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Traduzione a cura di www.iocresco.it
Molti bambini con autismo utilizzano comportamenti non appropriati allo scopo di soddisfare le proprie necessità. Affrontare tali comportamenti può essere molto frustrante per i genitori e gli insegnanti perché questi comportamenti possono interferire con l'insegnamento, nonché le altre attività della vita quotidiana. Il fatto è che le persone fanno ciò che funziona per loro! Qualsiasi comportamento il bambino esibirà, continuerà a persistere in quanto, in qualche modo, per lui "funziona". In altre parole,
tale comportamento ha fatto ottenere un determinato obiettivo. Se riusciamo a scoprire quale obiettivo è stato ottenuto, possiamo manipolare la forza di tale rinforzo (EO) e/o possiamo insegnare al bambino un comportamento più appropriato per "comunicare" ciò che desidera. Inoltre, possiamo far capire al bambino che il suo "vecchio modo" di comunicare il bisogno non funzionerà più!
Le tre principali "necessità" che il comportamento negativo potrebbe trasmettere (funzioni del comportamento) sono:
1. Stanno guadagnando attenzione o ciò che desiderano
2. Stanno evitando o scappando da una situazione o da una richiesta
3. Il comportamento adottato li fa sentire bene
La prima cosa da fare quando si affronta un comportamento problema è quella di cercare di capire perché il bambino sta rispondendo in quel modo. Se necessario, i genitori o gli insegnanti possono dare le loro impressioni sul perché il comportamento si presenta. Ad esempio, potrebbero riportare che avviene perché il bambino è testardo, malato, affamato o viziato dalla nonna. Chiaramente tutti noi, per svariati motivi, abbiamo dei giorni "no", ma se il comportamento problema è costante, c'è una relazione tra il comportamento e ciò che succede prima e/o dopo, che fa sì che il comportamento sia persistente. Il lavoro dell'analista comportamentale è proprio quello di scoprire tale relazione in modo tale da poter sviluppare un programma appropriato per estinguere il comportamento problema. E' importante comprendere che il team non dovrebbe concentrarsi su chi o che cosa è da "incolpare" per il comportamento problema. Fare una cosa del genere può far sì che le persone coinvolte si mettano sulla difensiva o si sentano offese, il che non è positivo per il team e per la famiglia. Intenzionalmente nessuno "insegna" ad un bambino a comportarsi male! Al contrario, il team dovrebbe affrontare questo processo come un esercizio di risoluzione di un problema con un approccio di gruppo, raccogliendo tutte le informazioni necessarie al fine di eliminare il comportamento problema.
Per determinare questa relazione, è importante trascorrere realmente del tempo osservando e registrando cosa succede appena prima (antecedente) e subito dopo (conseguenza) il comportamento. Tutto ciò può essere annotato, su base quotidiana, dalle persone che lavorano con il bambino o da un osservatore esterno. Le informazioni annotate dovrebbero riportare esattamente quello che avviene quando il comportamento viene osservato e non un'impressione personale di ciò che lo causa. Ad esempio, invece di scrivere "Sam era affamato" come antecedente (cosa è successo appena prima del comportamento), l'osservatore dovrebbe scrivere "Sam era di fronte al frigo e la mamma ha chiesto "Cosa vuoi?". Invece di scrivere come descrizione del comportamento "Sam ha avuto una crisi di nervi", l'osservatore dovrebbe scrivere "Sam si buttato per terra, ha urlato e scalciato". Invece di scrivere "La mamma lo ha punito" per descrivere cosa è successo subito dopo il comportamento (conseguenza), l'osservatore dovrebbe scrivere "la mamma lo ha tirato su e lo ha fatto sedere su una sedia". In questo modo stiamo realmente raccogliendo i "fatti" e non stiamo cercando di determinare la causa. E' anche utile scrivere i momenti esatti della giornata in cui ogni comportamento avviene, per aiutare a determinare se c'è uno schema comportamentale.
Una volta che le informazioni sono state raccolte per un determinato lasso di tempo, il team revisiona le informazioni per cercare schermi negli eventi prima e dopo il comportamento. Ad esempio, supponiamo che quando il team ha osservato i comportamenti di Sam, ha notato che non c'era coerenza riguardo ciò che accadeva dopo il comportamento. Magari una persona andava via quando la crisi cominciava, un altro cercava di calmare il bambino e un'altro ancora lo metteva seduto. La sola cosa consistente era che la crisi avveniva sempre quando qualcuno chiedeva "Cosa vuoi?". Pertanto il team ha determinato che c'era una "relazione" tra il fatto che qualcuno chiedeva "Cosa vuoi?" (evento antecedente) e la crisi (comportamento).
