l’insegnante, che si trova dall’altra parte della stanza, senza rendersi conto che prima di cominciare il discorso ha bisogno di chiamare la maestra o, almeno, di richiamare la sua attenzione.

Presa di parola: Il bambino riesce o non riesce a prendere parte a scambi comunicativi destreggiandosi sia come ascoltatore che come comunicatore rispettando il proprio turno? Bisognerebbe domandarsi se porge domande pertinenti all’argomento di cui si sta parlando, lascia che l’interlocutore completi il discorso senza interromperlo, permette anche agli altri presenti di introdursi nella conversazione.

Esempio: Alcuni bambini autistici verbali si prestano a conversazioni unilaterali, nel senso che parlano a lungo di un argomento di grande interesse per loro ma non permettono a nessun altro di parlare, quindi l’ascoltatore non riesce mai a prendere parola.

  • Iniziare la conversazione: Il bambino è in grado di stabilire diverse e appropriate conversazioni con gli altri?

Esempio: Un bambino autistico è solito raccontare sempre la stessa barzelletta quando deve iniziare a parlare con qualcuno, mentre un altro, sebbene verbale, in alcuni casi porta via i giocattoli agli altri bambini per poi scappare, mentre in altri colpisce i coetanei facendoli cadere a terra e dimostrando di non essere in grado di cominciare una conversazione.

Sostenere la conversazione: Il bambino risponde ai commenti degli interlocutori, pone domande pertinenti, fornisce le informazioni opportune, riconosce quando si cambia argomento, chiede chiarimenti? Alcuni bambini autistici verbali hanno difficoltà a sostenere conversazioni riguardo un argomento scelto da un’altra persona, per quanto lo possano trovare interessante.

  • Concludere la conversazione: Il bambino è in grado di concludere la conversazione in maniera opportuna? Spesso i bambini semplicemente si allontanano non appena hanno finito di parlare, senza lasciare che l’interlocutore abbia un segnale chiaro del termine della conversazione.
  • Cercare e ottenere informazioni: Il bambino porge agli altri domande per avere informazioni personali, come “hai fatto qualcosa di divertente questo week-end?” Questa abilità è particolarmente difficile da sviluppare per i bambini autistici verbali, dal momento che non sempre riescono a comprendere che le altre persone possono fare esperienze diverse dalle loro.
  • Sbagliare e correggersi: Può succedere spesso ai bambini autistici di commettere errori comunicativi sia come ascoltatori (quando gli viene richiesto di rispondere ad una domanda) sia come interlocutori (nell’esprimere in modo efficace il loro pensiero), causati dalle grandi difficoltà che devono superare durante una comunicazione. Ad esempio, potrebbero non riconoscere e interpretare dei comportamenti comunicativi non verbali, come uno sguardo confuso e, per tanto, la conversazione potrebbe fallire. Quindi è importante determinare se il bambino ha sviluppato o è in grado di usare delle strategie di riparazione e correzione sia per ricevere che per fornire delle informazioni.

Esempio: Il bambino dice cose come “non ho capito” o “per favore, ripeti” quando c’è un fallo nella comunicazione.

Dal momento che i bambini autistici verbali spesso possiedono delle abilità espressivo - comunicative, di solito si pensa che abbiano anche sviluppato delle capacità di comprensione ma, nella maggioranza dei casi, non è così. La scarsa comprensione del messaggio verbale è una causa comune dei loro errori comunicativi.

  • Linguaggio figurato: Il bambino comprende le metafore, gli idiomi, i giochi di parole e doppi sensi?

Esempio: la mamma di un bambino autistico verbale dice: “smettila di starmi tra i piedi”, e il figlio risponde: “Ma io ti sono di fronte”. Un altro caso è quello di un ragazzino autistico delle scuole medie che non riesce a capire quando i suoi coetanei scherzano fra di loro in autobus e, interpretando le battute in maniera letterale, si innervosisce.

  • Attenzione al linguaggio sociale: si intende la capacità del bambino scegliere le informazioni da comunicare in base al particolare ascoltatore che ha davanti. Questo include l’abilità di:

Adattare il linguaggio e le informazioni da fornire a seconda dell’età o della familiarità che ha con l’ascoltatore. Ad esempio, può succedere che un ragazzino autistico si metta a parlare del sistema solare in termini specialistici con un bambino di tre anni.

