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Traduzione a cura di Daniela A.R. Alemanno (
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Jim e Megan Sumlin - STORIE SOCIALI (611 Kb)
Tutto ciò che segue è stato scritto da Megan e Jim Sumlin. Per favore notate che non vi è relazione tra questo documento, o i suoi autori, e Carol Gray e i suoi libri intitolati Storie sociali.
Introduzione
Sebbene possano esserci alcune ripetizioni tra le storie che seguono, il più delle volte ci saranno sottili differenze nelle storie con lo stesso titolo (ad esempio tutte le Storie sociali Originali 1, 2 e 3 e Approfondimenti sembrano uguali, ma ci sono differenze nella formulazione delle storie entro ogni lettera sotto cui sono poste ). Facemmo questo perché realizzammo fin dall’inizio che nostro figlio memorizzava le parole molto bene e ci avrebbe criticato se ne avessimo cambiata una, anche impercettibilmente. In questo senso sono imprevedibili e li aiuta accordare le parole e il significato che gli danno, invece di farlo NOI correttamente.
Anche se tutto ciò confonde (anche me), se hai un bambino sveglio, spero che potrai attingere da qui quando molti dei problemi “residui” che questi bimbi hanno sembrano, per lo meno dalla corrispondenza che abbiamo con i genitori, essere abbastanza universali.
Le cartelle grafiche all’inizio della serie sono state contrassegnate/siglate dai terapisti (in modo che si possa seguire ciò che si sta facendo e a volte assegnarne di specifiche su cui non stanno lavorando abbastanza). Il contrassegno è in stampatello piccolo. Negli appunti (cartelle a fogli mobili dopo quelle grafiche, alla fine di questo documento) avrebbero scritto quale “gruppo” (a, b o c) della storia stavamo al momento usando (Storie sociali: Originali 1, 2, 3 o Approfondimenti), e che loro avrebbero utilizzato, anche se il grafico era lo stesso, indifferentemente dalla lettera che stavano usando. Noi ovviamente preferivamo che chiunque fosse lì non usasse lo stesso “gruppo” del terapista precedente.
Qui riportiamo una versione abbreviata del grafico che abbiamo usato durante i programmi, per tener presente quante volte ogni storia è stata raccontata:
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Settimana 4/17
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Settimana 4/24
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Settimana 5/1
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… (etc.)
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1. Timeout
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2. Nessuna risposta dagli altri
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3. Fare domande di cui conosci la risposta
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4. Cose degli altri
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… fino a 24.
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Per chiarire: non ci siamo basati sulle storie sociali di CAROL GRAY, ma piuttosto su qualcosa che ci ha mostrato il nostro consulente, riferito approssimativamente a queste. Come ogni cosa che pubblichiamo, queste erano confezionate su misura per nostro figlio e potrebbero, o non potrebbero, essere idonee ad ogni bambino. Vi erano molti, MOLTI prerequisiti, in queste storie, riferiti al livello di linguaggio e all’abilità, per dedurre che egli doveva (farlo) prima che noi lo mettessimo alla pari delle forme più semplici di queste storie. Inoltre abbiamo lavorato con nostro figlio sull’autocontrollo, sull’orgoglio e le dichiarazioni di fiducia (avremmo posto segni su ogni muro, mesi dopo, per sollecitarci a farlo continuamente) e su TONNELLATE di linguaggio sceneggiato (ad esempio linguaggio convenzionale CONTINUAMENTE ricordato) ben prima che cominciassimo queste, quindi era abbastanza abituato a ripetere frasi lunghe e complicate e ad ascoltare un linguaggio simile, già prima di riuscire veramente a comprenderlo. Le nostre storie ovviamente contenevano (momenti) negativi, ma eravamo portati a bilanciare ogni cosa avremmo scritto, con l’orgoglio e le dichiarazioni di autocontrollo e, come credo di aver detto nelle parentesi di una storia pubblicata, ci auguravamo di farne molte di più (non che potessimo vedere che lui ne pagasse TUTTE le conseguenze – ancora, noi e i nostri terapisti lo facemmo costantemente nella vita normale e in terapia prima, durante e dopo).
