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– Revisione: Maria Grazia Ordanini
Cos’è il comportamento verbale? Quando descriviamo quello che facciamo con le parole, probabilmente diciamo che con esse tentiamo di comunicare delle cose: informazioni, sentimenti, idee, emozioni o pensieri. Ma facciamo qualcosa di ancora più fondamentale con le parole. Le parole ci danno un modo molto efficace per influenzare il comportamento altrui. Comunichiamo argomenti o informazioni oppure veicoliamo pensieri o idee perché gli altri spesso agiscono sulla base di essi; esprimiamo sentimenti ed emozioni perché spesso gli altri agiscono diversamente nei nostri confronti. Leggete questa splendida introduzione al comportamento verbale.
Le ricerche hanno dimostrato che il numero e la qualità delle parole che un bambino sente nei primi anni di vita hanno un impatto fortissimo sui circuiti fondamentali del cervello umano. Lo sviluppo del vocabolario di un bambino è strettamente legato alle prime esperienze del linguaggio e alla capacità di pensare razionalmente, risolvere problemi e ragionare in astratto. Imparate come potete contribuire a migliorare le abilità linguistiche del bambino.
Introduzione al Comportamento Verbale (Verbal Behavior)
di A. Charles Catania
A. Charles Catania è Professore di Psicologia all’Università del Maryland presso Baltimore County, Amministratore del Centro per gli Studi Comportamentali di Cambridge, ed ex editore del Journal of the Experimental Analysis of Behavior (Rivista dell’Analisi Sperimentale del Comportamento), autore di numerosi articoli e libri di ricerca, fra cui il suo testo sull’Apprendimento che è giunto alla quarta edizione.
Nell’analisi del comportamento, studiamo il comportamento verbale perché ci interessa quello che facciamo con le parole. Le parole assumono molte forme. Per esempio possono essere pronunciate, scritte, espresse con dei segni. Prendiamo in considerazione tutte queste forme come forme del comportamento verbale. Viviamo in mezzo alle parole, quindi è difficile considerarle un comportamento. Quando vediamo delle parole su una pagina, di solito non ci ricordiamo che sono la registrazione degli scritti di qualcuno.
Quando parliamo di ciò che facciamo con le parole, probabilmente diciamo che le usiamo per cercare di comunicare delle cose: informazioni o sentimenti o idee o emozioni o pensieri. Ma facciamo qualcosa di ancor più fondamentale: le parole ci danno un modo molto efficace per influenzare il comportamento altrui. Comunichiamo un’informazione o trasmettiamo i nostri pensieri o idee perché gli altri spesso agiscono in base a quelli; esprimiamo i sentimenti e le emozioni perché poi spesso gli altri agiscono in maniera differente verso di noi.
Lo studio del comportamento verbale è diverso dalla linguistica, e dallo studio del linguaggio. I linguisti si occupano soprattutto delle pratiche generali delle comunità verbali, descritte in base alla grammatica, al vocabolario e alle unità fonetiche che caratterizzano le varie lingue. La descrizione della forma che assume la lingua non ci dice molto sulla funzione di questi linguaggi.
Potrebbe essere utile un’analogia. I biologi fanno una distinzione fra la fisiologia e l’anatomia. La fisiologia si occupa soprattutto delle funzioni degli organi del corpo, mentre l’anatomia si concentra soprattutto su la forma e la struttura. La distinzione fra forma e funzione esiste anche nello studio del comportamento. Per esempio, qualcuno a cui interessa il camminare potrebbe studiarne la sua forma esaminando il coordinamento delle gambe fra loro e delle gambe con altre parti del corpo. Lo studio potrebbe scendere fino ai dettagli delle interazioni specifiche fra muscoli oppure potrebbe estendersi alla corsa e altre forme di movimento. Alla fine si potrebbe scrivere una grammatica dei movimenti delle gambe che possa fare una distinzione fra movimenti possibili ed impossibili. Ma una simile grammatica non potrebbe mai dirci quando una persona può passare dalla camminata alla corsa o in quale direzione possa andare la persona. In altre parole, lo studio della funzione e della struttura può essere valido, ma una scienza che si concentra solo sulla struttura può avere poco da offrire a chi è interessato soprattutto alla funzione.
È importante fare una distinzione riguardo al comportamento verbale perché la scienza del comportamento verbale, come parte dell’analisi del comportamento, deve molto a un libro del 1957 scritto da B. F. Skinner intitolato Verbal Behavior (Comportamento Verbale [ora disponibile grazie alla Fondazione B. F. Skinner]). Nel 1959 è apparsa una recensione del libro scritta dal linguista Noam Chomsky. Era una recensione molto critica e per molti anni fu dato per scontato che Chomsky avesse distrutto la posizione di Skinner. Uno dei motivi era che molti analisti del comportamento che avevano letto la recensione di Chomsky arrivarono alla conclusione che il linguista non avesse colto il nocciolo del libro di Skinner. Ci volle quindi un po’ di tempo prima che qualcuno cominciasse a rispondere alle argomentazioni di Chomsky. I linguisti di solito non riescono ancora ad apprezzare il contenuto funzionale della relazione preliminare di Skinner sul comportamento verbale e hanno solitamente ignorato il volume crescente di ricerche sperimentali che hanno implementato la prima tassonomia di Skinner e hanno ampiamente esteso la relazione ai nuovi aspetti del comportamento verbale. I linguisti continuano a concentrarsi molto di più su cosa si possa definire grammaticale e cosa significhi che qualcosa è grammaticale, più che sull’effetto che ha il comportamento verbale (anche quando, come accade spesso, non è grammaticale).