Usare forme cortesi appropriate come per favore, grazie, scusami ecc.

Evitare di parlare di argomenti inappropriati o fare commenti sconvenienti (come far notare “hai proprio un brufolo enorme sul naso!”

Il bambino parla di eventi passati o previsioni future?

La capacità di usare un linguaggio adatto a parlare di eventi passati o future è un indicatore dello sviluppo di abilità comunicative avanzate (9). Per un bambino con autismo è molto più facile parlare di eventi relativi all’immediato presente, dal momento che può fare riferimento ad un contesto visivo, mentre il passato e il futuro richiedono uno sforzo astrattivo maggiore (9). E’ anche importante notare se ci sono discrepanze tra le capacità comunicative che il bambino dimostra parlando di eventi presenti e quelle che utilizza per fatti passati o futuri.

Il bambino usa il linguaggio che ha appreso per esprimere stati emotive?

Anche se I bambini con autismo sperimentano la stessa gamma di emozioni di tutte le altre persone, possono trovare difficoltà ad identificare (nel senso di comprendere e riconoscere) sia le proprie sia quelle degli altri. Per tanto, a maggior ragione la descrizione verbale di questi stati d’animo può diventare estremamente impegnativo.

Esempio: se un bambino verbale non ha ancora sviluppato una buona consapevolezza della sensazione di tranquillità rispetto ad un sentimento di rabbia, nei momenti in cui è particolarmente angosciato potrebbe chiedere agli altri “sono ancora calmo?” per poter comprendere il suo stato emotivo. In altre occasioni, potrebbe scoppiare a ridere in maniera inappropriata se qualcuno si è ferito, o è imbarazzato ecc.Ci sono anche bambini con la Sindrome di Asperger che quando c’è la necessità di esprimere diversi stati emotivi si manipolano il viso per assumere le diverse espressioni.

Il bambino dimostra di possedere abilità di ragionamento verbale?

Molti bambini verbali hanno difficoltà ad usare il linguaggio che possiedono per condurre un ragionamento a livello verbale, dal momento che questa abilità è estremamente astratta. Ci si potrebbe domandare se il bambino è in grado di:

    • Fare e spiegare le proprie deduzioni ad un ascoltatore

Esempio: guardando dalla finestra la pioggia che cade, ad un bambino viene chiesto “come fai a sapere che oggi sta piovendo?”, e la risposta è “perché sono venuto in autobus” cosa che, in realtà, il bambino fa tutti i giorni, sia che piova sia che splenda il sole.

    • Identificare un problema: il bambino è in grado di riconoscere se c’é un problema o un impedimento nel contesto in cui si trova?

Esempio: se un bambino ha voglia di andare sulle altalene al parco ma le altalene sono rotte, potrebbe non riconoscere il problema (l’altalena fuori uso) e, di conseguenza, innervosirsi perché non può dondolarsi.

    • Trovare soluzioni ai problemi: è in grado di studiare soluzioni per i problemi che gli si presentano davanti?

Esempio: un ragazzino delle scuole medie con l’autismo per errore rompe la punta della matita ma anziché chiedere all’insegnante se può dargli un temperino o se qualche suo compagno può imprestargli una matita, chiede di poter tornare nella classe di sostegno. In questo modo dimostra di riconoscere il problema, aver rotto la punta, ma di non essere ancora in grado di trovare una soluzione efficace.

    • Identificare le cause del problema: i concetti di causa ed effetto sono molto ostici da assimilare per I bambini con autismo.

Esempio: Se un bambino andando in bicicletta passa sopra dei vetri rotti, potrebbe non riuscire a capire cosa abbia causato una ruota sgonfia (appunto, i vetri rotti).

Il bambino riesce ad usare il linguaggio che conosce per portare avanti una narrazione?