Certamente esistono altri modi per creare e consegnare storie come queste. Noi pubblichiamo le sole che scrivemmo perché funzionarono con nostro figlio, e divennero sempre più l’epicentro primario del nostro gioco finale.
Queste creazioni, ovviamente, possono essere analizzate con i vostri consulenti e/ o gruppo, per determinare se sono o non sono utili al punto della terapia in cui siete, o per quella futura o per tutto.
Giudizi sociali
1. TIME OUT – A volte gli adulti mi mandano un “timeout” (una breve rimozione degli stimoli) quando non ascolto.
· Cos’hai pensato di fare in un timeout?
· Cosa pensano gli adulti se non ascolti? A: Pensano che non so come ascoltare
· Posso controllare me stesso così non avrò i timeout
· So ascoltare gli adulti
2. NESSUNA RISPOSTA DAGLI ALTRI – A volte le persone non rispondono quando parli con loro.
· Forse non possono sentirti
· Forse non stavano facendo attenzione
· Forse erano occupate
· Forse semplicemente non vogliono parlarti
· Non è compito mio far si che la gente mi risponda
· Posso non pensarci, forse mi parleranno dopo
3. DOMANDARE? CONOSCI ANCHE TU LA RISPOSTA – Non è bene porre domande se conosco la risposta.
· È noioso per gli altri
· La gente può pensare che non ricordo le risposte
· La gente può pensare che sono stupido
· La gente può pensare che la sto esaminando e che potrei farla arrabbiare
· Se voglio parlare con qualcuno posso fare una domanda di cui non conosco la risposta
4. TOCCARE LE COSE ALTRUI – Non dovrei toccare le cose delle altre persone.
· Posso romperle e potrei irritare le persone e farle arrabbiare con me
· Se qualcuno lo facesse con me mi innervosirei
· Quando un fratellino prende i miei giocattoli, mi dispiaccio se li rompe
· Un fratellino lo fa perché i bambini non lo capiscono bene
· Io lo capisco bene; posso ricordarmi di non toccare le cose degli altri
5. IL MOMENTO DEL CERCHIO – Durante il cerchio ascolto l’insegnante.
· Se parlo con gli altri bambini, l’insegnante si innervosirà perché non presto attenzione
· Gli altri bambini possono pensare che sono un bambino cattivo che non segue le regole
· Quando ascolto l’insegnante imparo
· Imparare è divertente; posso ricordare di ascoltare l’insegnante
6. ATTIVITÁ RICREATIVA- Parlo con i bambini con cui sto giocando.
· È importante non parlare con bimbi che giocano con altri bambini
· Se parlo con bambini che fanno altri giochi, i miei amici s’intristiranno, penseranno che li sto ignorando
· Potrebbero non voler giocare con me la prossima volta
· Se parlo solamente con i miei amici ci divertiremo insieme
· La prossima volta giocheranno di nuovo con me
7. SINTONIA CON LE PERSONE – Penso solamente a ciò che la gente dice o fa
· Quando mi ricordo di fare questo, mi creo degli amici e so cosa succederà
· Se penso ad altre cose che possono distrarmi, posso anche bloccarmi
· La gente penserà che sono limitato e non vorrà più giocare con me
· Penserò sempre a ciò che la gente dice o fa
8. PREVEDERE – Non dovrei cercare di indovinare cosa accadrà dopo
· Le sorprese sono divertenti
· Se provo ad indovinare, perdo le cose buone
· Poteri anche perdermi una sorpresa
· Ricorderò di non prevedere
9. URLARE – Ogni volta che voglio parlare con qualcuno, ho bisogno di impormi e di parlare loro
· È una cosa educata
· Quando la gente urla, disturba l’intera stanza; si distraggono tutti
· Se urlo, le persone potrebbero pensare che non capisco come fare le cose
· Sarò capace di impormi alle persone quando voglio parlare con loro
10. NON ASCOLTARE – È importante guardare le persone e smettere di fare ciò che sto facendo quando hanno qualcosa da dirmi
· A volte gli adulti mi dicono cose molto importanti che ho bisogno di sapere
· Se non guardo e non ascolto potrei perdere qualcosa d’importante e far arrabbiare gli adulti
· So che è sbagliato continuare a fare ciò che sto facendo quando gli adulti vogliono che ascolti
· Ascolterò gli adulti quando mi parlano
11. REGOLE – Non mi è permesso inventare le regole
· So che solo gli adulti possono inventare le regole per me
· I bambini non sanno come inventare le regole; inventano regole ridicole
· Posso imparare molto dalle regole degli adulti
· Se invento regole, gli adulti si possono innervosire con me
· Penseranno che cerco di “comandarli a bacchetta”
· Agirò come un ragazzino, perché è quel che sono
12. LASCIARE GLI OGGETTI QUANDO UN ADULTO CHIAMA – Quando un adulto mi chiama devo immediatamente lasciare ciò che sto facendo e andare da lui.