L’analisi del comportamento si preoccupa di prendere questa categoria tanto complessa del comportamento umano e capire come sia costituita da parti più semplici. Alcune delle molte funzioni del comportamento verbale che sono state studiate dagli analisti del comportamento sono:
a. Come impariamo a parlare degli eventi del mondo
I bambini apprendono le parole della loro lingua madre attraverso l’interazione con gli altri. Questo accade tipicamente in modo naturale, perché parlare ha molte conseguenze naturali (es. otteniamo le cose che chiediamo, gli altri rispondono adeguatamente alle cose che diciamo, e così via). Studiando come ciò accade in ambienti naturali, possiamo identificare alcuni aspetti dell’apprendimento del linguaggio che possono essere utili ai bambini che hanno problemi del linguaggio (es. bambini autistici).
b. Come impariamo a parlare dei nostri sentimenti ed emozioni
Si tratta di un problema affascinante, perché i genitori e gli insegnanti non possono avere accesso diretto ai sentimenti e alle emozioni dei bambini ai quali vorrebbero insegnare le parole.
c. Cosa accade quando impariamo delle sequenze di parole, come nell’apprendimento dell’esposizione dell’alfabeto o contare.
Imparare le sequenze di parole e le relazioni fra le parole è solo una piccola parte del nostro comportamento verbale, ma è il cuore di molte importanti attività umane, come la matematica, la poesia e il teatro.
d. In che modo quello che diciamo può essere plasmato dalle sue conseguenze
Non capita spesso di preoccuparsi dell’origine del nostro comportamento verbale, ma è importante sapere che quello che diciamo può essere rinforzato o punito dalle risposte degli altri alle nostre affermazioni.
e. Come quello che diciamo interagisce con ciò che facciamo
A volte quello che diciamo a proposito di ciò che faremo o dovremmo fare determina quello che facciamo. L’analisi sperimentale del comportamento verbale ha iniziato ad esplorare il modo in cui la relazione fra dire e fare dipende dall’origine di quello che viene detto (es. una cosa vi è venuta in mente da soli oppure ve l’ha detta qualcuno, come sapete se qualcun altro non ha dato forma a quello che vi è venuto in mente?).
f. Come funzionano le istruzioni
Spesso la gente fa delle cose non perché quello che fa avrà determinate conseguenze, ma perché è stato detto loro di farlo. Seguire istruzioni è cruciale per molte istituzioni sociali, che vanno da famiglie e aule a industrie e caserme, quindi non è solo importante capire come funzionano, ma anche come possono sbagliarsi (es. come quando si seguono ordini privi di etica senza metterli in discussione).
Bibliografia
Di seguito sono riportate alcune referenze sull’analisi del comportamento verbale che potrebbero essere utili:
1. Analisi del Comportamento Verbale.
2. Andresen, J. T. (1990). Skinner e Chomsky trent’anni dopo. Storiografia Linguistica, 17, 145-165.
3. Catania, A. C. (1997). Una esposizione metodica di fatti noti: Analisi retrospettiva del Comportamento Verbale di B. F. Skinner. Psicologia Contemporanea, 42, 967-970.
4. Catania, A. C. (1998). La tassonomia de comportamento verbale. In K. A. Lattal e M. Perone (Ed.), Manuale dei metodi di ricerca sul comportamento operativo umano (pp. 405-433). New York: Plenum.
5. Chomsky, N. (1959). Un’analisi del Comportamento Verbale di B. F. Skinner. Il linguaggio, 35, 26-58.
6. Hart, B., e Risley, T. R. (1995). Differenze significative nell’esperienza quotidiana dei bambini Americani in giovane età. Baltimore: Paul H. Brookes.
7. Horne, P. J., e Lowe, C. F. (1996). Sulle origini della denominazione ed altri comportamenti simbolici. Rivista dell’Analisi Sperimentale del Comportamento, 65, 185-241.
8. MacCorquodale, K. (1970). Analisi di Chomsky sul Comportamento Verbale di Skinner. Rivista dell’Analisi Sperimentale del Comportamento, 13, 83-99.
9. Moerk, E. L. (1992). Primo linguaggio: Insegnato ed Imparato. Baltimore: Paul H. Brookes.
10. Shimoff, E., & Catania, A. C. (1998). L’autorità verbale del comportamento. In K. A. Lattal e M. Perone (Ed.), Manuale dei metodi di ricerca sul comportamento operativo umano (pp. 371-404). New York: Plenum.
11. Skinner, B. F. 1957. Comportamento verbale. New York: Appleton-Century-Crofts.
12. Skinner, B. F. (1969). Un’analisi operativa della risoluzione di problemi. In B. F. Skinner, Contingenze del rinforzo (pp. 133-157). New York: Appleton-Century-Crofts.
13. Skinner, B. F. (1989). Le origini del pensiero cognitivo. Lo Psicologo Americano, 44, 13-18.
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Documento originale tratto dal sito www.behavior.org (Centro di Cambridge per gli Studi Comportamentali)
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