Per molti bambini con autismo è impegnativo usare il linguaggio che hanno sviluppato per parlare in maniera sequenziale e coerente di film, libri, programmi televisivi ecc. Infatti, proprio per le caratteristiche dell’autismo, tendono a concentrarsi su particolari poco significativi che spesso raccontano perdendo il senso generale della storia, fattore che rende per l’ascoltatore complicato seguire il filo del discorso. Altre volte non usano in maniera corretta alcuni trucchi narrativi, come la divisione in sequenze inizio, svolgimento e conclusione, o non comprendere a fondo che il punto di vista e le conoscenze di chi li sta ascoltando potrebbero essere diverse dalle loro. Per tanto, quando raccontano un fatto o una storia lo faranno dalla loro prospettiva, ad esempio omettendo delle informazioni importanti perché a loro note, non rendosi conto che non è necessariamente così anche per l’interlocutore.

II. Come sviluppare un programma per i bambini verbali con autismo:

Dopo aver considerato tutte queste domande, si può iniziare a programmare un intervento mirato per le necessità comunicative del bambino.

Indirizzare i Comportamenti Verbali Non Convenzionali (UVB):

Dopo aver determinato se il bambino usa i Comportamenti Verbali con scopo comunicativo o non comunicativo, si possono utilizzare le seguenti strategie:

Scopo non-comunicativo:

  • Correggere e modificare le situazioni che possono creare stress o ansia nel bambino innescando, così, i Comportamenti Non Convenzionali.

Esempio: se un bambino manifesta un comportamento non convenzionale soprattutto durante l’ora di ginnastica, probabilmente accade perché ginnastica è una material meno strutturata e comprensibile rispetto alle altre. Utilizzare supporti visivi, come schede esplicative su quanto verrà spiegato, o delimitare i limiti con del nastro adesivo sul pavimento eccetera, può aiutare il bambino a comprendere meglio il contesto e ridurre la possibile ansia.

  • Semplificare il messaggio verbale fornito al bambino: Considerare semplicemente le frasi ecolaliche ripetute dal bambino, alcune particolarmente complesse, può far cadere facilmente in errore e portare a sovrastimare la sua abilità di comprensione verbale e, senza rendersene conto, molte persone sono portate ad utilizzare un linguaggio troppo complicato per un bambino con autismo. La difficoltà a comprendere quanto viene detto crea una situazione di angoscia e quindi l’insorgere dei comportamenti non convenzionali, che possono essere evitati pronunciando frasi non troppo lunghe e usando vocaboli semplici e, soprattutto, concreti.

Scopo comunicativo:

Sostituire i comportamenti non-convenzionali con altre forme più appropriate per esprimere lo stesso concetto.

A questo obbiettivo si può arrivare per due strade: o mostrando un modello verbale corretto, o usando supporti visivi come, ad esempio, accostare ad un’immagine le parole che il bambino dovrebbe usare in un determinato contesto.

Esempio: un bambino, per chiedere di andare in bagno, di solito ripeteva la frase “devi andare in bagno, Mark?”. In questo caso, la maestra fornì verbalmente un modello più appropriato che il bambino potesse ripetere, come “posso andare in bagno?”. Per un altro bambino, si pensò di sistemargli vicino un’immagine con il disegno di una toilette con scritto sotto “posso andare in bagno?” in modo che, almeno all’inizio, potesse fisicamente prendere il disegno e leggere la frase che voleva comunicare.

  • Rispondere sempre ai comportamenti non convenzionali se sono usati con scopo comunicativo: se si risponde verbalmente, sarebbe meglio farlo usando un linguaggio comprensibile per il bambino, ma anche enfatizzare il risultato che ha comportato quanto da lui comunicato (ad esempio sugli oggetti nella stanza o riguardo le azioni di chi lo sta ascoltando).

Esempio: se un bambino ripete più volte “pronti per il football?” (perché ha sentito la sigla del Monday Night Football), l’adulto potrebbe rispondere: “dai, giochiamo!” e porgere al bambino un pallone.

A volte l’interlocutore potrebbe aver bisogno di utilizzare un supporto visivo che il bambino conosce e comprende piuttosto che rispondere solo a livello verbale.