· Possono avere qualcosa da dirmi che ho bisogno di sapere subito
· Se non vado subito non posso sentire ciò che devo sapere
· Agli adulti non piacciono i bambini che non ascoltano
· Ascolterò gli adulti
13. PESTARE LE COSE – Quando sto camminando devo guardare sempre davanti a me.
· È importante per la sicurezza di tutti
· Se non guardo, posso pestare qualcosa e romperla
· Potrei inciampare e farmi male
· Potrei imbattermi in qualcuno o qualcosa
· Non mi piace rompere le cose o farmi male perciò guarderò sempre dove vado
14. INTERROMPERE – Non posso interrompere quando gli altri stanno conversando o sono occupati con qualcosa.
· Non è educato
· Se estremamente importante, posso sfiorare la spalla della persona e dire mi scusi, altrimenti devo essere paziente ed aspettare fino a quando non abbiano finito
· Le interruzioni fanno arrabbiare le persone perché fermi loro mentre parlano e possono dimenticare cosa stavano dicendo
· Ognuno ha diritto di parlare senza essere interrotto
· Agli adulti piacciono i bambini educati
· Sono particolarmente orgogliosi dei bambini che non interrompono
· A volte potrei pensare che è importante e gli adulti mi diranno che non lo è. Se succede devo aspettare pazientemente.
15. SPAZIO PERSONALE - Quando parlo con le persone devo dar loro il proprio spazio e star lontano dal loro viso.
· Quando le persone stanno troppo vicine danno fastidio agli altri
· Ognuno ha bisogno di spazio
· Quando do fastidio le persone vogliono allontanarsi da me
· Potrebbero non voler parlare ancora con me
· Quando do alle persone abbastanza spazio, mi diverto e parlo con loro, mi faccio degli amici e sto bene
16. USCIRE DALLA CONVERSAZIONE - Non distolgo mai lo sguardo da nessuno mentre sto conversando.
· Guardare le persone è importante mentre parlo loro
· Se mi giro posso urtare i loro sentimenti
· Penseranno che non mi curo di loro
· È impossibile capire quello che sta dicendo qualcuno se non lo si guarda
· Piaccio di più alla gente se la guardo, fa sì che mi parli di nuovo
· Prometto di guardare chiunque mi parli
· Voglio essere un buon amico
17. ASCOLTARE ALLA PRIMA VOLTA – È importante ascoltare gli adulti alla prima volta.
· Gli adulti sanno quando sto per mettermi nei guai
· Non posso sempre parlar loro di me stesso
· La cosa peggiore che possa fare è ignorare gli adulti, soprattutto la seconda volta
· Quando ascolto, gli adulti sono orgogliosi di me ed io sono orgoglioso di me stesso
· Se non ascolto, gli adulti possono pensare che sono un bambino che non sa come ascoltare
