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Jill Kuzma (logopedista) - La consapevolezza e la gestione delle emozioni Stampa E-mail

icon Jill Kuzma - 003 La consapevolezza e la gestione delle emozioni (139.25 kB)

Traduzione a cura di Francesco in collaborazione con www.iocresco.it

Documento originale: http://jillkuzma.wordpress.com/emotion-awareness-and-management/emozioni

La “consapevolezza delle emozioni” si riferisce alle capacità legate alla comprensione ricettiva dei segnali di comunicazione non verbale come le espressioni del viso, il linguaggio del corpo e il tono della voce. Inoltre si riferisce anche alla comprensione delle categorie delle emozioni, del vocabolario emozionale, e della gradualità delle emozioni. La “Gestione delle emozioni” si riferisce al modo in cui lo studente esprime nella comunicazione le emozioni, e come utilizza i segnali non verbali quando comunica con gli altri. In sostanza, l’aspetto della “consapevolezza” va associato al linguaggio ricettivo mentre la “gestione” va associato al linguaggio espressivo.

Le espressioni facciali e la comprensione delle emozioni si sviluppano in quattro livelli gerarchici: (Ford e Milanksy, 2003)

  1. Fotografie di facce
  2. Disegni  di facce
  3. Scenari e Storie sociali
  4. Personaggi nel contesto di un racconto

Sono state svolte interessanti ricerche sull’interpretazione delle espressioni facciali da parte di studenti con autismo. Studi basati su immagini cerebrali derivanti da risonanze magnetiche hanno mostrato che, per riconoscere i volti, gli studenti autistici si concentrano su parti specifiche del viso, e non su tutta la faccia (Klin, 2002). Gli studi sul cervello hanno inoltre dimostrato che gli individui nello spettro autistico per riconoscere le espressioni del viso utilizzano le stesse aree del cervello che impiegano per riconoscere gli oggetti. Oltretutto vi sono altri studi che mostrano come questi studenti abbiano più difficoltà ad identificare le espressioni del viso sulle foto piuttosto che nei disegni. (Schulte, 2000) Le foto infatti nascondono una sottile interazione sociale, mentre i disegni sono più simili agli oggetti.

C’è una particolare capacità, chiamata di “decodifica delle emozioni”, dove gli studenti autistici incontrano maggiori difficoltà. Questa capacità si riferisce alle occasioni in cui una persona prova una particolare emozione, ma in pubblico ne mostra un'altra allo scopo di rispettare gli stati d’animo delle altre persone. Una persona, ad esempio, potrebbe comportarsi in questo modo quando riceve un regalo di compleanno che non le piace. Le “regole non scritte” dicono che il destinatario del regalo deve comunque mostrarsi grato e felice del regalo ricevuto, anche se questo non sia di proprio gradimento. Brinton e altri ricercatori hanno studiato questa situazione, e hanno riscontrato che le persone seguono delle “regole segrete” per esprimere una emozione diversa da quella provata. Per fare questo c’è bisogno di appropriate capacità della “teoria della mente”, al fine di mettersi nei panni degli interlocutori, utilizzare un processo di filtraggio per inibire l’emozione provata ed essere sufficientemente flessibili da nascondere il proprio vero stato d’animo. La mia esperienza con gli studenti delle scuole elementari è che queste capacità sono tremendamente difficili da sviluppare se si ha un ritardo nel linguaggio sociale. Gli studi mostrano che i bambini con sviluppo regolare sono in grado di attuare questi comportamenti. Nel 2007 Brinton ha paragonato 19 bambini affetti da ritardo nel linguaggio sociale con 19 bambini dallo sviluppo regolare, ed è risultato che solo il 19% dei bambini con problemi di comunicazione ha mostrato la capacità di decodifica delle emozioni, contro il 60% dei bambini con sviluppo regolare.

Infine, gli studenti con deficit del linguaggio spesso interpretano le informazioni in un modo strettamente letterale: o è così, oppure no. Questa categoricità si ripercuote anche nella capacità di valutazione delle emozioni e delle espressioni. Per questi studenti tipicamente c’è solo un livello o “grado” di emozioni: quello più intenso. Quindi, se uno studente è arrabbiato, di solito diventa furioso, indipendentemente dal fatto antecedente che ha generato l’arrabbiatura. C’è un solo livello di arrabbiatura, ed è intenso. Allo stesso modo, c’è un solo livello di felicità, e spesso è euforia. Ci può essere un solo livello di tristezza, e tipicamente si è in lacrime.  Poiché gli studenti hanno spesso difficoltà a regolare le loro reazioni emotive a causa di altri fattori, spesso questi stessi studenti non afferrano che c’è tutta una gradualità di emozioni e di scenari che danno luogo ad emozioni. Può essere utile quindi utilizzare strategie di insegnamento che insegnano i sinonimi delle parole che descrivono le emozioni nelle loro varie gradazioni, ad esempio essere arrabbiato può variare da infastidito, seccato, arrabbiato, fino a furioso.

Le strategie di insegnamento che si concentrano sul miglioramento della comprensione ricettiva delle emozioni e delle comunicazioni non verbali dovrebbe essere una parte del programma formativo degli studenti con problemi nel linguaggio sociale. Allo stesso tempo, bisognerebbe puntare ad aiutare questi bambini a gestire l’espressione delle proprie emozioni e ad utilizzare comunicazioni non verbali.

La sezione “Insegnare le Idee” nella pagina della “consapevolezza e gestione delle emozioni” contiene molte idee da valutare e documenti PDF da scaricare e utilizzare.

© Jill D. Kuzma, Minneapolis MN, 2008. All Rights Reserved. Neither this document nor its concept may be duplicated, distributed, or re-published in any format without written permission from the author/owner.
 

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