Esempio: un bambino di solito andava in posti diversi dopo la scuola, e durante la giornata manifestava la sua irrequietezza chiedendo più volte: “andiamo dalla nonna?”. A questo punto, i suoi insegnanti pensarono di preparare delle schede che rappresentassero le varie destinazioni e di mostrare quella del giorno al bambino quando iniziava a domandare dove sarebbe andato.

  • Usare metodi alternativi per facilitare la comunicazione: usare diversi mezzi comunicativi, come scritte o disegni, può aiutare il bambino a comunicare in maniera più appropriata. Inoltre, queste strategie forniscono un sostegno nelle situazioni stressanti (9).

Esempio: se all’ora di merenda il bambino di solito usa la frase “vuoi uno snack?” per far capire che ha fame o che vuole mangiare ancora, si possono preparare delle immagini che riportino forme comunicative più efficaci rispetto alla semplice ripetizione ecolalica.

Sviluppare o migliorare le capacità di comunicazione sociale non-verbale

Se lo scopo è quello di migliorare le abilità di comunicazione non verbale, si possono attuare le seguenti strategie:

    • Comprendere le azioni comunicative non-verbali: Ci sono molte strategie, come l’ascolto di CD, la vision di film o i role-play che possono aiutare il bambino a comprendere meglio le mosse non-verbali altrui. Ad esempio, l’insegnante può far ascoltare una cassetta per aiutare il bambino a riconoscere la velocità del discorso, l’intonazione, il volume della voce sua e degli altri, mentre la visione di un video può servire per contestualizzare i modi in cui modulare la voce. A questo punto, il bambino avrà più chiaro che un tono di voce alto può indicare rabbia, un richiamo, un allarme, e che il cambiamento di modulazione di solito è accompagnato anche da un cambiamento di espressione, postura ecc…

    • Usare le abilità di comunicazione non-verbale: Esercizi come ascoltare dei CD, vedere un film, fare un role play, leggere le storie con valore sociale (5) o I fumetti possono aiutare il bambino ad usare, oltre che a comprendere, le strategie comunicative non verbali.

Esempio: si può insegnare ad un bambino che il gesto dell’indice verso un’altra persona può voler indicare “vieni qui” con dei role play o guardando insieme un video, mentre fargli ascoltare una cassetta può indirizzarlo al controllo del proprio tono di voce. Inoltre, le storie con valore sociale fanno comprendere l’importanza di mantenere una postura corretta e rispettare lo spazio altrui durante la comunicazione.

Anche i supporti visivi sono un valido aiuto nella comprensione e nello sviluppo delle abilità non-verbali. Ad esempio, si possono scrivere sequenze di informazioni su delle carte colorate che il bambino porta con se, come “devo guardare la persona con cui sto parlando”, “la distanza fra me e l’altra persona deve essere un braccio teso”, “sto parlando a voce troppo alta o troppo bassa?”

Sviluppare o migliorare le abilità di comunicazione verbale

In genere I bambini sviluppano le abilità comunicative con relativa facilità, mentre i bambini con autismo, che solitamente non hanno una tendenza naturale ai rapporti sociali, hanno bisogno di istruzioni dirette e specifiche per gestire la comunicazione (11). Tutte le strategie che mirano allo sviluppo della comunicazione verbale dovrebbero essere studiate tenendo a mente cosa interessa e motiva di più il bambino e che comunque ci sarà bisogno di un feedback alla fine (9 e 11). Ad esempio, se al bambino piacciono i Pokemon, è una buona idea pensare a delle attività riguardanti i Pokemon ma tenendo a mente che è utile per il bambino imparare a comunicare anche con i propri coetanei a scuola e, se i cartoni animati possono interessare un gruppo di studenti con autismo, non è detto che l’argomento possa essere fondamentale nel rapporto con altri tredicenni o quattordicenni. Queste strategie possono essere utili per sviluppare le abilità comunicative verbali:

    • Scrivere dei dialoghi (11): Si possono preparare dei dialoghi già scritti presentando le battute di una comunicazione standard tra due interlocutori.