· I ragazzi ascoltano alla prima volta
· Io sono un ragazzo
18. SFIDARE LA PIGRIZIA / FARE MEGLIO – È importante che faccia del mio meglio in tutto.
· Devo fare tutto quello che faccio al meglio delle mie possibilità
· Quando faccio del mio meglio, sono veramente orgoglioso di me stesso e gli altri dicono buone cose sul mio lavoro
· Fare del mio meglio significa _________ (spingere forte, farlo tranquillamente, colorare …)
· Quando non faccio del mio meglio è perché sono pigro
· Le persone pigre finiscono le cose per ultime, smarriscono gli oggetti e perdono al gioco
· Le persone non sono contente degli altri quando non provano a fare del loro meglio
· Cercherò sempre di fare il mio meglio e di lavorare sodo, così porterò a termine il più delle cose
19. DEVO PARLARE – A volte voglio dire delle cose in malo modo ed è come se dovessi dirlo immediatamente, in quel momento.
· È importante aspettare fino a quando le altre persone non abbiano finito di parlare
· Anche se sembra importante, posso aspettare
· Mi ascolteranno meglio se aspetto pazientemente
· Quando interrompo, faccio solamente irritare gli altri
· La gente si chiede: “Cos’è che non va ?”, “Perché non può aspettare?”
· Se posso aspettare, posso dirglielo dopo
Come funzionano le storie sociali
Ogni storia ha tre sezioni:
1. L’ESPOSIZIONE D’APERTURA
(attieniti quanto più possibile all’originale)
[Potresti dire di ciò che segue – Elenchi puntati – che questi appunti vennero scritti ricordando le Storie sociali originali, ma fu difficile per tutti i terapisti mettere le storie per iscritto finché non ne ebbero memorizzate molte, probabilmente anche in più versioni. Probabilmente questa è una ragione aggiuntiva per cui è un bene che noi abbiamo introdotto il metodo delle “tre versioni” ]
2. ELENCHI PUNTATI
[Le nostre storie originali s’intitolavano elenchi puntati. Il nostro gruppo ha improvvisato un po’. Successivamente abbiamo creato tre versioni di tutte le storie.] Ogni storia sociale contiene vari elenchi puntati. Hai un margine per improvvisare perché sono temi generali che puoi utilizzare con parole tue.
3. Sempre un finale con un’ESPOSIZIONE DI SICUREZZA PROPRIA (“ Posso farlo” etc.)
Questa storie danno un fondamento logico al “perché” si fanno determinate cose in certe situazioni.
Questa storie, inoltre, funzionano prendendone visione.
SPIEGAZIONI ESTESE DEGLI ELENCHI PUNTATI
1. Dopo aver letto l’ESPOSIZIONE D’APERTURA (quanto più letteralmente possibile), passare all’ELENCO PUNTATO e leggerlo da ogni prospettiva (la sua, la tua, la nostra, quella della gente …)
Esempio: “Piaccio di più alla gente quando la guardo; fa si che mi parli di nuovo”.
L’elenco puntato sovrastante può essere eseguito più volte (siate sicuri di cambiare il PUNTO DI VISTA):
a. Mentre gli si legge un’esposizione (esattamente come sopra);
b. Mentre esegue una risposta elaborata alla domanda “Ti sei mai allontanato da qualcuno mentre ti parlava?”;
c. Chiedigli: “Come ti sentiresti TU se mi allontanassi mentre mi parli?” ed elaborate la risposta come “Mi piaceresti di più se mi guardassi”.
2. Ricordate: ogni ELENCO PUNTATO è un TEMA che potete interpretare come sopra. Prendete del tempo per discutere alcuni di questi temi e ritornateci sopra più di una volta così da comprendere ogni argomento. NON ANDATE VELOCI CON LUI. Siate sicuri che sia attento e che stia cercando di capire cose dite. Devono essere trattate come storie/ conversazioni. Fermatevi qui e là per dargli lo spazio di commentare tra le vostre esposizioni.