D’altra parte, le informazioni raccolte indicano una relazione differente. Forse una persona chiedeva "Cosa vuoi?", un'altra chiedeva "Hai fame?" e una terza apriva il frigo e dava a Sam il suo succo di frutta. La sola cosa che era costante era che dopo la crisi di nervi (conseguenza), ognuno mostrava a Sam diverse cose fino a che si trovava ciò che lui voleva e lui smetteva di piangere. Ciò avrebbe stabilito la relazione tra il comportamento e l'ottenimento dell'oggetto desiderato.
Una volta che la relazione viene determinata, si può fare un programma per eliminare il comportamento problema. Le procedure di riduzione del comportamento di solito comprendono:
· Manipolazione degli eventi che avvengono prima del comportamento (eventi antecedenti)
· Rimozione del rinforzo che mantiene il comportamento (estinzione)
· Insegnare al bambino un comportamento di sostituzione fornendo un maggiore quantitativo di rinforzo per il comportamento alternativo (rinforzo differenziato del comportamento alternativo).
Lo scopo è insegnare al bambino un comportamento di sostituzione (parlare, indicare o mostrare figure/oggetti) che possa servire alla stessa funzione del comportamento negativo. I comportamenti appropriato e inappropriato, in tale situazione, vengono detti "concorrenti".
Ad esempio, se il team di Sam ha scoperto che la crisi avviene soltanto quando gli si chiede "Cosa vuoi?" (antecedente), una parte del programma potrebbe comprendere di non usare quelle parole per un certo periodo di tempo. Il team potrebbe invece decidere di aprire immediatamente il frigo e dare a Sam una scelta di oggetti che potrebbe desiderare. Così come quando Sam cerca di prendere un oggetto, il team potrebbe immediatamente aiutarlo ad usare la parola, ad indicare, o mostrare la figura per richiedere ciò che vuole. Se farà una richiesta in questo modo, il team potrebbe pianificare di dare al bambino un quantitativo della cosa richiesta maggiore di quanto ottenga solitamente (rinforzo differenziato del comportamento alternativo). Gli aiuti verranno poi sfumati gradualmente fino a che Sam è capace di richiedere ciò che desidera anche se non è vicino al frigo.
Naturalmente sarà importante anche insegnare a Sam a sopportare le parole "Cosa vuoi?" perché prima o poi qualcuno gli porrà questa domanda. Sam evidentemente ha un’avversione nell’ascoltare tali parole, probabilmente causata da qualcosa di spiacevole accaduto nello stesso momento in cui sentiva queste parole. Per esempio, forse qualcuno gli ha fatto vedere il suo giocattolo preferito continuando a chiedergli "Cosa vuoi?" senza mai darglielo. È importante non trascorrere troppo tempo concentrandosi su come ciò è avvenuto in quanto, come già detto, cercare un colpevole difficilmente fa bene al team o alla famiglia. Ma è importante che tutti comprendano come strategie differenti di insegnamento possano avere effetti diversi sul bambino. In ogni caso, l’obiettivo primario dovrebbe essere quello di risolvere il problema. In questo caso, una parte del programma di Sam dovrebbe aiutarlo a richiedere piccoli quantitativi della cosa desiderata e gradualmente fare "scivolare" la domanda in mezzo a tanti suoi oggetti preferiti. Forse il team potrebbe decidere di "abbinare" quelle parole con un rinforzo, dicendole mentre Sam è occupato in una delle sue attività preferite, senza però aspettare una risposta. Ad esempio, mentre guardate insieme a Sam il suo libro preferito, si potrebbe dire con voce calma "Cosa vuoi? Il DVD". In questa situazione è importante dire sia la domanda che la risposta in un modo che il bambino si abitui al fatto che la domanda non deve essere lasciata senza risposta. Poi il video potrebbe essere gradualmente fermato alcuni secondi e Sam dovrebbe essere aiutato a richiedere il DVD in qualsiasi modo sia possibile per lui (parole, figure, indicazioni, oggetti).