Esempio: Partner 1: "Hai visto il cartone Galline in Fuga?" Partner 2: "Sì, era proprio divertente. Soprattutto mi è piaciuta la parte in le galline iniziavano a lottare. Che parte ti è piaciuta?" Partner 1: "Mi è piaciuta quando le galline imparavano a volare".

A seconda delle capacità del bambino, I dialoghi possono essere scritti, o sotto forma di immagini o simboli, e possono riguardare sia attività di routine che casi speciali per aiutare il bambino a migliorare le abilità comunicative in contesti sociali particolari.

    • Comunicare durante attività di routine: Le attività di routine sono situazioni familiari e prevedibili comprensibili al bambino perché ripetute molte volte, come, al esempio, preparare la cena, fare la cioccolata, andare al ristorante ecc. Tra l’altro, queste routine prevedono delle interazioni comunicative e ripetitive e familiari,  che possono aiutare a sviluppare le capacità lessicali del bambino (considerando come una particolarità dell’autismo è la preferenza per le attività prevedibili di routine (11)). Le attività di routine danno la possibilità al bambino di instaurare una comunicazione significativa e a valore sociale con una figura adulta mentre sta facendo manualmente qualcosa e, in più, gli insegnano a condividere le proprie esperienze con gli altri attraverso il dialogo (2).
    • Uso di supporti visivi: Ci sono molti supporti visivi per il miglioramento delle capacità verbali del bambino, come i seguenti:
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"Carte del cambio-turno"

Carte del cambio turno: Sono delle carte con la scritta “il mio turno” (può essere anche usato un sombolo a seconda della capacità astrattiva o di lettura del bambino), che vengono passate dai vari interlocutori durante la comunicazione per rappresentare visivamente il turno di parola di ciascuno.

Giochi: si possono creare molti giochi di società scrivendo su delle carte diverse indicazioni su come condurre comunicazioni sociali, come “proponi un argomento”, “concludi il discorso”, “fai una domanda se non hai capito”, ecc. Le carte vengono poi posizionate coperte davanti ai giocatori che, dopo aver pescato, devono seguire le indicazioni scritte.

Anello degli argomenti: diversi argomenti che possono essere utili per intavolare una conversazione (ad esempio “cosa hai fatto questa estate?” o “hai visto un film ultimamente?”) vengono scritte o rappresentate su delle carte che vengono poi attaccate ad un anello di metallo. Il bambino può portare con sé l’anello o attaccarlo alla cintura per parlare con altre persone, anche se, inizialmente, è meglio farlo provare con poche persone in un contesto strutturato.

Carte con le “regole di conversazione: le regole di conversazione di base, come “richiama l’attenzione prima di iniziare a parlare”, o “lascia che anche gli altri parlino” possono essere scritte su delle carte che il bambino può portare in tasca, per aiutarlo nella conversazione sociale.

  • Recitare storie (11): si possono recitare delle storie che il bambino conosce usando oggetti come marionette, lavagne interattive ecc. Prima è meglio se un adulto racconta la storia usando i vari supporti, poi si può provare ad incoraggiare il bambino a recitare la parte di qualche personaggio con le marionette soprattutto se la parte contiene battute ripetitive, come quelle del lupo nei Tre Porcellini. Questa strategia aiuta il bambino nello sviluppo delle abilità verbali attraverso un’attività comprensibile e motivante.
  • Role play sulla routine (11): giocattoli come le case delle bambole, i modellini di fattorie o di un aeroporto possono essere utilizzati per riproporre degli scambi comunicativi sociali. Per prima cosa si può provare a recitare situazioni relative alla vita familiare per poi, poco a poco, cambiare alcune battute e lasciare posto ad una comunicazione più spontanea.
  • Uso di video: Il bambino può guardare video di suoi coetanei che intrecciano relazioni sociali, ma anche riprese di lui in contesti simili, che lo può aiutare ad avere sia un maggior controllo che una maggiore conoscenza di sé stesso.

Sviluppare le abilità comunicative riguardo eventi passati o futuri:

    • Stabilire routine familiari: la capacità di parlare di eventi passati o future inizia con esperienze nel contesto familiare o di routine (9), quindi sarà più facile per il bambino riportare fatti riguardante la sfera immediata e prevedibile della famiglia (9).