3. Altri temi possono spingere ai limiti (“impantanarsi” va bene in molti luoghi).
N.B. CHIUDERE SEMPRE CON UN’ESPOSIZIONE DI SICUREZZA PROPRIA
METODI D’ESECUZIONE DELLE STORIE
Qui vi sono alcuni modi che abbiamo presentato ne Le Storie sociali.
1. Leggetegliele
2. Recitatele con bambole e pupazzi (con lui come semplice osservatore). Quando si giunge al “comportamento” ci fermeremo e lo informeremo su ciò che è accaduto.
Esempio: SD:”Perché si sono allontanati?”
Poi re- attueremmo la scena (o il crimine!) senza il comportamento offensivo e avremo un esito positivo e lo informeremo di nuovo.
3. Quando potrebbe gestirlo, facciamo una congiuntura bambola/pupazzo, lo facciamo giocare con la sua bambola o pupazzo, essendo l’unica reazione al comportamento strano/inappropriato. Poi gli chiederemmo perché la sua bambola/pupazzo è stato buono/cattivo con la bambola/pupazzo offesi. Questo è stato molto importante per lui è gli ha dato una possibilità di contemplare la prospettiva di qualcun’altro sui suoi comportamenti (empatia).
4. Recitiamo le storie su un asse di flanella (anche per le bambole/pupazzi) e dopo lo facciamo unire (ancora informazione … noi informiamo SEMPRE, non importa quale metodo utilizziamo per le storie).
5. Da quando è stato in grado di leggere gli abbiamo fatto leggere a noi le storie o scambiare i versi delle storie con noi.
6. Da quando è in grado di scrivere a volte scriviamo delle domande (come parte dell’informazione) e gli facciamo scrivere le risposte.
7. Abbiamo usato i libri “Aiutami a essere buono” della Grolier in maniera approfondita, sia leggendoli sia facendoli leggere a lui. O a volte inventando storie usando i disegni. Informiamo SEMPRE (esempio: “perché quel ragazzo fa quella faccia?” etc.).
8. A volte facevamo delle “sedute sovrapposte” in cui l’ultima mezz’ora della seduta del terapista si sovrapponeva con la prima mezz’ora del successivo. I due terapisti potevano allora sovrapporre ed eseguire varie storie sociali ed informare. Anche se era disponibile un solo terapista, potevano eseguire uno dei suoi comportamenti e poi informarlo (“Come ti senti se t’ignoro?”, etc.).
9. Quando potevamo (raramente, ma succedeva), lo facevamo giocare con un bambino più grande Neuro Tipico. Li lasciavamo giocare e poi suggerivamo (bisbigliando nell’orecchio del bimbo NT) una risposta che era una reazione negativa ad ogni comportamento inappropriato (“Non gioco con te”; “Fai le facce cattive”; “Se non mi guardi mi fai innervosire”). Ciò era critico perché era una prima fase del controllo dello stimolo di trasferimento agli altri bambini. Sembra meschino, ma volevamo che gli altri bambini s’innervosissero con lui quando si comportava in modo inappropriato così potevamo informarlo dopo. Ebbe un impatto incredibile e fece sì che VOLESSE veramente giocare con gli altri in maniera appropriata.
Le Storie sociali hanno argomenti specifici ( Spazio personale, Agire in modo strano, Interruzione, etc.). Una volta creato tutte le cose precedentemente menzionate, fummo in grado di usare, nella vita reale, molte delle espressioni familiari che avevamo creato nelle storie per trattare quelle situazioni. (Esempio: “Chi fa cose buone?” “I bambini buoni fanno cose buone”). Così, costantemente, generalizzavamo quelle storie ed informavamo nella vita reale, quando spuntava la situazione. Inoltre creavamo nuove Storie sociali tutte le volte che si proponevano nuove situazioni (e le aggiungevamo ai vari modi che abbiamo menzionato prima).
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