Mettere in atto queste cose potrebbe fare in modo, prima di tutto, che la crisi non avvenga, tuttavia è necessario avere un programma per gestire la crisi se dovesse avvenire. Il rinforzo, per definizione, è ciò che arriva dopo che il comportamento si presenta. Anche se ogni persona nel primo esempio ha reagito in maniera distinta, il comportamento persisteva in quanto era stato rinforzato. Infatti, se un comportamento viene rinforzato in maniera non costante (pianificazione a rapporto variabile), è ancora più difficile da estinguere! Dunque il team potrebbe decidere, come parte del programma, che ogni volta che Sam ha delle crisi invece di richiedere, si userà la procedura del contare (descritta dopo). Ogni volta che Sam smette di piangere per 10 secondi, verrà aiutato a richiedere ciò che vuole. Quando un bambino usa i capricci come mezzo per ottenere qualcosa, è fondamentale che non abbia più la possibilità di ottenere le cose che desidera durante la crisi di nervi (l’oggetto richiesto in questo caso, se ottenuto, diverrebbe il rinforzo stesso). Sfortunatamente, quando ad un bambino viene dato ciò che vuole quando ha una crisi di nervi, anche solo occasionalmente, è più facile che abbia crisi in futuro ogni volta che vuole qualcosa. Pensate alle slot machine di Las Vegas. Il non vincere denaro (rinforzo) ogni volta che si mette la monetina, fa sì che le persone inseriscono sempre più monete con la speranza che forse la prossima volta sarà quella buona per vincere il jackpot. Non è che il bambino sta deliberatamente pensando a questa cosa, è semplicemente ciò che accade quando il bambino ottiene talvolta ciò che vuole dopo una crisi (schema di rinforzo a rapporto variabile). Infatti se il bambino ottiene ciò che vuole (viene rinforzato) ogni volta che ha una crisi (schema di rinforzo continuo) prima del nostro intervento, sarà più facile per noi estinguere il comportamento. Pensate, ad esempio, ad un distributore di merende. Se riuscivamo ad ottenere una merendina ogni volta che mettevamo una moneta e all'improvviso, non ne otteniamo più pur inserendo la moneta, ci passerà la voglia di inserire altro denaro in quel distributore. Al contrario dell’esempio fatto sulle slot machines, l’atto di inserire denaro si estinguerà velocemente!
È essenziale comprendere che, solitamente, si osserva, nel bambino, un incremento del comportamento indesiderato non appena iniziamo a negargli accesso al rinforzo (estinzione). In tal caso, le crisi di nervi di Sam potrebbero aumentare o durare più a lungo del solito. Questa situazione viene chiamata "esplosione dell'estinzione" e diminuirà abbastanza velocemente se siamo coerenti nel negargli l’accesso al rinforzo. Un esempio per questa “esplosione dell'estinzione” potrebbe essere paragonato a quello in cui la persona che si aspetta di ottenere una merendina dal distributore cerca di colpirlo o gli dà dei calci per cercare di ottenere il rinforzo che era solito avere. È importante lasciar passare questa “esplosione dell'estinzione” piuttosto che pensare che tale situazione significhi che il nostro intervento non sta funzionando. Alcune volte può capitare che, anche se un comportamento problematico è stato eliminato (estinzione) negando l’accesso al rinforzo, potrà improvvisamente ripresentarsi. Ancora una volta è importantissimo che si continui con la stessa procedura di estinzione (negare l’accesso al rinforzo), altrimenti il comportamento problematico ritornerà e, nel futuro, sarà ancora più difficile da eliminare.
Data l'importanza della coerenza, quando si ha a che fare con il comportamento di un bambino, è determinante che tutte le persone che lavorano e/o interagiscono con il bambino conoscano il programma. Solitamente è opportuno esporre molto chiaramente le procedure in modo che tutti comprendano cosa fare. Inoltre, è utile spiegare perché le procedure vengono usate nonché l'importanza che tutti si comportino alla stessa maniera, perché se il comportamento viene rinforzato alcune volte e non altre, sarà ancora più difficile estinguerlo in seguito. Ad esempio, supponiamo che i genitori di Sam abbiano lavorato duro per insegnare a Sam ad usare le figure per richiedere le cose, ma poi arriva una baby sitter per una sera. Questa baby sitter non sa niente sulle crisi di nervi di Sam o sulle procedure usate per fermarle, quindi, quando Sam va al frigo e inizia a piangere, la baby sitter inizia a mostrargli alcune cose fino a che scopre cosa vuole. Tutto il lavoro fatto dei genitori per “estinguere” le crisi di nervi verrebbe perso, anzi il comportamento sarà ancora più difficile da eliminare in seguito, in quanto la crisi di nervi è stata nuovamente rinforzata!
In pratica, dobbiamo insegnare al bambino ad usare segni, parole o figure/oggetti per comunicare i suoi desideri e le sue necessità. Contemporaneamente dobbiamo insegnargli che i comportamenti negativi non gli permetteranno di soddisfare i suoi bisogni.
Cap21 - Insegnare al bambino ad usare le parole invece dei capricci (144.15 kB)
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