Esempio: la routine può essere stabilita dalla musica: il gruppo di bambini potrebbe prima suonare degli strumenti e poi fare delle bolle di sapone.

Supporti visivi: ci sono diversi supporti per aiutare il bambino a parlare del passato e del futuro, soprattutto a livello visivo, come:

Schede che rappresentino le attività giornaliere e gli eventi significativi per la famiglia.

Calendari che ricordano gli appuntamenti settimanali, come lezioni di nuoto, visited al dentist, o anche feste e vacanze.

Rappresentazione delle sequenze per completare un’attività per ricordare a livello visivo i passi fatti per ottenere un risultato (eventi passati), e le azioni che si devono ancora fare (eventi future). Si possono costruire, ad esempio, delle schede sulle sequenze per preparare una torta.

Scambiarsi informazioni tra genitori e insegnanti aiuta a essere al corrente di attività passate avvenute a scuola o a casa.

autismo_schede_visive
"Schede visive”


 Sviluppare l’abilità di comprendere ed esprimere le emozioni

Le strategie che ora verranno elencate possono aiutare il bambino verbale a concentrarsi sull’espressione delle emozioni che prova:

  • Sviluppare un vocabolario adatto all’espressione e alla condivisione delle proprie emozioni con gli altri: per poter condividere le proprie emozioni, il bambino per prima cosa dovrà sviluppare un vocabolario adatto ad esprimerle. Prima ci si potrebbe focalizzarsi sulle emozioni principali (felicità, tristezza, confusione, paura) e progressivamente introdurre il lessico riguardo le emozioni più astratte, come l’orgoglio o l’imbarazzo. Ci sono molti modi per insegnare al bambino come riconoscere queste sia in sé stesso sia negli altri, come guardare fotografie o video, guardarsi allo specchio, o fare dei role-play con dei coetanei. Ad esempio, si potrebbe mostrare delle fotografie con diversi stati emozionali e chiedergli di riconoscerli.
  • Usare il contesto per aiutarlo a determinare le emozioni deglki altri, e capire da cosa sono causate: dopo aver imparato a dare un nome alle varie emozioni, si possono usare elementi del contesto per aiutare il bambino a riconoscere negli altri quale emozione stiano provando e perché. Ad esempio, se un bambino corre in mezzo alla strada senza guardare, probabilmente il padre urlerà “fermo!”. Il tono della voce, in questo caso, indicherà probabilmente paura piuttosto che rabbia, causata dalla possibilità che il figlio venga investito.

Anche le storie a valore sociale (4) e i fumetti comunicativi (4) spesso aiutano I bambini con autismo a sviluppare queste attività.

Insegnare al bambino a capire perché sta provando delle emozioni e a imparare come gestirle: è particolarmente difficile per un bambino con autismo capire 1) perché sta provando certe emozioni e 2) come fare a controllare il suo stato emotivo. Per questo, è importante che impari un linguaggio adatto a descrivere le sue emozioni, evitando così che scoppino quelle negative. Ad esempio, se il bambino si sente ansioso perché non riesce a capire qualcosa, essere in grado di verbalizzare “non ho capito” può aiutarlo a mantenere il controllo. Bisogna anche ricordare che, anche se il bambino è verbale, potrebbe non possedere tutte le conoscenze linguistiche necessarie per comunicare in modo spontaneo il proprio stato emotivo.

autismo_fumetti_comunicativi
"Fumetti comunicativi"


 Ragionamento verbale:

Per appianare tutte le difficoltà nel ragionamento verbale elencate al sesto punto della sezione “domande da prendere in considerazione”, l’insegnante può usare le seguenti strategie:

    • Role-Play: i problem a cui il bambino deve far fronte e trovare una soluzione possono essere mimati attraverso role-play o con delle marionette.
    • Supporti visivi: fotografie, immagini, indicazioni scritte possono essere usate per aiutare il bambino a riconoscere un problema, capirne la cause e individuare una soluzione.

Esempio: trovarsi per strada con una ruota della bicicletta a terra è un problema. Quindi, si può determinare in gruppo la causa del problema (un vetro sulla strada) e cercare una possibile soluzione.

    • Video: anche la visioni di film o programmi tv possono aiutare lo sviluppo del ragionamento verbale.

Esempio: viene mostrato ad un bambino un video-clip di circa cinque minuti e, in seguito, si può iniziare una conversazione su che problema era presentato, quali potrebbero essere le cause e le eventuali soluzioni.

Abilità narrative:

Usare dei supporti visivi, come una scaletta della storia, può aiutare lo sviluppo di abilità narrative. Anche se le capacità del bambino nella lettura fossero avanzate, inizialmente se deve ri-raccontare la storia è meglio usare testi molto semplici

Conclusioni:

Although the verbal child with autism has acquired some verbal language skills, this does not always mean that he can effectively communicate at all times and in all situations. There are many factors which can adversely affect the child's ability to effectively communicate, including the immediate context or environment, feelings of stress or anxiety, unfamiliar communicative partners, etc. It is important for anyone who frequently communicates with the child to have a good understanding of the child's communicative strengths and weaknesses. Anche se un bambino verbale con autismo ha acquisito una buona padronanza linguistica, questo non vuol dire per forza che è in grado di comunicare in modo efficace sempre e in qualunque situazione. Infatti, ci sono molti fattori che possono influenzare lo scambio comunicativo, come il contesto, lo stress, il rapporto con persone sconosciute ecc. Per tanto, tutti coloro che vengono spesso in contatto con bambini con autismo e hanno la possibilità di parlare con loro, dovrebbero sempre tenere a mente i loro punti deboli e i punti di forza nella comunicazione.

 

by Susan Stokes Autism Consultant
"Written by Susan Stokes under a contract with CESA 7 and funded by a discretionary grant from the Wisconsin Department of Public Instruction. "


Bibliografia

(1) Bloomfield, Barbara C. "Icon to I Can: A Visual Bridge to Independence". TEACCH International Conference, Chapel Hill, North Carolina, May 23-24, 2000.

 (2) Boswell, Susan. "Building Communication Around Routines". March, 2000. Division TEACCH, Chapel Hill, NC. http://www.unc.edu/depts/teacch/

(3) Frost, Lori A. & Andrew S. Bondy. The Picture Exchange Communication System Training Manual. Cherry Hill, NJ: Pyramid Educational Consultants, Inc.,1996.

(4) Gray, Carol. Comic Strip Conversations. Arlington: Future Horizons, 1994.

(5) Gray, Carol. The Social Story Kit and Sample Social Stories. Arlington: Future Horizons, 1993.

(6) Layton, Thomas L. and Linda R. Watson. Enhancing Communication in Nonverbal Children with Autism. In Kathleen Ann Quill (Ed.) Teaching Children with Autism: Strategies to Enhance Communication and Socialization. Albany, NY. Delmar Publishers, Inc., 1995

(7) Peterson, Susan. Picture Exchange Communication System. E-mail exchange, February, 2000.

(8) Prizant, Barry M. "Enhancing Communicative and Socioemotional Competence in Young Children with Autism and Pervasive Developmental Disorder". University of Wisconsin Communication Programs, Madison, WI. June 5-6, 1996.

(9) Prizant, Barry M., Adriana L. Schuler, Amy M. Wetherby and Patrick Rydell. Enhancing Language and Communicaton Development: Language Approaches. In Donald J. Cohen and Fred R. Volkmar (eds.) Handbook of Autism and Pervasive Developmental Disorders, 2nd Edition. New York, NY. John Wiley and Sons, Inc. 1997

(10) Schuler, Adriana L., Barry M. Prizant and Amy M. Wetherby. Enhancing Language and Communication Development: Prelinguistic Approaches. In Donald J. Cohen and Fred R. Volkmar (eds.) Handbook of Autism and Pervasive Developmental Disorders, 2nd Edition. New York, NY. John Wiley and Sons, Inc. 1997  

(11) Twachtman, Diane D. Methods to Enhance Communication in Verbal Children. In Kathleen Ann Quill (Ed.) Teaching Children with Autism: Strategies to Enhance Communication and Socialization. Albany, NY. Delmar Publishers, Inc., 1995

 

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